
La squadra di calcio italiana giocherà gli Europei 2024 in Germania come campione in carica quest’estate e Azzurra Guelfi, analista di Citi, vede delle somiglianze con le banche italiane, in quanto sono state le migliori performer (+50%) tra le banche europee nel 2023 (+20%), ma ora devono affrontare un contesto di tassi di interesse in calo nel 2024. «Ci aspettiamo che le banche italiane continuino a performare bene grazie a una combinazione di forti opportunità per il ritorno del capitale/alti rendimenti, trend della qualità del credito migliori del previsto, un margine di interesse resiliente nel 2024, grazie anche all'hedging, e una ripresa delle commissioni, mantenendo al contempo un forte focus sulla gestione dei costi», spiega l’esperta di Citi.
Forza Azzurri, allora. Il Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) è un driver chiave della redditività, ma analizzando i dettagli Azzurra Guelfi identifica per le banche italiane quattro driver principali: tassi di interesse, costo del rischio, rendimenti dei titoli di Stato e ritorni di capitale. Mentre i tassi, attesi in calo, possono essere un ostacolo, le restanti tre variabili sono molto favorevoli. I risultati finora pubblicati dalle banche europee hanno evidenziato punti chiave negativi: un debole quarto trimestre del 2023, riduzioni delle previsioni e mancanza di dettagli per il 2024. Ma Azzurra Guelfi crede che il quarto trimestre del 2023 delle banche italiane sarà solido. «Siamo più costruttivi sulla qualità degli attivi rispetto al consenso e riconosciamo il momentum di crescita dell'utile per azione (eps, ndr) come un rischio chiave», precisa l’esperta.
In ogni caso il ritorno di capitale delle banche italiane è ancora forte. Le banche italiane hanno offerto un rendimento dei dividendi e dei buyback del 12% nel 2023 «e crediamo che questo livello rimarrà elevato anche nel 2024: 12% grazie alla forte posizione patrimoniale delle banche italiane con un Cet1 medio del 15,5%, che si traduce in ampi buffer di capitale (buffer Mda di circa il 6% rispetto al 3% circa di quello delle banche europee), e a una redditività ancora solida, generalmente stabile anno su anno. In media ci aspettiamo che le banche italiane distribuiscano circa il 25% della loro capitalizzazione di mercato nei prossimi due anni (circa il 40% nei prossimi tre anni). E vediamo i rendimenti come un supporto chiave per la valutazione delle stesse, con potenziali sorprese positive per distribuzioni extra o ritorno al dividendo come nel caso di Mps. Tanto che abbiamo stime sul ritorno del capitale sopra quelle del consenso. Il rischio chiave è rappresentato da obiettivi/requisiti di capitale più elevati», indica Azzurra Guelfi.
Proprio oggi l’esperta ha aperto un catalyst watch positivo di 30 giorni su Mps poiché crede che la banca possa tornare a distribuire dividendi prima del previsto nel 2023, sulla base di una maggior generazione di capitale e dei potenziali benefici derivanti dal possibile rilascio delle riserve per i rischi legali e le spese a seguito dell'esito positivo delle recenti cause legali. «La banca senese ha migliorato la sua redditività grazie alle azioni di ristrutturazione. Sebbene la sua redditività possa essere influenzata da tassi di interesse più bassi nel 2024, il ritorno al dividendo e il continuo accumulo di capitale sono un potenziale punto di forza per il mercato mentre l’istituto continua il suo processo di normalizzazione», spiega l’analista di Citi. Naturalmente «l'attenzione del mercato rimane focalizzata sul futuro di Mps: fusione con un’altra banca e vendita delle quota in mano allo Stato».
Certo, l’esperta di Citi si attende un certo deterioramento della qualità degli attivi delle banche italiane, ma questo dovrebbe avere un impatto limitato sul costo del rischio grazie a una maggior copertura, un basso stock di npl, un livello più alto di accantonamenti, una crescita dei prestiti limitata e una forte gestione del rischio negli ultimi anni (gli strategist di Citi prevedono uno spread Btp-Bund a 10 anni a 140-150 punti base per i prossimi mesi rispetto ai livelli attuali a 156 punti base). «Siamo più costruttivi rispetto al consenso sugli accantonamenti per perdite su crediti e ci aspettiamo che questo sia un fattore compensativo chiave per proteggere la redditività delle banche italiane in caso di riduzioni del margine di interesse», precisa Azzurra Guelfi, convinta che il margine di interesse delle banche italiane rimarrà resiliente nel 2024, nonostante i tassi attesi in calo nel corso del 2024, poiché beneficiano di strategie di hedging, portafogli di investimento e una certa crescita dei prestiti, con un'espansione limitata del beta dei depositi. Inoltre, la redditività è destinata a beneficiare di un costo del rischio stabile e commissioni più elevate.
