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Cina, la grande malata è la vera occasione di investimento nel 2024? Gestori a confronto
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Cina, la grande malata è la vera occasione di investimento nel 2024? Gestori a confronto

23 febbraio 2024, 08:46 Ultimo aggiornamento: 10:32

Dopo anni di difficoltà dei listini, Pechino ha avviato una serie di interventi: dal fondo di investimento da 278 miliardi di dollari al taglio profondo dei tassi per riavviare il settore immobiliare, al divieto di vendite allo scoperto. Basterà per riportare i capitali esteri in Cina?

Le borse cinesi sono uscite a testa bassa dal 2023 e hanno iniziato il nuovo anno in deciso calo finché il governo di Pechino non si è attivato su più fronti. Da un lato ha avviato un piano da 278 miliardi di dollari di investimenti da parte dei fondi statali indirizzati verso le borse, dall’altro ha iniziato a proteggere il mercato azionario dalle vendite allo scoperto dei quant, i fondi passivi guidati dai computer.

Terzo punto, fondamentale, l’intervento della PBoC, la banca centrale, a tagliare i tassi a 5 anni, la lunghezza di riferimento per i mutui,  ai massimi storici in modo da riavviare il settore immobiliare, in crisi da almeno due anni. Dopo questi interventi, fra una corsa e una frenata, i listini di Hong Kong e Shanghai hanno recuperato quasi tutte le perdite del 2024. E’ arrivato quindi il momento di tornare a investire in Cina? milanofinnza.it lo ha chiesto ad un gruppo di analisti e gestori.

La Cina macina utili, ma il governo deve allontanarsi dalla politica maoista 

«Bisogna capire che le aziende cinesi rimangono redditizie e i proprietari e i lavoratori restano motivati, a differenza di altri paesi, ad esempio molti lavoratori nel Regno Unito continuano a rifiutarsi di tornare in ufficio, dopo il Covid», interviene Stephen Li Jen, ceo di Eurizon SLJ Capital. «Il problema in Cina risiede nell’inclinazione ideologica di Pechino: l’amministrazione Xi ha spaventato il paese affermando che le POE (imprese private) hanno raggiunto il loro scopo ed è tempo che facciano un passo indietro affinché le SOE (le società pubbliche) prendano le redini».

Questa, aggiunge il gestore, è la tesi dichiarata in una pubblicazione di in mano allo Stato. «L’articolo, pubblicato qualche mese fa, conferma il timore di molti (compresi gli investitori stranieri) che l’amministrazione Xi si stia preparando a riportare la Cina verso un regime economico e politico maoista, lontano da un sistema capitalista. Ovviamente, una svolta del genere, se vera, limiterebbe la capacità delle imprese private di prosperare e trarre profitto dal loro duro lavoro e dalle innovazioni».

La possibilità che le azioni cinesi possano registrare una ripresa, quindi, dipende «in parte dalla ritrattazione di Pechino su questa svolta politica», prosegue il ragionamento di Stephen Li Jen. «Infatti, dal luglio 2023, sotto la guida del premier Li, Pechino ha attuato diverse politiche per invertire la stretta normativa punitiva istituita tra l’estate del 2021 e l’estate del 2023. Alcuni media riferiscono che Pechino sta valutando la possibilità di rilasciare una dichiarazione chiara su trattare allo stesso modo le imprese private e quelle pubbliche».

La PboC ha tagliato il tasso di riferimento a 5 anni nel tentativo di incoraggiare la domanda, soprattutto nel settore immobiliare. «Pertanto, considerato il prezzo basso delle azioni, un rimbalzo è più probabile che improbabile. Ma affinché le azioni possano avviare un rally sostenuto, penso che sarà necessaria una chiara dichiarazione da parte di Pechino secondo cui non torneranno al regime maoista. Possiamo solo aspettare».

Un altro anno di decelerazione

Secondo gli esperti di Pimco, il sentiment sull'economia cinese è stato «prevalentemente ribassista a causa dei persistenti venti contrari, tra cui la fragilità del settore immobiliare, la geopolitica, la demografia e il debito. Tuttavia, l'attenzione del governo cinese nei confronti di alcuni settori strategici potrebbe contribuire a compensare una parte di questa resistenza». La previsione di base degli analisti è che la crescita annuale del Pil rallenti al 4,5%-5% nel 2024 dal 5,2% del 2023.

