Borse asiatiche contrastate in attesa dei dati chiave sull'inflazione negli Stati Uniti, mentre il mercato azionario giapponese ha registrato perdite consistenti in mezzo ai segnali sempre più evidenti che la Banca del Giappone alzerà presto i tassi di interesse. I futures di Wall Street salgono (+0,16% quello sul Dow Jones e +0,40% quello sull’S&P500) dopo la sessione mediocre della vigilia a causa dell'incertezza sul percorso dei tagli dei tassi di interesse. Ci si aspetta che i dati sul Cpi mostrino un' inflazione persistente e ben al di sopra del target del 2% della Fed. Tuttavia, i mercati hanno mantenuto la scommessa di un taglio dei tassi di 25 punti base a giugno, secondo lo strumento Cme Fedwatch.
L’indice Nikkei del Giappone e il più ampio Topix sono scesi, rispettivamente, dello 0,05% e dello 0,36%. Entrambi hanno toccato il minimo da oltre due settimane e ora scambiano ben al di sotto dei massimi storici toccati la scorsa settimana. Il lieve aumento dell'indice dei prezzi alla produzione, leggermente oltre le aspettative, ha alimentato le scommesse crescenti che l'inflazione persistente e la forza dei salari porteranno la BoJ a a porre fine al controllo della curva dei rendimenti e alla politica di tassi di interesse negativi nel breve termine.
La lettura è arrivata il giorno dopo che i media giapponesi hanno suggerito che la BoJ sta considerando un'uscita dalla sua politica ultra-dovish a metà marzo o alla fine di aprile. Il focus di questa settimana è anche sui negoziati tra le aziende giapponesi e i principali sindacati del lavoro, con eventuali aumenti significativi dei salari che probabilmente susciteranno una risposta aggressiva da parte della banca centrale. Secondo quanto riporta la testata Jiji la BoJ valuterà i risultati del report sindacale sugli ultimi aumenti dei salari di venerdì: nel caso l’incremento sia superiore al 3,8% anno su anno, nella riunione del board della settimana prossima, dovrebbe essere deciso il primo aumento del costo del denaro dopo otto anni di tassi in negativo.
Invece, i listini cinesi si sono mantenuti vicine ai massimi degli ultimi quattro mesi, in attesa di ulteriori segnali di stimolo. Poco mossi l'indice Csi 300 di Shanghai Shenzhen e l'indice composito di Shanghai. Xiaomi è balzata del 10,45% dopo l’annuncio della data di avvio della vendita della sua auto elettrica: la serie SU7 sarà acquistabile a partire dal 28 marzo in 29 città della Cina. Sono rimasti sullo sfondo i timori sulla reale ripresa economica della Cina. I guadagni dei titoli tecnologici hanno aiutato l'indice Hang Seng di Hong Kong ad avanzare del 2,35%. Inoltre, i dati settimanali sulla compravendita di appartamenti hanno sostenuto le società immobiliari. Il titolo dello sviluppatore immobiliare China Vanke, declassato l’11 marzo da Moody’s a spazzatura (junk), è cresciuto del 3%.
In attesa dell'indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti anche l’indice Asx 200 dell'Australia è salito dello 0,11%, viceversa il Kospi della Corea del Sud ha perso lo 0,77%. In campo valutario, il dollaro si rafforza nei confronti dello yen (+0,28% a 147,49), invece perde terreno nei confronti dell’euro (+0,09% a 1,093). La debolezza dello yen è dovuto alle dichiarazioni del governatore della BoJ, Kazuo Ueda, il quale ha spiegato che sebbene l'economia giapponese si stia riprendendo, mostra anche segni di debolezza, in particolare nei consumi. Ueda ha adottato un tono leggermente meno ottimista sull'economia rispetto al previsto, stemperando le scommesse su un immediato aumento dei tassi da parte della banca centrale giapponese. (riproduzione riservata)