Naturalmente la crescita degli utili per azione delle banche italiane dovrebbe rallentare significativamente dopo i forti incrementi registrati nel 2023, «ma riteniamo che le banche possano compensare parte della debolezza del margine di interesse con costi del rischio più bassi, commissioni migliori, sforzi continui per il controllo dei costi, nonostante il rinnovo dei contratti di lavoro e l'effetto dell'inflazione, che si tradurranno in una redditività piatta/in leggero miglioramento nel 2024. Comunque, tutto dipenderà dall'andamento macro/tassi», puntualizza Azzurra Guelfi.
Sarà Unicredit ad aprire la stagione dei risultati delle banche italiane il prossimo 4 febbraio (si riunisce il cda). In generale, Azzurra Guelfi ritiene che il margine d'interesse rimarrà forte. Inoltre si aspetta la solita stagionalità per quanto riguarda i costi e gli accantonamenti, ma mantiene una visione costruttiva sulle azioni delle banche italiane nel 2024: la top pick resta Unicredit (rating buy e target price a 30 euro; rendimento del dividendo 2024 del 6,1% e 2025 del 7,8%; rendimento totale 2024 dell’8,9% e 2025 del 15,5%), ma l’esperta ha un rating buy anche su Intesa Sanpaolo (target price a 3,30 euro; rendimento del dividendo 2024 dell’11% e 2025 del 12%; rendimento totale 2024 del 13,9% e 2025 del 14,3%), Mediobanca (tp a 13,60 euro; rendimento del dividendo 2024 dell’8,7% e 2025 del 9,5%; rendimento totale 2024 del 10,4% e 2025 del 12,4%), Bper (tp a 4 euro; rendimento del dividendo 2024 del 10,6% e 2025 dell’11,3%; rendimento totale 2024 del 10,6% e 2025 del 10,9%), Banca Mediolanum (tp a 10,90 euro) e Fineco (tp a 17 euro). Neutral, invece, su Mps (rendimento del dividendo 2024 dell’1,5% e 2025 del 4,6%; rendimento totale 2024 dell’1,5% e 2025 del 4,6%). Il ritorno di capitale è probabile che sia il fattore catalizzatore chiave con potenziali rendimenti più elevati: quantificazione del buyback di Intesa Sanpaolo, potenziale ritorno al dividendo per Mps, possibile dividendo extra per Unicredit dopo il rinnovo del consiglio.
Più in dettaglio, «prevediamo che Unicredit registrerà il più alto rendimento di ritorno del capitale nel 2024, circa il 16%, e il più alto payout ratio, il 95%, seguita da vicino da Intesa Sanpaolo con, rispettivamente, 13% e 90%, collocando entrambe le banche tra le prime quattro banche a offrire i rendimenti più elevati del settore bancario europeo», stima Azzurra Guelfi, ritenendo che anche le banche a media capitalizzazione possano registrare un rialzo del rendimento, in quanto la redditività del 2023 è stata migliore delle aspettative iniziali e ha portato a una migliore generazione di capitale. Per altro, Unicredit ha uno dei più alti buffer MDA tra le banche europee e ha un'elevata redditività che comporterà un'ulteriore generazione di capitale. Qui si apre un dibattito sull'utilizzo del capitale: puntare sulla crescita per linee esterne o soddisfare ancora di più gli azionisti? «Riteniamo che Unicredit possa prendere in considerazione un dividendo straordinario nel corso del 2024, ma riteniamo improbabile che ciò avvenga prima del rinnovo del consiglio di amministrazione questa primavera», prevede Azzurra Guelfi.
Infatti l’esperta ha calcolato che Unicredit abbia circa 11 miliardi di euro di capitale in eccesso al 2023, pari a circa il 20% dell'attuale capitalizzazione di mercato del gruppo. «Ciò rappresenta un'ulteriore opportunità di ritorno del capitale, anche se riteniamo che una parte di questo verrà utilizzata per la crescita sia organica sia esterna», precisa, ricordando che, appunto, Unicredit rinnoverà il suo consiglio di amministrazione in primavera e che, quindi, qualsiasi decisione in merito a un ritorno di capitale importante (che porterà il payout oltre il 100%) o a operazioni importanti avverrà dopo questa data.
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