Il Bitcoin corre verso i 31 mila dollari, un livello che ha visto brevemente nell’aprile 2023 e, se si vuole tornare più indietro, nel maggio 2022 durante il bear market che ha coinvolto la maggior parte degli indici. La dominance (ossia la capitalizzazione di bitcoin rispetto al totale di tutte le criptovalute, nota anche come market share) del Bitcoin è del 50% mentre quella di Ethereum è del 19% secondo i dati CoinMarketCap, rilevati alle 12 del 30 giugno 2023.
«La settimana corrisponde anche alla chiusura del semestre, che sarà ricordato come uno dei migliori di sempre: +38% il Nasdaq 100, +11,4% l’MSCI World, +18% il Ftse Mib. Ma il vero vincitore del giro di boa del 2023 è il Bitcoin, +84% a dimostrazione che i mercati sono tornati in modalità risk-on, ovvero con un forte appetito per il rischio», commenta Fabrizio Barini di Integrae sim. Dal punto di vista macroeconomico il semestre si chiude con statistiche importanti: la variazione della disoccupazione in Germania a giugno, il tasso di disoccupazione in Italia a maggio, l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro a giugno (atteso a +5,7% su base annua, piatto su base sequenziale) e l’indice dei prezzi delle spese personali a maggio.
Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin, prende atto che dopo un lungo declino, iniziato alla fine del 2021 e proseguito nel 2022 «i crypto-asset hanno registrato una notevole ripresa dall'inizio di quest'anno» con Bitcoin e l'Ethereum, che insieme hanno circa il 70% di market share del mercato delle criptovalute, «entrambi in rialzo del 50% rispetto all'anno precedente». Lo specialista in valute della banca svizzera osserva anche che «alla luce dell'estrema volatilità che entrambe hanno mostrato nel corso degli anni, si potrebbe dire che entrambi hanno scambiato in un intervallo relativamente ristretto negli ultimi 12 mesi» e sottolinea come la correlazione tra Btc e Eth sia diventata più stretta. Da questa base è ragionevole supporre che «i crypto-asset sono essenzialmente guidati da forze molto simili, nonostante le significative differenze nella loro configurazione tecnologica».
Negli ultimi 12 mesi Claudio Wewel osserva una forte correlazione inversa tra il dollaro Usa e il bitcoin. L’esperto infatti scrive nel report: «Notiamo che il Bitcoin si è mosso in stretta sintonia con il dollaro Usa, toccando i minimi quando il dollaro ha toccato il picco nel quarto trimestre del 2022 e recuperando quando il dollaro Usa è sceso». L’elaborazione dei dati, fatta dagli esperti di J, Safra Sarasin, calcola che «in media un apprezzamento dell'1% del dollaro Usa ponderato per il trade si è tradotto in un calo del 15% del prezzo del Bitcoin e viceversa».
L’altra correlazione è con i titoli tecnologici, che Wewel ritiene «il secondo fattore di fondo più importante per il Bitcoin, anche se in misura minore rispetto al dollaro» ma nota anche che recentemente si può osservare una divergenza rispetto ai titoli azionari del settore tecnologico.
Due sono i punti che Claudio Wewel trae dall’analisi dei prezzi delle crypto: la prima è l’indipendenza dai fenomeni monetari, infatti «sebbene statisticamente significativa» scrive «l'inflazione di break-even contribuisce solo in minima parte ai movimenti complessivi del Bitcoin» e i rendimenti reali fanno anche peggio. Quindi «il sostanziale grado di inasprimento monetario di per sé avrà solo poca importanza per il movimento dei crypto-asset, in futuro». La seconda è la correlazione, già esposta, ai titoli tech, che sta recentemente diventando sempre più debole.
«La recente spinta del governo statunitense verso una regolamentazione più severa dello spazio delle criptovalute potrebbe rappresentare un importante cambiamento». Claudio Wewel si riferisce alle azioni della Securities Exchange Commission (Sec) statunitense che ha citato in giudizio le due maggiori piattaforme di trading di criptovalute al mondo, Binance e Coinbase.
«Sebbene si debba attendere l'esito di questi processi» prosegue « la presentazione di cause contro due importanti operatori del settore delle criptovalute è un'ampia indicazione del fatto che le autorità di regolamentazione statunitensi stanno finalmente dando seguito a un ampio giro di vite sul settore», necessario per evitare debacle come quella dell’exchange Ftx nel novembre 2022.
Il banchiere ritiene «piuttosto improbabile un divieto totale, dato che l'adozione è già troppo diffusa» ma i requisiti normativi non potranno che crescere nei mesi e negli anni a venire e questo «spingerà le società di criptovalute più piccole a uscire dal mercato». (riproduzione riservata)