Mentre Hong Kong è travolta dalle piogge torrenziali più pesanti dal 1884 e la borsa è stata chiusa per emergenza, lo yuan cade ai minimi degli ultimi 16 anni. Se giovedì il cambio dollaro-yuan aveva toccato quota 7,3259, venerdì 8 settembre si porta a 7,3534 dopo che i dati macro sull’export cinese in deciso calo hanno evidenziato le difficoltà in cui continua a trovarsi il Paese, anche perché le esportazioni verso gli Usa sono scese ai minimi dal 2006.
Alle ore 7:40 italiane il Nikkei cede l’1,3%, Shanghai è aperta e perde lo 0,25%, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in rosso per lo 0,33% anche a causa del bando cinese sui cellulari Apple.
Hong Kong affronta una giornata di gravi disagi dopo che la pioggia più forte da quando sono iniziate le registrazioni nel 1884 ha travolto la città durante la notte. Le scuole e le linee degli autobus sono state sospese, il governo della città ha chiesto agli abitanti di restare a casa, la borsa è stata chiusa dopo che ore di pioggia torrenziale hanno causato gravi inondazioni. Diverse aree sono state allagate con l’acqua arrivata alle anche.
Un record di 158,1 mm di pioggia è stato registrato tra le 23 di giovedì e mezzanotte. L’acqua intensa arriva una settimana dopo che la città è stata colpita da un super tifone.
Il clima estremo ha portato il caos anche nella vicina città di Shenzhen, un centro tecnologico di oltre 17,7 milioni di persone, mettendo in difficoltà collegamenti commerciali e di trasporto attraverso l’importante delta del fiume Pearl.
Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha affermato che non c’è spazio per un «riavvicinamento» con la Cina dal momento che la forte politica estera del presidente Xi Jinping ha reso impossibile, per ora, una normale relazione tra i Paesi.
In un’intervista a Bloomberg, Trudeau ha spiegato che quando è salito al potere nel 2015, aveva sperato di lavorare per un accordo di libero scambio con la Cina. Ma il rapporto con Pechino è diventato ostile nel 2018, quando il Canada ha arrestato il manager di Huawei, Meng Wanzhou, su richiesta di estradizione degli Stati Uniti, spingendo la Cina a detenere due canadesi e a imporre l’embargo su alcune esportazioni alimentari del Paese nordamericano.
Apple ha chiuso in ribasso del 2,9% giovedì, segnando una perdita di 200 miliardi di dollari di capitalizzazione in due giorni dopo l’annuncio della Cina di bandire l’uso degli iPhone in mano ai dipendenti degli uffici governativi. Il Paese incide per il 20% dei ricavi del colosso tech e dà lavoro ad un indotto di decine di migliaia di persone.
Ad aggravare la situazione, il fatto che la Cina prevede ora di estendere il divieto sull’uso degli iPhone alle agenzie di matrice governativa, segnale delle crescenti sfide per Apple nel suo più grande mercato estero.
Se Pechino andrà avanti su questa linea, il bando senza precedenti «sarà il culmine di uno sforzo durato anni per sradicare l’uso della tecnologia straniera in ambienti sensibili», scrive Bloomberg. Nel frattempo, la Cina sta mostrando crescenti segnali di disaccoppiamento dagli Stati Uniti.
L’economia giapponese è cresciuta dell’1,2% su base trimestrale nel periodo aprile-giugno 2023, rispetto a una lettura iniziale dell’1,5% e dopo un aumento dello 0,8% rivisto al ribasso nel primo trimestre.
E’ stato il secondo trimestre consecutivo di aumento, leggermente inferiore alle previsioni di mercato dell’1,3% nonostante si tratti della crescita più rapida dal secondo trimestre del 2022. (riproduzione riservata)