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La Cina alza una muraglia per frenare l’export di argento. Il metallo crolla dopo aver toccato il record a 84 dollari l’oncia

29 dicembre 2025, 09:40 Ultimo aggiornamento: 19:13

Dal primo gennaio solo le grandi aziende certificate dallo Stato cinese potranno ottenere le licenze di esportazione. Le preoccupazioni di Elon Musk: si mette in difficoltà l’industria dell’auto elettrica

L’argento diventa terreno di scontro fra Cina e Stati Uniti. Ecco perché il metallo ieri ha avuto un andamento estremamente volatile, passando dal nuovo record del prezzo spot, a 84 dollari l'oncia, a un crollo che a un certo punto è stato superiore al 10%.

L’argento è fondamentale in molti settori industriali, non solo quello delle auto elettriche. La sua importanza sta infatti crescendo anche nella produzione di chip per l’AI. E Pechino, che controlla circa il 60-70% delle esportazioni globali, ha deciso di limitarle. Una mossa che inevitabilmente porta a un aumento dei prezzi.

La mossa del Cme

Per cercare di invertire l’impennata delle quotazioni, ieri il Chicago Mercantile Exchange (Cme) ha aumentato il margine iniziale richiesto per il contratto future sull’argento di marzo 2026 a circa 25.000 dollari, rispetto ai 20.000 dollari di inizio mese, mettendo sotto pressione gli operatori a leva. Obiettivo raggiunto, almeno ieri. Ma da cinque anni consecutivi la domanda globale di argento supera la produzione delle miniere. E questo spiega perché nell’ultimo anno il metallo prezioso è salito del 173,7%.

Il risultato di queste tensioni è che nella serata di ieri l’argento perdeva l’8,6% a 72,39 dollari l’oncia dopo aver toccato il nuovo record di tutti i tempi con un prezzo spot di 84 dollari sui mercati asiatici, quando in Italia era ancora notte. Già venerdì 26 in Asia l'argento aveva superato per la prima volta la soglia simbolica dei 75 dollari l'oncia, arrivando a toccare quota 79 dollari. In rosso anche l’oro, che comunque ha limitato, per modo di dire, il ribasso al 4,4% a 4.334,45 dollari l’oncia. Mentre nell’ultimo anno il rialzo del metallo giallo è stato del 74%.

I controlli sull’export

A innescare l’impennata iniziale dei prezzo dell’argento è stata la Cina che, a partire dal 1° gennaio 2026, implementerà un nuovo e più rigido regime di controllo sulle esportazioni di quello raffinato. Queste misure non costituiscono un bando totale, ma trasformano radicalmente il sistema di vendita all'estero, passando da un modello basato su quote a un sistema di licenze governative restrittive.

Solo le grandi aziende certificate dallo Stato potranno ottenere le licenze. Per qualificarsi, le imprese devono soddisfare criteri severi, come una produzione annua minima di circa 80 tonnellate di argento e la disponibilità di linee di credito consistenti (circa 30 milioni di dollari). Questi parametri escludono di fatto le piccole e medie imprese dal mercato internazionale, concentrando l'export nelle mani di pochi attori statali. Il governo cinese potrà regolare i flussi in uscita in base alle necessità industriali interne, garantendo la priorità ai propri settori tecnologici e della transizione energetica (pannelli solari e veicoli elettrici).

Poiché la Cina controlla circa il 60-70% delle esportazioni globali di argento, gli analisti prevedono che queste restrizioni ridurranno drasticamente l'offerta mondiale, aggravando un deficit fisico già esistente. Questa mossa è vista come una strategia di nazionalismo delle risorse per proteggere l'industria nazionale e acquisire peso geopolitico nei confronti dei mercati occidentali.

I timori di Elon Musk

Nei giorni scorsi Elon Musk aveva espresso preoccupazione per l'impennata dei prezzi dell'argento, affermando che «non è un bene» per l'industria, poiché il metallo è necessario in molti processi produttivi. Musk aveva sottolineato che l'argento è cruciale per diverse industrie in rapida crescita, tra cui componenti e batterie per veicoli elettrici come le Tesla, i pannelli fotovoltaici, i semiconduttori e i data center. Insomma, da Pechino è arrivato un colpo basso alla concorrenza delle industrie occidentali. (riproduzione riservata)



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