Brusco calo per la maggior parte dei mercati azionari asiatici a causa dei crescenti segnali di debolezza del settore manifatturiero cinese, mentre le preoccupazioni per le prossime mosse della Federal Reserve sono aumentate in vista dei dati chiave sui salari non agricoli di questa settimana. L'indice Nikkei della Borsa del Giappone scende dell'1,64% a 27.630 punti, trascinato al ribasso dai produttori di auto come Toyota Motor (-2%) nonostante il piano di investimenti fino a 730 miliardi di yen in Giappone e negli Stati Uniti per la fornitura di batterie per veicoli elettrici.
Tra gli altri produttori di auto, Honda scende dell'1,6% e Nissan Motor perde l'1,8%. Le relazioni tra Giappone e Cina saranno seguite da vicino, dopo che il governo giapponese ha dichiarato il 31 agosto di voler avviare la produzione di missili a più lunga gittata e condurre ricerche sui sistemi missilistici ipersonici, in risposta alle crescenti tensioni geopolitiche che includono le minacce cinesi contro Taiwan.
L'indice Kospi della Corea del Sud arretra dell'1,83% appesantito dalle perdite dei titoli tecnologici, energetici e finanziari e da un deficit commerciale record ad agosto. Male anche Hong Kong (-1,60%). L'atteggiamento da falco della Fed in materia di politica monetaria ha innescato un rally dei rendimenti del Tesoro Usa al 3,195% il 10 anni, che mette sotto pressione il mercato azionario di Hong Kong, secondo gli analisti di KGI Research. Anche la recente debolezza dei titoli tecnologici sul Nasdaq è sfavorevole per le azioni tecnologiche quotate a Hong Kong, hanno aggiunto gli analisti.
Piatta Shanghai (-0,05%) dopo che l'attività manifatturiera cinese è scivolato in territorio di contrazione ad agosto a causa delle chiusure per il Covid (le autorità di Pechino hanno ordinato un lockdown totale nella megalopoli di Chengdu, 11 milioni persone saranno inizialmente sottoposte nelle prossime ore al test per il Covid-19) e della carenza di energia causata dalla siccità che ha pesato sull'attività industriale. L'indice Caixin dei responsabili degli acquisti manifatturieri (Pmi) ha registrato un valore di 49,5 ad agosto rispetto a 50,4 di luglio. Gli economisti si aspettavano una lettura a 50,2. Una lettura inferiore a 50 indica una contrazione.
Una lettura ampiamente in linea con il dato governativo del 31 agosto, che ha mostrato che l'attività manifatturiera si è ridotta per il secondo mese consecutivo ad agosto. Il Pmi ufficiale è risultato pari a 49,94 ad agosto. L'indagine Caixin si differenzia da quella ufficiale per il tipo e il numero di aziende intervistate. L'indagine è effettuata su un campione più ristretto, composto principalmente da piccole aziende private, mentre il governo ha un campione molto più ampio e rileva aziende più grandi, per lo più di proprietà statale. I dati odierni confermano che la ripresa di metà anno del settore manifatturiero cinese è stata di breve durata e che il Paese deve fare i conti con un grave rallentamento dell'attività industriale.
Sebbene la Cina abbia revocato i rigidi lockdown per il Covid nella maggior parte delle città, pratiche come i test regolari e le quarantene localizzate sono rimaste in vigore, interrompendo l'attività economica. Una grave siccità nella provincia di Sichuan ha, inoltre, causato carenze di energia elettrica in diverse aree industriali, intaccando ulteriormente l'attività produttiva negli ultimi due mesi. "In questo momento, l'economia si sta ancora lentamente riprendendo da una diffusa epidemia di Covid-19 nella prima metà dell'anno. Tuttavia, i focolai locali e la violenta ondata di caldo hanno interrotto il trend e creato nuove pressioni al ribasso, minacciando la ripresa", ha dichiarato Wang Zhe, economista senior del Caixin Insight Group.
Tuttavia, l'esperto ha notato che le catene di approvvigionamento sono migliorate nel corso del mese e che anche il sentiment del mercato è rimasto ottimista. La Cina ha presentato una serie di pacchetti di stimolo per sostenere la crescita, dopo che l'economia ha evitato per un pelo una contrazione nel trimestre a giugno. La debolezza del settore manifatturiero sembra essersi riversata anche sui servizi, che sono un motore fondamentale della crescita.
Mentre i futures di Wall Street non fanno presagire nulla di buono (-0,25% quello sul Dow Jones e -0,54% quello sull'S&P500) così come quelli sull'Eurostoxx50 (-0,80%), in campo valutario, le valute asiatiche si indeboliscono nei confronti del biglietto verde e gli analisti si aspettano che il trend continui: lo yen è sceso ai minimi degli ultimi 20 anni rispetto al biglietto verde. "La combinazione di una Fed falco, di una probabile recessione in Europa e di una PBoC dovish, sostiene la nostra visione rialzista su dollaro/Asia nel breve termine", affermano gli analisti di Goldman Sachs in una nota, ritenendo che all'interno della regione, il won coreano, il dollaro taiwanese, lo yuan cinese e il ringgit malese potrebbero sottoperformare, mentre sono più rialzisti sul dollaro di Singapore e sul baht thailandese.
Il cross dollaro/yen guadagna lo 0,35% a 139,40 e il cambio dollaro/won sale dello 0,76% a 1.352. Invece, l'euro scambia a 1,001 (-0,32%). Secondo Jonas Goltermann di Capital Economics l'euro scenderà a 90 centesimi entro la metà del 2023 e la sterlina a 1,05 dollari. Si tratterebbe del minimo dal 2002 per l'euro e dal 1985 per la sterlina. Infine, prevalgono le vendite tra le materie: Wti -0,68% a 88,94 dollari al barile e Brent -0,63% a 95 dollari al barile. In rosso anche l'oro (-0,52% a 1.717 dollari l'oncia) in seguito alle aspettative che la Fed possa mantenere i tassi di interesse di riferimento più alti per un periodo di tempo più lungo. "L'aumento dei rendimenti obbligazionari globali è kryptonite per l'oro e questa tendenza potrebbe durare ancora per un po'", ha previsto Edward Moya, analista di Oanda. (riproduzione riservata)