Le banche centrali prendono tempo per il primo taglio dei tassi. Pertanto, la recente correzione dei prezzi, che ha fatto salire i rendimenti dei bond, offre agli investitori l’opportunità di proseguire il proprio viaggio nel mercato obbligazionario, approfittando di rendimenti che oggi sono disponibili, ma che potrebbero sfumare domani. Con i tassi che rimarranno più alti più a lungo, gli investitori sono attratti dai rendimenti superiori offerti dal segmento a breve della curva. «D’altronde anche se le aspettative d’inflazione più basse si concretizzassero, il potenziale per un ulteriore calo dei rendimenti sarebbe limitato. Infatti, lo yield dei Bund tedeschi decennali, che all’inizio dell’anno si aggirava intorno al 2%, difficilmente sarà sufficiente per ottenere un ragionevole rendimento reale, al netto dell’inflazione, nei prossimi 10 anni», spiega Bert Flossbach, co-fondatore di Flossbach von Storch. Anche gli altri titoli di Stato in euro a lungo termine non offrono più grandi ritorni.
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Solo i titoli di Stato italiani decennali offrono un rendimento significativamente superiore alle aspettative di inflazione, pari a quasi il 4%, «per chi è disposto ad accettare il rischio maggiore legato all’elevato livello del debito pubblico italiano», precisa. I covered bond e le obbligazioni societarie in euro, con un buon rating, con il 3% fruttano poco più di quanto verrebbe assorbito dall’inflazione se le banche centrali raggiungessero stabilmente la soglia del 2%. Tuttavia, prevede l’esperto, sarebbe insufficiente per un nuovo mercato toro. Per questo, «nel nostro fondo Flossbach von Storch-Bond Opportunities abbiamo attualmente una chiara attenzione alle scadenze più brevi per le obbligazioni dell’Eurozona», sottolinea Frank Lipowski, gestore del comparto. Invece, negli Usa c’è una significativa commistione di titoli con scadenze più lunghe (ad esempio i Treasury 15 febbraio 2040 offrono una cedola del 2,13%), in particolare di obbligazioni indicizzate all’inflazione. Anche per Volker Schmidt, senior portfolio manager di Ethenea, l’acquisto di obbligazioni a breve termine (6 mesi) è un investimento sicuro con un rendimento approssimativo del 4% annuo. «Mentre ai prezzi attuali non raccomandiamo l’acquisto di obbligazioni a lungo termine», dice.
Ma per chi, come Fabio Castaldi, senior investment manager di Pictet Asset Management, ritiene che in Europa i rischi preponderanti possano materializzarsi più sul lato della crescita che su quello dell’inflazione, esacerbati dal timore della Banca Centrale Europea di eccessivi aumenti salariali, come sottolineato lo scorso 15 fbbraio dalla stessa presidente Christine Lagarde, «con rischi recessivi all’orizzonte, riteniamo più interessante investire sulle scadenze più lunghe in Europa. Pertanto, la scelta può cadere su titoli governativi di rating elevato (Germania, Francia, Austria, ndr) o, in alternativa, su bond emessi dalla Commissione Europea che offrono, al margine e a parità di rischio creditizio, rendimenti superiori». Pe questo, e non solo, gli investitori attualmente orientati verso le scadenze ultra brevi dovrebbero considerare di aumentare la duration, concorda Scott Di Maggio, co-gestore dell’Ab European Income Portfolio di AllianceBernstein.
C’è un elefante nella stanza da 6.000 miliardi di dollari, infatti, da considerare: la direzione dei flussi per i fondi del mercato monetario. Solo nel 2023 quest’area del mercato ha registrato un afflusso di oltre 1.000 miliardi di dollari; tutta liquidità, indica Di Maggio, che dovrebbe riversarsi su asset più rischiosi non appena i tassi inizieranno a scendere. «Un’opportunità importante, ma gli investitori dovrebbero uscire dalla situazione di attesa e anticipare questa onda di liquidità per poterne approfittare», continua il gestore di AllianceBernstein. Due gli esempi, uno passato e uno più recente. Gli ultimi due cicli di taglio dei tassi della Fed (nei primi anni 2000 e durante la crisi del 2008) hanno visto diminuire gli asset investiti su fondi monetari, rispettivamente, del 19% e del 35%, con la maggior parte della liquidità che è stata investita in prodotti obbligazionari a lungo termine.
