La sterlina ha chiuso la settimana in territorio positivo rispetto alle principali valute, confermando una resilienza che ha sorpreso più di un operatore. Contro il dollaro, la divisa britannica ha recuperato dopo aver toccato minimi a sei settimane (a 1,33 dollari) nella settimana precedente, riavvicinandosi progressivamente all'area 1,34-1,35 dollari.
Un rimbalzo tecnico, tecnico, certo, ma sostenuto anche da alcune letture macro e da un cambio di sentiment sul dollaro che ha alleggerito la pressione sul cable. Per capire il movimento di questa settimana bisogna partire dalla settimana precedente, quando la sterlina aveva subito uno dei peggiori sell-off da novembre 2024: oltre il 2% di perdita in sette giorni, trascinata da tensioni politiche interne legate alle sfide di leadership al premier Keir Starmer e da una serie di prese di profitto su posizioni long accumulate nelle settimane precedenti. Il ribasso aveva portato il cable sotto 1,33 dollari, livello che ha funzionato da pavimento e da cui poi è partito il recupero.
Questa ottava ha invertito parzialmente la rotta, con acquisti selettivi sulla sterlina favoriti da tre fattori principali: un dollaro più debole su scala globale, dati sull'inflazione britannica che, nonostante la discesa, hanno mantenuto viva la narrativa di una Bank of England prudente sul taglio dei tassi, e un allentamento delle pressioni politiche interne dopo le prime turbolenze legate alle dimissioni di Wes Streeting, rapidamente riassorbite dal mercato. Il dato più rilevante pubblicato questa settimana è stato il CPI di aprile 2026, rilasciato dall'Office for National Statistics il 20 maggio scorso, che ha mostrato un’inflazione britannica scesa al 2,8% annuo dal 3,3% di marzo, sotto le attese del mercato che si aspettava un 3,0%. La decelerazione è stata trainata principalmente dal cap sull'energia introdotto dall'Ofgem il 1° aprile, che ha compresso la componente housing e household services da 5,3% a 1,4%, un calo verticale.
Anche il food ha rallentato (3,0% vs 3,7%) e la componente health si è ridimensionata (2,4% vs 3,1%). La sterlina ha incassato il dato in modo composito: da un lato, un'inflazione sotto attese apre teoricamente la porta a tagli dei tassi più rapidi, il che sarebbe negativo per la valuta; dall'altro, con il CPI ancora al 2,8% (al di sopra del target del 2% della Boe) il mercato ha interpretato i dati come insufficienti a giustificare un'accelerazione del ciclo di allentamento. Di fatto, il downside per la sterlina è risultato limitato.
Sul piano tecnico, il cambio si trova in una zona cruciale. Il prezzo gravita attorno alla media mobile a 200 giorni, che rappresenta il supporto dinamico più significativo nel breve periodo, e incontra resistenza sulla media mobile a 50 giorni soprastante.
Il consensus degli analisti vede per il cable l'area 1,34-1,36 dollari il range operativo più probabile per le prossime settimane, con un tentativo di ritest di 1,38 possibile solo in caso di forte debolezza del dollaro o sorprese positive sui dati macro britannici. (riproduzione riservata)