Le Borse europee terminano le transazioni di giovedì 4 agosto sopra la parità (+0,64% il Cac 40, +0,64% il Dax, +0,04% il Ftse 100 e +0,31% il Ftse Mib milanese a 22.645 punti). Sotto la lente degli investitori la politica monetaria della Bank of England che, a metà seduta, ha annunciato un rialzo dei tassi di interesse di 50 punti base portandoli all'1,75%, il livello più alto dal 2008. Intanto, lo spread Btp/Bund ha chiuso la giornata in calo a 214 punti base.
L'incremento dei tassi da parte della Bank of England è il maggiore dal 1995, ma il mercato lo aveva già ampiamente previsto. Lo stesso governatore della Boe, Andrew Bailey, recentemente aveva definito "sul tavolo" un tale aumento al meeting di agosto, soprattutto perché in Gran Bretagna l'inflazione è ai massimi degli ultimi 40 anni, al 9,4%. Secondo Elliot Hentov, head of macro-policy research di State Street global advisors, la fase della speranza che ha caratterizzato le politiche monetarie della prima parte del 2022 è chiaramente finita e l'ultima mossa della Banca d'Inghilterra è la prova lampante di quanto siano negative le prospettive economiche. "Stiamo affrontando una profonda recessione, con un'inflazione dolorosamente alta che sta causando una significativa perdita di potere d'acquisto", ha affermato Hentov. "I banchieri centrali ragionano come una comunità - ha continuato l'esperto - e la Boe non ha fatto altro che ripercorrere i passi della Fed". Guardando all'Unione europea, Hentov ha aggiunto di aspettarsi che anche la Bce segua prossimamente l'esempio della collega d'oltreoceano. Ben presto, ha concluso l'esperto, i banchieri centrali di tutto il mondo dovranno fare i conti con un enigma non semplice da risolvere: "quanto e per quanto tempo possono permettersi di aumentare i tassi di interesse mentre stiamo entrando in recessione?".
Intanto, dal fronte delle materie prime giungono notizie positive. Se sul momento il mini-aumento di produzione giornaliera di petrolio non era bastato a calmare l'impennata dei prezzi del greggio, a ventiquattro ore dalla riunione dell'Opec+ gli effetti iniziano a essere più evidenti. Alla chiusura dei mercati, il Wti americano trattava sotto i 90 dollari al barile per la prima volta dallo scoppio della guerra, in ribasso del 3% a 88 dollari. In calo anche il greggio del Mare del Nord, Brent, sceso del 3,34% a 93,55 dollari al barile. Intanto, al Ttf di Amsterdam il gas viene scambiato a 199,25 euro a megawattora (-0,03%). (riproduzione riservata)