Il cambio dollaro-franco svizzero chiude la settimana a 0,8170 franchi, facendo segnare un filotto rialzista lungo tutto l’ottava. Un movimento che non è frutto del caso, ma la convergenza di almeno tre fattori distinti: l'escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la divergenza strutturale tra la politica monetaria della Federal Reserve e quella della Banca Nazionale Svizzera (SNB), e la dinamica dei rendimenti obbligazionari elvetici che, paradossalmente, non ha offerto al franco il supporto che in altri momenti avrebbe garantito.
Il punto di partenza è il Medio Oriente. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un livello di intensità che i mercati valutari non possono ignorare. In questo contesto, il dollaro si è rafforzato attraverso il meccanismo classico della domanda di valuta rifugio. Il franco svizzero, che normalmente compete con il dollaro come bene rifugio, si è trovato in una posizione scomoda: ha beneficiato di una certa domanda difensiva, ma non abbastanza da compensare la pressione esercitata dalla divergenza di politica monetaria. Ed è qui che si trova il cuore della storia. La Banca Nazionale Svizzera (SNB) sta perseguendo attivamente una politica di indebolimento del franco, mantenendo i tassi di interesse ai minimi e riservandosi la facoltà di intervenire direttamente sui mercati valutari vendendo franchi ogni volta che la valuta rischia di apprezzarsi in modo eccessivo. L'obiettivo è chiaro: proteggere la competitività dell'export svizzero e tenere lontano il rischio deflazione. Questo schema operativo pone un tetto naturale a qualsiasi apprezzamento del franco svizzero, rendendo strutturalmente difficile per il franco mantenere guadagni sostenuti anche nelle fasi di maggiore avversione al rischio globale.
Sul fronte opposto, la Federal Reserve si trova in una fase completamente diversa del ciclo monetario. I tassi americani restano significativamente più alti di quelli svizzeri, e il differenziale di rendimento tra le due aree continua a premiare chi detiene dollari. Chi ha mantenuto posizioni long sul dollaro contro il franco in questa fase ha letteralmente incassato il carry (il rendimento implicito della posizione) senza nemmeno bisogno di un movimento direzionale forte. È un'asimmetria strutturale che tende ad auto-alimentarsi: il differenziale attira capitali verso il dollaro, il dollaro si apprezza, la SNB interviene per limitare il CHF, e il ciclo ricomincia.
La chiusura settimanale a 0,8170 con rottura della resistenza di 0,8150 è un segnale tecnico rilevante. Il livello 0,8200 rappresenta il primo target naturale, psicologicamente rilevante e coincidente con un'area di resistenza segnalata dagli analisti. L'analisi delle onde di Elliott indica un potenziale rialzista verso la fascia 0,8250-0,8400 come obiettivo del movimento in corso, nell'ipotesi che la struttura di onda (5) stia ancora sviluppando il suo percorso ascendente. Sul lato del rischio, il livello critico da monitorare al ribasso è 0,8060franchi. (Riproduzione riservata)