Le small e mid cap sono pronte ad accelerare. Le azioni europee a bassa e media capitalizzazione sono rimaste indietro rispetto ai titoli a grande capitalizzazione per quattro anni, ma il trend sta cambiando secondo Christian Stocker, Lead Equity Strategist di Unicredit. Questi outsider sono ora destinati a brillare più delle large cap con guadagni annuali più consistenti. Il loro focus sull’economia interna non è l’unico vantaggio in un contesto caratterizzato da incertezza tariffaria.
Le mid e small cap spesso sovraperformano le large cap in un contesto di crescita economica per diversi motivi fondamentali. Il più importante è la combinazione tra un potenziale di crescita più elevato e una maggior sensibilità ai cicli economici. Al contrario, le aziende a grande capitalizzazione sono spesso ben consolidate con un andamento relativamente stabile degli utili aziendali.
In un’economia in espansione, queste aziende più piccole possono cogliere nuove opportunità e aumentare la quota di mercato. Questo significa che possono trarre vantaggio in modo sproporzionato durante i periodi di espansione economica.
Al contempo, le aziende più piccole sono spesso più agili, il che consente loro di adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda di mercato e di introdurre prodotti e servizi innovativi (caratteristica utile anche in periodi di difficoltà economica, ma con impatto minore a causa della domanda generalmente in calo). Questa flessibilità può portare a guadagni eccezionali durante i periodi di crescita economica, quando aumenta la domanda per nuove soluzioni.
Ciò è favorito anche da un accesso più agevole al capitale in una fase di espansione, in cui le condizioni di credito tendono a migliorare e i tassi d’interesse restano favorevoli. Le imprese a bassa e media capitalizzazione, che spesso fanno affidamento su finanziamenti esterni per crescere, beneficiano di questo accesso semplificato al capitale, che consente loro di investire in ricerca & sviluppo e in acquisizioni.
Stocker si aspetta che i tassi di crescita economica in Europa aumentino gradualmente nei prossimi trimestri. Questo dovrebbe essere uno dei principali catalizzatori per la sovraperformance delle mid e small cap. Queste aziende sono normalmente molto focalizzate sui mercati domestici, in quanto spesso ricavano una quota maggiore dei propri ricavi a livello nazionale – a differenza delle large cap, che hanno un’ esposizione internazionale rilevante. In un contesto economico interno più forte, le imprese a bassa e media capitalizzazione traggono, quindi, beneficio diretto dall’aumento della domanda locale.
Tra l’altro l’istituto Ifo intervista circa 8.000 aziende tedesche (che operano anche in Europa e a livello globale) mensilmente sulle loro aspettative aziendali. Una larga parte di queste imprese (quotate o meno) rientra nella categoria delle mid e small cap. Pertanto, l’Ifo Business Climate Index fornisce non solo un’indicazione del trend economico generale, ma anche una buona panoramica sulle piccole e medie imprese. «Poiché ci aspettiamo un aumento della crescita economica in Europa, riteniamo altamente probabile che la sottoperformance di lungo periodo delle mid e small cap si trasformi in una sovraperformance duratura nei prossimi trimestri», prevede l’esperto di Unicredit.
Un ulteriore fattore a favore della sovraperformance di questa categoria di azione in una fase di miglioramento dell’economia è il crescente ottimismo degli investitori e la maggior propensione al rischio. Le azioni mid e small cap sono generalmente più rischiose rispetto alle large, perciò attraggono più investimenti quando gli investitori cercano rendimenti più elevati, spingendo in alto le loro valutazioni. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel contesto attuale, in cui le mid e small cap offrono uno sconto sul p/e insolitamente elevato rispetto alle large cap, sotto 0,95.
Di norma, la crescita degli utili delle small e mid cap è inferiore rispetto a quella delle large cap più orientate all’estero durante i periodi di rallentamento economico, come quelli vissuti in Europa negli ultimi due anni. In questo contesto, è rilevante che le aspettative sugli utili delle mid e small cap europee siano aumentate più fortemente rispetto a quelle dei titoli più grandi negli ultimi due anni. Poiché la debole economia europea non è stata il fattore trainante per la crescita complessiva degli utili, la maggior produttività, flessibilità e il focus su mercati di nicchia sono le spiegazioni più evidenti, sottolinea Stocker.
Come se non bastasse le aziende più piccole spesso innovano più rapidamente grazie a una minor burocrazia interna e a un focus su tecnologie o modelli di business dirompenti. Possono generare un ritorno sul capitale investito (Roic) più elevato nelle fasi iniziali. Ad esempio, uno studio di McKinsey suggerisce che le aziende mid cap nei settori tecnologico e sanitario sovraperformano spesso le large cap in termini di Roic, grazie a una struttura operativa più snella.
Infine tendono ad avere tassi di crescita più elevati perché operano in mercati di nicchia o settori emergenti con un margine di espansione maggiore. La loro dimensione contenuta permette un’agilità maggiore nell’adattarsi ai cambiamenti di mercato, con conseguente crescita più rapida dei ricavi per dipendente o capitale investito.
«Il trend degli utili delle mid e small cap dovrebbe continuare a distinguersi rispetto a quello delle grandi aziende. Con le misure fiscali approvate in Germania che inizieranno a mostrare i loro effetti nel 2026, impattando positivamente principalmente sulla Germania, il gruppo di aziende a forte orientamento domestico rappresentato dalle mid e small cap dovrebbe trarne vantaggio in misura sproporzionata», prevede Stocker, convinto che questa categoria di azioni abbia appena iniziato a sovraperformare le large cap in Europa.
«Le nostre aspettative costruttive sull’economia per il 2026, le valutazioni favorevoli e la crescita degli utili superiore alla media delle aziende a bassa e media capitalizzazione sono indicatori chiari in tal senso. Anche il loro focus più marcato sulle attività nazionali dovrebbe favorire le Pmi rispetto alle large cap, dato il contesto teso in materia di dazi e commercio con gli Stati Uniti», precisa l’esperto.
Tuttavia, pur ritenendo che questi fattori dovrebbero favorire una sovraperformance, va ricordato che le azioni mid e small cap comportano anche una maggior volatilità e rischio di liquidità. Sono più sensibili alle fluttuazioni di mercato e spesso hanno volumi di scambio inferiori, il che rende più difficile acquistarle o venderle senza influenzarne il prezzo. Inoltre, flussi di ricavi meno diversificati e la dipendenza da mercati di nicchia possono esporle a interruzioni specifiche di settore. (riproduzione riservate)