In caso di difficoltà, occhio ai prestiti obbligazionari convertibili (poc). L’avvertimento è arrivato dalla Consob, che ha deciso di chiedere informazioni aggiuntive – più rigide del passato – alle società quotate che usano questi strumenti per avere sollievo immediato in situazioni di crisi finanziaria.
Nel mirino dell’Authority sono finiti, nello specifico, i poc «non standard» (cum warrant). Negli ultimi tre anni e mezzo, secondo i dati citati dalla Consob, questi hanno portato una perdita di valore di quasi l’80% per i titoli coinvolti, con una forte diluizione degli azionisti (fino al 60-80%). Dietro queste vicende ci sono «fondi-trappola» come l’emiratino Negma, che sottoscrivono le obbligazioni convertibili per ottenere azioni a sconto, che rivendono sul mercato affossando i titoli.
Un poc è un’emissione di obbligazioni che possono essere trasformate in azioni con un rapporto di conversione fissato in partenza. Questo almeno nel caso del poc standard, che può essere rivolto tanto ai soci quanto a investitori terzi. I poc non standard, invece, sono rivolti a un solo investitore e il prezzo di conversione è variabile e oscilla tra il 90% e il 95% del prezzo medio ponderato nelle settimane precedenti. Di conseguenza, l’operazione incorpora sempre uno sconto del 5-10% che la rende appetibile ad alcuni fondi di investimento speculativi.
«Il poc cum warrant è uno strumento legale, ma è stato empiricamente dimostrato che spesso distrugge valore», spiega Corinna zur Nedden, amministratrice delegata di Ambromobiliare, società di advisory finanziaria che già nel 2020 – prima che la Consob notasse il fenomeno – aveva pubblicato una ricerca sui titoli azzerati dai poc non standard. «La discesa è particolarmente accentuata sull’Egm, dove i titoli sono poco liquidi e le vendite massicce dei fondi hanno un impatto molto forte».
Le aziende emittenti di norma attraversano fasi di grave crisi finanziaria e, trovandosi nell’impossibilità di avere capitali freschi in altri modi (aumento di capitale, accelerated bookbuilding, prestiti bancari), stipulano un accordo con un investitore unico che si impegna a sottoscrivere una o più tranche del prestito, ricevendo in cambio una commission fee («commissione di impegno»). La Consob ha messo sotto la lente questo tipo di operazioni per la prima volta nel 2023, diramando una comunicazione che chiariva le regole da seguire, e con il nuovo alert va a rendere più rigidi gli obblighi informativi a carico della società e dell’investitore.
Nel tempo numerose società italiane quotate hanno fatto ricorso ai poc. La più nota è forse Visibilia, il gruppo editoriale in passato gestito dalla ministra del Turismo Daniela Santanché, che negli anni scorsi aveva attivato un prestito convertibile non standard con Negma. Il risultato è stato l’azzeramento del titolo (sospeso), senza che le finanze di Visibilia si risollevassero. L’azienda è passata da un percorso di ristrutturazione che, secondo i piani, dovrebbe consentirle di tornare in attività dal 2027, ma sta ancora cercando un nuovo equilibrio. La quota di maggioranza sarebbe dovuta passare agli svizzeri di Wip Finance, però l’8 luglio 2025 il gruppo ha fatto sapere che l’operazione è saltata e che sta trattando con altri soggetti.
Negma, attivo anche attraverso la controllata Gghl, ha sottoscritto poc anche con altre realtà italiane. Tra queste Fidia (che ha chiuso nel 2024 una procedura di concordato), E.p.h. (quello che resta della vecchia E-price), Eems e Fenix Entertainment, quest’ultima poi delistata dalla borsa italiana e salvata da investitori terzi. In più, Negma non è l’unico fondo che opera in questo modo. Mondo Tv France, ad esempio, si è rivolta a Clg Capital, con sede a Londra. (riproduzione riservata)