Ci sono giornate sui mercati valutari in cui più elementi si allineano nella stessa direzione e il movimento che ne scaturisce ha una forza difficile da ignorare. È quello che è accaduto sul cambio tra il dollaro neozelandese e il dollaro americano che, questa settimana, ha chiuso in rialzo dell’1,2% a 0,5765 dollari. A muovere il kiwi, come viene chiamato il dollaro neozelandese nel gergo dei mercati, sono stati due catalizzatori distinti ma convergenti: una banca centrale che ha sorpreso tutti con un rialzo dei tassi, e un mercato del lavoro americano che ha deluso le aspettative in modo altrettanto clamoroso.
Il protagonista principale di questa ottava è la Reserve Bank of New Zealand, che ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,50%. La reazione degli investitori è stata immediata visto che, prima della riunione, i mercati prezzavano una probabilità del 36% di un rialzo aggiuntivo entro dicembre, mentre ora scontando almeno due ulteriori strette, da un quarto di punto, entro la fine dell'anno. Un ricalibrazione significativa, che ha spinto il differenziale di rendimento a favore del kiwi e attirato capitali in cerca di carry. Gli analisti stimano che il tasso neutro per l'economia neozelandese si collochi tra il 3,00% e il 3,50%, il che implica che il ciclo di rialzi è ancora lontano dal suo termine.
Per chi investe in valuta, questo significa che il vantaggio di rendimento del kiwi rispetto al dollaro potrebbe ampliarsi ulteriormente nelle prossime settimane.
L'altra faccia della medaglia è il dollaro americano, che ha subito una pressione di vendita generalizzata dopo la pubblicazione del rapporto sull'occupazione non agricola di giugno. L'economia americana ha creato appena 57.000 posti di lavoro, meno della metà rispetto alle stime di consenso che si attestavano intorno ai 114.000. Il dato è stato accompagnato da revisioni al ribasso per i mesi precedenti, con maggio corretto da 172.000 a 129.000 unità. Il tasso di disoccupazione è sceso di un decimale al 4,2%, ma il dettaglio poco incoraggiante è che il miglioramento riflette principalmente un calo del tasso di partecipazione alla forza lavoro, non una crescita effettiva dell'occupazione.
In questo contesto, i mercati hanno rapidamente ridotto le aspettative di ulteriori strette da parte della Fed. Nel forex, quando due banche centrali, si muovono in direzioni opposte, il differenziale di tasso che ne deriva orienta i flussi di capitale verso la valuta con il rendimento più elevato. In questo caso, il vantaggio si sta spostando strutturalmente verso il dollaro neozelandese, con il mercato delle opzioni che inizia a riflettere questa aspettativa.
A livello tecnico sembra poter esserci ancora spazio per la risalita del cambio, finanche la resistenza di 0,5830 dollari. Il problema è che l’incertezza geopolitica rimane elevata, specie dopo i vari balletti in Medio Oriente, con fasi di escalation che si alternano allegramente con la e de-escalation. (riproduzione riservata)