Di recente, invece, quando alla fine del 2023 i rendimenti dei decennali tedeschi erano prossimi al 3%, a quel punto la duration del fondo Ab European Income era di 6,25 anni, la più lunga dell’ultimo decennio. «Ma all’inizio del 2024, abbiamo ridotto la duration del nostro fondo a 5,25 anni, poiché il mercato stava valutando in modo eccessivamente ottimistico un immediato taglio dei tassi da parte della Bce. Tuttavia, visto che i rendimenti sono saliti dall’inizio dell’anno, stiamo cercando di tornare ad aumentare la duration, in quanto riteniamo improbabile che questi raggiungano i massimi dello scorso anno», prevede Di Maggio.
La stessa logica si applica sia all'Europa sia agli Stati Uniti. Cioè gli investitori dovrebbero considerare l'acquisizione di duration in vista di un potenziale calo dei rendimenti. Di Maggio è convinto che sia la Fed sia la Bce dovrebbero effettuare più tagli nel corso di questo ciclo rispetto a quanto attualmente previsto dal mercato a termine. «Accanto all’eventuale calo dei rendimenti, crediamo fermamente che si verificherà un irripidimento della curva. La storia ha, infatti, dimostrato che quando la crescita rallenta e la Fed allenta la politica monetaria, la curva dei rendimenti solitamente si impenna di 150-300 punti base. Riteniamo che andrà così anche questa volta, con i rendimenti delle obbligazioni a breve e media scadenza più in calo rispetto alle controparti lunghe». È anche vero che gli investitori obbligazionari potrebbero ottenere buoni risultati nel contesto attuale adottando una posizione bilanciata.
La «credit barbell», in questo senso, è una strategia interessante, combina obbligazioni sensibili ai tassi d’interesse con titoli di credito dal rendimento più alto, sfruttando la correlazione negativa dei rendimenti di questi due asset. Le obbligazioni governative, in particolare quelle dei Paesi core, svolgono un ruolo cruciale fornendo una fonte pura di duration, garantendo ampia liquidità e contribuendo a compensare la volatilità del mercato azionario. «I titoli corporate investment grade a lunga scadenza, poi, presentano valutazioni equilibrate e la nostra analisi suggerisce che, durante un ciclo di taglio dei tassi, gli spread del credito investment grade possono rimanere più stretti rispetto alla media degli spread per un periodo prolungato. Considerando il nostro scenario di base, che prevede un atterraggio morbido dell’economia, detenere credito di alta qualità dovrebbe favorire rendimenti totali positivi. Combinando il credito investment grade con il debito high yield a breve scadenza, è possibile quindi costruire un portafoglio con rendimenti più elevati e un rischio di insolvenza ridotto, sfruttando una curva dei rendimenti invertita», conclude Di Maggio.
Con tassi d’interesse più elevati negli Stati Uniti rispetto all’Eurozona, le obbligazioni statunitensi hanno un maggior potenziale di rendimento in uno scenario di normalizzazione verso un contesto di bassa pressione inflazionistica. Pertanto, anche Georg Nitzlader, head of bonds di Raiffeisen Capital Management, considera i titoli di debito statunitensi un’aggiunta interessante per i portafogli del reddito fisso in Eurozona. E pur consapevole che le emissioni a breve termine rendono più delle loro controparti a lungo termine, mantiene una visione favorevole sulle obbligazioni a lungo termine con scadenze fino a 10 anni: «rappresentano un’opportunità per ottenere rendimenti storicamente elevati per un periodo prolungato», afferma il money manager, consigliando anche i corporate bond investment grade ma suggerendo anche di privilegiare le obbligazioni di qualità superiore con una buona valutazione Esg.
«Ci piacciono anche gli emittenti quasi governativi, come Kfw, Unione Europea naturalmente o gli emittenti di covered bond con spread interessanti rispetto agli emittenti governativi puri». Più in generale, e su questo concordano tutti gli esperti, la soluzione migliore per un risparmiatore resta quella di investire in un portafoglio obbligazionario diversificato e gestito attivamente, che permetta di trarre vantaggio dalle forti fluttuazioni dei rendimenti e dei prezzi e che possa anche beneficiare di rendimenti più elevati in segmenti di mercato specifici. Ad esempio, le obbligazioni ibride di emittenti solidi offrono ancora un riotorno di circa il 6%, osserva Flossbach. Il tutto, «valutando attentamente il rapporto rischio/rendimento di ogni singola obbligazione». (riproduzione riservata)