«Nel 2027, cioè a fine piano, raggiungeremo un patrimonio di 350 milioni, ancora troppo contenuto per scaricare i costi sempre più alti per la sicurezza e le infrastrutture informatiche. Quindi siamo pronti a cogliere le opportunità che il mercato ci offre per crescere con istituti di dimensioni comparabili alle nostre. Come una banca retail, che rafforzerebbe la nostra liquidità e abbasserebbe i costi di raccolta. O una specializzata, che alzerebbe la nostra redditività. Io sono convinto che la dimensione minima è un patrimonio di circa un miliardo e per arrivarci sono disposto a ridurre la mia quota».
Giovanni Bossi è pronto a sfruttare ancora una volta la leva dell’m&a per potenziare Cherry Bank, di cui possiede il 46%. Negli anni passati l’istituto ha comprato il Banco delle Tre Venezie e poi la Popolare Valconca, oltre ad acquisire il 9,6% della Banca Macerata.
Queste operazioni hanno permesso all’istituto di Bossi di arrivare a un utile netto normalizzato di 41 milioni (+17,1%) nel 2024, mentre il margine di intermediazione è salito a 182,6 milioni (+86,4%). Le acquisizioni hanno avuto un impatto anche sui costi operativi, che l’anno scorso hanno raggiunto i 123,6 milioni (+623%) per via dell’integrazione della Popolare Valconca.
«Un impatto che oramai appartiene al passato», spiega Bossi, che si concentra sulla solidità patrimoniale di Cherry Bank, istituto con un Cet1 del 16,5% (+143 punti base). «In questi anni abbiamo seguito un percorso accelerato di crescita, ma l’elemento che ci caratterizza di più è l’attenzione estrema per il capitale regolamentare, la vera risorsa scarsa delle banche. Noi puntiamo a utilizzarlo sempre al meglio e a farlo crescere in modo significato. Per questo motivo non abbiamo mai distribuito dividendi».
Il copione si è ripetuto l’anno scorso, quando l’utile è stato destinato di nuovo a riserva. Questa scelta ha portato il patrimonio netto a 194,5 milioni (+17,8%) mentre l’attivo totale ha superato i 4,4 miliardi (+36,6%), spinto dall’incremento dei crediti verso clientela a 2,8 miliardi (+34,3%).
Il trend di crescita dovrebbe proseguire anche nel 2025. Quest’anno l’istituto di Bossi è convinto di resistere ai tagli della Banca Centrale Europea e si aspetta un margine di interesse in rialzo grazie all’aumento dei volumi. In futuro dovrebbe andare ancora meglio, visto che Cherry Bank prevede un utile di 70 milioni a fine piano.
In questo caso una spinta importante arriverà dalle business unit lanciate negli ultimi anni. «Nel 2025 inizieremo a vedere il contributo delle nostre attività nel wealth management, nel factoring e nella finanza strutturata», dichiara Bossi. «Mentre con Valconca ci concentreremo ancora di più sul fronte del retail».
Un altro tassello importante è la riorganizzazione da poco annunciata per rendere la struttura di Cherry Bank sempre più efficiente. «Ci siamo riassettati in due grandi aree. Da un lato una relationship bank per offrire prodotti di eccellenza ai clienti retail, corporate e wealth. Dall’altro una corporate e investment bank per costruire un book di attività ad alto rendimento e con rischio controllato in settori come la finanza strutturata, la special situation, gli npl, la finanza all’export e il supporto al mondo advisory», racconta il ceo.
«Il factoring resterà l’ambito trasversale tra le due attività. E così dall’alto potremo osservare una piccola banca universale con al centro la tecnologia, dal machine learning all’intelligenza artificiale, perché al giorno d’oggi è impossibile restare sul mercato senza un modello digitale». (riproduzione riservata)