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CHRISTINE LAGARDE BCE
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Bce, arriva il primo taglio dei tassi di Lagarde. Focus su comunicazione e proiezioni. Ecco cosa aspettarsi il 6 giugno

04 giugno 2024, 21:40 Ultimo aggiornamento: 21:46

Il consiglio direttivo Bce varerà la prima riduzione da settembre 2019. L’attenzione dei mercati è sulla comunicazione della presidente Christine Lagarde riguardo alle mosse dei prossimi mesi. Per gli operatori è bassa la probabilità di una sforbiciata anche a luglio. Possibile una lieve correzione al rialzo delle proiezioni di inflazione | Ormai è tutto pronto per il taglio dei tassi Bce: ecco che cosa cambia

La Bce è pronta a varare il primo taglio dei tassi da settembre 2019, quando alla guida della banca centrale c’era Mario Draghi. Allora il tasso sui depositi era stato abbassato da -0,40 a -0,50%. Adesso invece la Bce è arrivata alla fine dei rialzi (da -0,50% a 4% tra luglio 2022 e settembre 2023) e prepara la discesa. Il taglio del 6 giugno è considerato certo dai mercati. Anche i falchi del board hanno dato l’ok. È invece incerto il cammino successivo.

Perciò il principale motivo d’interesse della conferenza stampa della presidente Bce Christine Lagarde riguarda eventuali segnali per i prossimi mesi. Anche le nuove proiezioni su inflazione e crescita potrebbero dare indicazioni: gli economisti ipotizzano una lieve revisione al rialzo dei dati, ma non tale da cambiare il quadro delle precedenti riunioni Bce.

La discussione nel consiglio Bce

I banchieri centrali tedeschi nel consiglio direttivo, Joachim Nagel e Isabel Schnabel, sono contrari a una doppia riduzione consecutiva, così spingono per una pausa a luglio. Il governatore olandese Klaas Knot ha espresso una preferenza per tagli trimestrali, ovvero nelle riunioni in cui vengono aggiornate le proiezioni macro (giugno, settembre e dicembre).

Altri governatori non vogliono escludere nessuna ipotesi per luglio, neanche quella di un taglio. «Perché mai dovremmo tagliare i tassi solo una volta al trimestre, se decidiamo riunione per riunione e siamo dipendenti dai dati?», ha sottolineato il governatore francese François Villeroy de Galhau. «Non dico che dovremmo impegnarci già su luglio, ma manteniamo libertà su tempi e ritmo della riduzione».

Le attese dei mercati

Perciò è probabile che Lagarde non dia indicazioni precise per luglio. Al massimo secondo alcuni analisti la presidente Bce potrebbe ricorrere a una formula simile a quella utilizzata nei mesi scorsi, dicendo che nelle riunioni trimestrali la banca centrale può decidere sulla base di un maggior numero di dati (grazie alle proiezioni). Ma è comunque molto difficile un impegno sui prossimi mesi.

La probabilità di un taglio anche a luglio è considerata bassa (al 10%) dai mercati monetari che nel complesso si aspettano due o tre sforbiciate quest’anno. La maggioranza degli economisti prevede tre riduzioni nel 2024, con punto d’arrivo compreso tra il 2% e il 2,5% l’anno prossimo.

Lo scenario macro

L’inflazione dell’Eurozona a maggio è salita al 2,6%, dal 2,4% di aprile. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha chiarito che il valore è «in linea» con le attese, «né buono né cattivo». Il valore nei servizi e quello core, cioè al netto di energia e cibo, sono stati lievemente oltre le aspettative di mercato anche se sono stati influenzati da fattori straordinari.

Il ritorno dell’inflazione al 2% avrà oscillazioni, secondo quanto previsto da banche centrali ed economisti di mercato, ma non è considerato in discussione. Anche l’accelerazione dei salari (+4,7% nel primo trimestre 2024, dal +4,5% dell’ultimo trimestre 2023) è stata guidata soprattutto dalle retribuzioni una tantum in Germania. Gli stipendi sono attesi in frenata. Sul punto anche il presidente della Bundesbank Nagel si è detto tranquillo.

La crescita del pil nell’Eurozona è stata lievemente superiore alle attese nel primo trimestre dell’anno (+0,3%). Panetta ha osservato nelle Considerazioni Finali che l’economia ha mostrato segni di recupero dopo una prolungata stagnazione da fine 2022, ma comunque le previsioni indicano «una crescita modesta e soggetta a rischi al ribasso».

Non è detto che una maggiore ripresa economica si traduca in una maggiore inflazione: al contrario potrebbe contribuire a un aumento della produttività e a una riduzione del costo unitario del lavoro.

La divergenza con la Fed

La Bce si muoverà domani in anticipo rispetto alla Fed che invece questo mese rinvierà con ogni probabilità il taglio. La divergenza sui tassi non è stata un fenomeno frequente in passato ma in questa fase è giustificata da un andamento diverso dell’economia. Negli Usa il pil è cresciuto di più e l’inflazione sta tornando con più lentezza al 2%.

Alcuni osservatori nell’Eurozona hanno espresso timori per un deprezzamento dell’euro tale da generare pressioni inflazionistiche. Panetta ha però sottolineato che questo elemento potrebbe essere «sovrastato» dall’impatto negativo che la restrizione Usa avrebbe sulla domanda mondiale e sui tassi globali.

Perciò secondo il governatore di Bankitalia le decisioni della Fed saranno «un elemento di cui tenere conto», ma «non un vincolo» per la Bce. Inoltre, ha osservato, «un’azione tempestiva e graduale permetterà di contenere la volatilità macroeconomica rispetto a un’azione tardiva e precipitosa».

Panetta ha evidenziato che in ogni caso la stretta della Bce proseguirà per molti mesi e che ci sarà un effetto restrittivo legato anche alla riduzione della liquidità. (riproduzione riservata)



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