Borse asiatiche contrastate a causa delle preoccupazioni persistenti per i tassi di interesse più alti più a lungo, che hanno portato a prese di profitto sui titoli tecnologici dopo la volata in scia a Nvidia, mentre il mercato giapponese ha raggiunto un nuovo massimo in vista dei dati chiave sull'inflazione. I futures di Wall Street stornano (-0,11% quello sul Dow Jones -0,20% quello sull’S&P500) dopo aver raggiunto nuovi massimi storici. L'attesa per una serie di dati economici importanti questa settimana, in particolare sull'inflazione, ha mantenuto l'appetito per il rischio in gran parte contenuto.
Gli indici cinesi Shenzhen e Shanghai sono scesi, entrambi, dello 0,5%. Anche l’indice Hang Seng di Hong Kong è sceso dello 0,72%, stornando dal massimo di quasi tre mesi. Pechino ha implementato una serie di misure di stimolo per contribuire a rafforzare la fiducia degli investitori. La mossa ha dato alcuni risultati, con gli indici di riferimento cinesi che si sono ripresi dai minimi pluriannuali. Ma i mercati cinesi devono affrontare una nuova prova questa settimana: i dati sui Pmi di febbraio, attesi venerdì. La lettura dovrebbe offrire ulteriori indicazioni su una ripresa economica nella più grande economia dell'Asia. Lo yuan cinese si è mosso poco. Le preoccupazioni per il rallentamento della ripresa economica hanno pesato sullo yuan negli ultimi mesi, mantenendo la valuta intorno al minimo degli ultimi tre mesi. Frenato dai titoli tecnologici il Kospi della Corea del Sud si è limitato a un progresso dello 0,13% come l'indice Asx 200 dell'Australia (+0,10%).
Non si è fermato l’indice Nikkei giapponese che ha esteso i recenti guadagni, raggiungendo massimi storici. Il Nikkei 225 è, infatti, salito fino a 39.420 punti (+0,28% a 39.208 in chiusura), sostenuto dai titoli del settore farmaceutico (Chugai Pharmaceutical e Daiichi Sankyo Co. sono salite, rispettivamente, del 4,41% e del 3,42%), ma soprattutto dalle società di trading giapponesi preferite da Warren Buffett. Nella sua lettera agli investitori l’oracolo di Omaha ha dichiarato che le aziende seguono politiche favorevoli agli azionisti che sono «superiori» a quelle praticate negli Stati Uniti. Marubeni Corp ha guadagnato il 5,6%.
Anche le altre quattro società di trading detenute dalla Berkshire Hathaway: Mitsubishi Corp, Itochu Corp, Mitsui & Co. e Sumitomo Corp, hanno sovraperformato il mercato. «Buffett ha dedicato molto spazio nella sua lettera, circa una pagina, per parlare delle società di trading giapponesi», il che ha aumentato la fiducia degli investitori verso queste aziende, ha detto Mineo Bito, presidente di Bito Financial Services Co. «Buffett probabilmente aumenterà le sue partecipazioni in queste società poiché sono ancora sottovalutate e c'è ancora spazio prima di raggiungere il limite massimo del 9,9% di partecipazione che la Berkshire Hathaway ha dichiarato», ha previsto Bito.
Le società di trading giapponesi sono balzate ai massimi storici da quando Buffett ha detto lo scorso anno che avrebbe aumentato le sue partecipazioni. Mitsubishi, la più grande società di trading del Giappone, è cresciuta di circa il 111% nell'ultimo anno, mentre Mitsui & Co. del 70%. Ora Buffett possiede circa il 9% di ciascuna delle cinque società di trading per un valore totale di 1,6 trilioni di yen. Nella lettera agli azionisti il miliardario ha detto che le cinque società di trading hanno ridotto il numero delle loro azioni in circolazione a «prezzi vantaggiosi». I dirigenti delle società sono stati «molto meno aggressivi» riguardo ai loro compensi rispetto agli Stati Uniti. Le aziende destinano solo un terzo dei loro utili ai dividendi e gran parte del resto viene utilizzata per sviluppare le loro attività e riacquistare azioni. Berkshire ha ribadito la possibilità di collaborare con queste aziende in futuro.
A sostenere il Nikkei anche le aspettative che la Banca del Giappone rimanga estremamente accomodante per più tempo. I dati sull'indice dei prezzi al consumo attesi per martedì dovrebbero mostrare un'inflazione entro il target annuale del 2% della BoJ, dando alla banca centrale giapponese ancora meno incentivi per iniziare una politica aggressiva di inasprimento. In attesa, lo yen resta debole nei confronti del dollaro: il cross dollaro/yen scambia a 150,426 (+0,09%). Mentre tra le materie prime scendono sia i prezzi del petrolio (Wti -0,30% a 76,27 dollari al barile e Brent -0,24% a 80,61 dollari al barile) sia quelli dell’oro (-0,31% a 2.042 dollari l’oncia). (riproduzione riservata)