Lo yen giapponese continua a tenere banco sul mercato valutario con gli operatori concentrati soprattutto sul rischio di interventi da parte della Bank of Japan direttamente sul mercato dei cambi. Le autorità di Tokyo hanno infatti intensificato i toni contro movimenti considerati «eccessivi e unidirezionali». Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha ribadito che tutte le opzioni sono sul tavolo, inclusa l’azione diretta sul mercato valutario, mentre il capo di gabinetto Seiji Kihara ha avvertito che un indebolimento troppo rapido della valuta potrebbe innescare misure straordinarie.
Si tratta di un approccio che richiama quanto già avvenuto negli anni scorsi, quando il Giappone intervenne direttamente per frenare il deprezzamento dello yen e cercare di ristabilire condizioni più ordinate sul mercato. Queste prese di posizione hanno temporaneamente sostenuto la valuta nipponica, che in alcune sedute della settimana ha sovraperformato la maggior parte delle altre divise del G10, contribuendo a riportare il cambio leggermente sotto pressione. Le autorità sembrano aver individuato area 159 come livello di allerta, con l’obiettivo implicito di ricondurre le quotazioni all’interno del precedente intervallo 154,5–158.
Parallelamente, sul mercato dei titoli di Stato giapponesi si osserva una risalita dei rendimenti, con il biennale oltre l’1,20% e il decennale in avvicinamento a nuovi massimi, segnale di tensioni crescenti sul fronte delle aspettative di politica monetaria. In questo contesto si inserisce anche il dibattito politico interno.
Da un lato, la cosiddetta Takaichi trade riflette le aspettative di una possibile affermazione di Sanae Takaichi e di una politica fiscale fortemente espansiva, orientata a sostenere crescita e mercati azionari attraverso maggiore spesa pubblica. Una linea che, in prospettiva, tenderebbe a privilegiare il sostegno all’economia anche a costo di mantenere condizioni monetarie accomodanti, con effetti potenzialmente limitati sul rafforzamento dello yen. Dall’altro lato, emerge una visione più prudente della Bank of Japan, che guarda con crescente attenzione all’andamento dell’inflazione e dei rendimenti e che, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere spinta nel tempo verso una graduale normalizzazione dei tassi. La divergenza tra l’impostazione espansiva sostenuta in ambito politico e l’orientamento più cauto della banca centrale rende il quadro complesso e incerto.
Nel breve periodo, tuttavia, il mercato continua a leggere lo yen soprattutto attraverso la lente del rischio di intervento e del differenziale di tassi con gli Stati Uniti. Finché la Fed manterrà una postura restrittiva e le autorità giapponesi si limiteranno principalmente a una strategia di «verbal intervention», il cambio dollaro/yen resterà elevato, con la possibilità che solo un’azione diretta sul mercato, come già visto in passato, possa offrire un sostegno più duraturo alla valuta nipponica. (riproduzione riservata)