L’Asia viaggia in deciso calo, giovedì 19 giugno, a causa delle crescenti tensioni geopolitiche che hanno scosso il sentiment sui mercati. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,8%, Hong Kong il 25 e Shanghai l’1%, mentre l’euro sale dello 0,2% a 1,1504. Wall Street oggi è chiusa per festività.
A pesare sui mercati sono i timori legati a un possibile attacco degli Stati Uniti contro l’Iran, atteso già nel fine settimana secondo indiscrezioni di stampa. A rendere il clima ancora più incerto è l’avvertimento della Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha minacciato «danni irreparabili» agli Stati Uniti in caso di intervento nel conflitto tra Israele e Iran.
Sul fronte interno, il morale degli investitori risente dell’assenza di segnali concreti da parte delle autorità cinesi nel corso del Lujiazui Forum, appuntamento chiave per il settore finanziario. Ora l’attenzione si sposta sulla riunione del Politburo prevista per luglio, da cui si attendono misure più incisive a sostegno dell’economia. Nel frattempo, la Banca Popolare Cinese dovrebbe annunciare a breve la decisione sul prime rate, con il mercato che scommette su una conferma degli attuali livelli.
La giornata di giovedì si preannuncia importante per la politica monetaria, con attese decisioni da parte delle banche centrali di Turchia, Norvegia, Svizzera e Regno Unito.
Occhi puntati soprattutto sulla Banca nazionale svizzera, che potrebbe portare i tassi d'interesse a zero, e sulla Banca d’Inghilterra, attesa invece a mantenere invariato il costo del denaro. Gli investitori cercheranno indizi sulle prossime mosse, con molti analisti che prevedono un primo taglio dei tassi ad agosto.
In Europa, non sono previste altre rilevanti pubblicazioni di dati macro o utili societari. Negli Stati Uniti, i mercati resteranno chiusi giovedì per la festività del Juneteenth, che commemora la liberazione degli afroamericani schiavizzati.
La Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi nel range 4,25%–4,50% per la quarta riunione consecutiva a giugno 2025. La decisione riflette un approccio prudente da parte del boarc, che intende valutare pienamente l’impatto economico delle politiche del presidente Trump, in particolare in materia di dazi, immigrazione e fisco.
Nonostante la prudenza, la banca centrale statunitense continua a prevedere due tagli dei tassi entro la fine dell’anno. (riproduzione riservata)