C'è una soglia nel mercato dei cambi che il Giappone non vuole vedere. È scritta a caratteri grandi nei monitor delle sale trading di Tokyo, Londra e New York: 160 yen per un dollaro. Ogni volta che Usd/Jpy si avvicina a quel livello, il Ministero delle Finanze nipponico si agita, i funzionari si affacciano ai microfoni, le parole si fanno più dure. E quando le parole non bastano, arrivano i soldi. È successo a fine aprile, è successo a maggio.
Questa settimana, con il cambio tornato sopra quota 160/160.25 yen il copione rischia di ripetersi. Ma con una differenza sostanziale rispetto alle volte precedenti: il mercato ha imparato a ignorare gli interventi.
Il 30 aprile scorso il Giappone è entrato sul mercato valutario per la prima volta in quasi due anni. Fonti governative hanno confermato l'operazione: una vendita massiccia di dollari per acquistare yen, sufficiente a far rimbalzare la valuta giapponese del 3% in poche ore. Nel dettaglio il cambio era arrivato a sfiorare i livelli più critici, e la ministra delle Finanze Satsuki Katayama aveva pronunciato le parole codice del protocollo di intervento: era arrivato il momento di prendere «azioni decisive».
Il mercato ha obbedito, almeno per un pò. Il cambio scivolò infatti verso 155 yen, con gli speculatori che avevano ridotto le posizioni corte sullo yen. L'effetto si è però esaurito nel giro di tre settimane.
Alla fine di maggio il cambio Usd/Jpy ha bussato di nuovo a quota 159 yen. Anche nel 2022, la Banca del Giappone dovette intervenire direttamente sul mercato per ben tre volte in pochi mesi (a settembre, ottobre e novembre) prima di dover ammettere che senza un cambiamento strutturale di politica monetaria, la forza del dollaro avrebbe sempre avuto la meglio. La storia di oggi è in molti modi identica, ma con una variabile in più: questa volta la BoJ sembra davvero pronta ad intervenire seriamente.
Il 15 e 16 giugno la Banca del Giappone si riunisce per la sua revisione di politica monetaria. Oxford Economics si aspetta un rialzo dei tassi da 0,75% a 1,00%. Non sarebbe il primo del ciclo (la BoJ ha già iniziato ad alzare gradualmente il costo del denaro dopo decenni di tassi negativi o zero) ma sarebbe il più importante: la prima volta che il tasso di riferimento raggiunge il territorio dell'1% dalla fine degli anni Novanta.
Il vicegovernatore Ryozo Himino, intervenendo davanti alla commissione parlamentare a fine maggio, ha ribadito che i tassi reali giapponesi restano a livelli estremamente bassi e che la banca intende continuare ad alzare il tasso di policy in accordo con gli sviluppi economici e dei prezzi. Parole hawkish, ma volutamente prive di date. Himino sa che qualsiasi indicazione temporale precisa diventerebbe immediatamente oggetto di speculazione, e il mercato (che da mesi vende yen finanziando carry trade in dollari e altre valute ad alto rendimento) aspetta solo un appiglio per aumentare la pressione.
Il punto è però questo: il mercato prezza già un rialzo al 16 giugno con probabilità vicine al 90%. Se la Bank of Japan delude, il cambio Usd/Jpy potrebbe schizzare verso 162-163 yen in poche ore. Con conseguente nuova telefonata urgente al Ministero delle Finanze. (riproduzione riservata)