Borse asiatiche contrastate dopo la debolezza di Wall Street mentre i dati sull'inflazione più forti del previsto alimentano ulteriori timori su tassi d'interesse statunitensi più alti più a lungo. Gli indici di Wall Street sono scesi venerdì scorso dopo che a gennaio i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,3%, molto più delle previsioni. Nel mese precedente i prezzi erano scesi dello 0,1%, ma il dato non è stato rivisto. Gli economisti si attendevano un aumento dello 0,1%. Wall Street oggi, 19 febbraio è chiusa per festività nazionale (Washington's birthday), mentre l'attenzione si sposta sui conti di colossi come Nvidia e Walmart.
Invece, i listini cinesi hanno riaperto dopo una settimana di vacanza, registrando buoni guadagni. Gli indici Shanghai Shenzhen CSI 300 e Shanghai Composite sono aumentati, rispettivamente, del 3,17% e dell’1,28%, recuperando ulteriormente dai minimi pluriennali toccati all'inizio del 2024. Viceversa, l'indice Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,93%.
I dati macro pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato che la spesa dei consumatori è aumentata rapidamente durante le vacanze per il Capodanno lunare, mentre la domanda di viaggi ha superato i livelli pre-Covid, raggiungendo i 632,7 miliardi di yuan (87,96 miliardi di dollari) rispetto allo stesso periodo festivo del 2023, +47,4% secondo i dati del ministero della Cultura e del Turismo. Inoltre, il numero di viaggi nazionali effettuati durante le festività è cresciuto del 34,3% rispetto a un anno fa per un totale di 474 milioni. Ma è ancora da vedere se questo sia un fuoco di paglia o l'inizio di una forte ripresa.
Infatti, i dati pubblicati prima delle vacanze avevano mostrato che l'economia cinese è rimasta sotto pressione e che la tendenza deflazionistica sta aumentando. Nel corso dell’ultimo anno la crisi del mercato immobiliare, l'aumento della disoccupazione giovanile e la debolezza della domanda di esportazioni cinesi hanno colpito l'economia cinese. Ciò ha portato gli investitori a chiedere stimoli più risolutivi al governo. Ma finora Pechino è rimasta moderata nel fornire ulteriori supporti economici. E la PBoC ha lasciato invariati i tassi di interesse, in linea con le attese, in un contesto in cui l'incertezza su quando avverrà il primo taglio del costo del denaro negli Usa limita lo spazio di manovra dell'istituto centrale di Pechino che ha lasciato il tasso Mlf a un anno al 2,50%.
Debole l’indice Nikkei del Giappone, sceso dello 0,08% a 38.455 punti con il titolo del gigante del videogiochi Nintendo caduto del 5,84% dopo che Bloomberg ha riportato la notizia che la società ritarderà il lancio del successore della sua console di successo, Switch, all’inizio del prossimo anno, con ogni probabilità a marzo del 2025 dall’ultimo trimestre di quest’anno. Dal fronte macro, a dicembre gli ordinativi core di macchinari sono scesi meno del previsto su anno, mettendo a segno una flessione dello 0,7%, contro attese per un calo dell’1,4%. Su mese hanno registrato un incremento del 2,7% a fronte di attese per una crescita del 2,5%.
Bene, viceversa, il Kospi della Corea del Sud (+1,34%), sostenuto principalmente dalle azioni del settore dei semiconduttori. Il produttore di chip di memoria SK Hynix è salito di quasi il 4%, sul massimo storico sulle scommesse che beneficerà enormemente del boom nello sviluppo dell'AI nei prossimi mesi. Mentre l’indice Asx 200 dell'Australia è rimasto piatto (+0,09%). In campo valutario, il dollaro cala leggermente nei confronti dello yen (cross dollaro/yen -0,04% a 150,019) e nei confronti dell’euro (cross euro/dollaro +0,10% a 1,077). Mentre tra le materi prime calano i prezzi del petrolio: Wti -0,73% a 77,89 dollari al barile e Brent -0,69% a 82,89 dollari al barile. Sale quello dell’oro (+0,43% a 2.032 dollari l’oncia). (riproduzione riservata)