Pimco prevede uno o due tagli dei tassi nella prima metà del 2024, per un totale di circa 20 punti base. «Gli strumenti di politica monetaria strutturale continueranno a sostenere settori mirati, tra cui le iniziative green, l'high tech e l'edilizia pubblica. Prevediamo un inasprimento normativo minimo e un sostegno incrementale al mercato dell'edilizia privata per stimolare la domanda e garantire il completamento dei progetti incompiuti».

Tuttavia gli analisti si aspettano «un altro anno di contrazione, con un calo degli investimenti in immobilizzazioni edilizie del 3%-5% annuo. La deflazione si attenuerà grazie all'effetto base dei prezzi dei suini e delle materie prime». In tal seno le attese sull’inflazione IPC sono in media intorno all'1% e l'inflazione IPP intorno allo 0% nel 2024, a causa della debolezza della domanda interna e dell'eccesso di capacità produttiva.

Jasmine Kang, gestore del fondo Comgest Growth China, ritiene che il settore azionario cinese, pur iniziando il 2024 in maniera debole, non inglobi ancora «i lievi segnali di riaccelerazione. Nel 4° trimestre del 2023 il Pil cinese ha registrato una crescita del 5,2%, mentre a dicembre le vendite al dettaglio sono aumentate del 7,4%, seppure partendo da una base relativamente bassa. Il governo ha risposto riducendo a fine gennaio il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. Sul fronte geopolitico, l’ottimo risultato di Donald Trump nelle primarie presidenziali del partito repubblicano ha destato il timore che un suo ritorno alla presidenza possa nuovamente fare deragliare le relazioni Cina-Usa».

Secondo Comgest, la Cina continuerà a crescere a un ritmo consistente nel 2024, «seppure più lento rispetto al periodo pre-Covid. Il governo intende stabilizzare la crescita senza dipendere da una bolla immobiliare alimentata dal debito o misure di stimolo del tipo helicopter money. È possibile che le prospettive geopolitiche rimangano problematiche: è infatti probabile che l’Ue intensifichi le misure commerciali contro la Cina dato il peggioramento della sua bilancia commerciale bilaterale, mentre negli Stati Uniti iniziano le elezioni presidenziali».

Che cosa manca ora per un rally

Anche secondo Bruno Vanier, presidente e Senior Fund Manager - Mercati Emergenti di Gemway Assets, le recenti dichiarazioni delle autorità cinesi «non paiono sufficienti per far ripartire il mercato. Abbiamo assistito a metà febbraio a una ripresa dei listini che non si è confermata. Il cuore del problema rimane il settore immobiliare, tema non ancora affrontato dalle autorità».

La banca centrale cinese ha ridotto i tassi di riferimento (RRR) di 50 punti base, «un segnale positivo per favorire la ripresa del consumo e degli investimenti nelle imprese ma non pare sufficiente. È stata inoltre nominato un nuovo responsabile della CSCR (China Securities Regulatory Commission), il Wu Qing. Storicamente, ogni cambiamento di direzione della CSCR ha avuto un impatto positivo sul mercato cinese. Inoltre il governo ha anche voluto rassicurare i mercati con un piano di acquisto di azioni di un valore di 278 miliardi di dollari per i titoli A Share e quelli quotati a Hong Kong. È una goccia nel mare, considerando che la capitalizzazione di questi due mercati ammonta rispettivamente a 8.400 miliardi di dollari e 4.300 miliardi di dollari».

In sintesi, il governo cinese «non ha ancora preso provvedimenti nel cuore del problema in Cina: il settore immobiliare. Un sostegno massiccio come la nazionalizzazione di alcune imprese in difficoltà o l'acquisto dei debiti de queste società potrebbe giustificare una ripresa consolidata del mercato cinese. Senza di ciò, la crisi immobiliare continuerà a penalizzare la fiducia delle famiglie e i loro consumi», conclude Venier. (riproduzione riservata)



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