L'euro rialza la testa sul dollaro e torna sopra quota 1,14, interrompendo la fase di debolezza che aveva caratterizzato gran parte della settimana. Nella seduta di venerdì il cambio euro/dollaro ha recuperato terreno grazie a una combinazione di fattori che hanno indebolito il biglietto verde e favorito un ritorno degli acquisti sulla valuta unica, pur senza modificare, almeno per il momento, il quadro di fondo ancora orientato al ribasso.
Il principale catalizzatore del movimento è arrivato dagli Stati Uniti, dove alcuni dati macroeconomici hanno alimentato dubbi sulla tenuta della crescita e spinto gli investitori a ridimensionare le aspettative di una Federal Reserve particolarmente aggressiva sul fronte dei tassi d'interesse.
La revisione del Pil del primo trimestre ha infatti mostrato un rallentamento più marcato dei consumi privati, cresciuti appena dello 0,5% rispetto all'1,4% stimato in precedenza, il ritmo più debole dall'inizio del 2022. Un segnale che ha riacceso i timori di un raffreddamento dell'economia americana.
A rafforzare questa lettura sono arrivati anche i dati sull'inflazione misurata dal deflatore Pce, l'indicatore preferito dalla Fed. Pur confermando un'inflazione ancora superiore all'obiettivo della banca centrale, la componente core è risultata in linea con le attese, mentre l'indice generale mensile ha registrato un incremento inferiore alle previsioni. Il risultato è stato un deciso calo dei rendimenti dei Treasury, soprattutto sulle scadenze più sensibili alla politica monetaria, riducendo il vantaggio competitivo del dollaro nei confronti delle principali valute.
A incidere sul sentiment sono state anche le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve di New York, John Williams, interpretate dagli operatori come meno aggressive rispetto alle aspettative. Il mercato ha così corretto parte delle scommesse su futuri rialzi dei tassi, favorendo una fase di prese di profitto sul dollaro dopo il recente rafforzamento.
Sul fronte europeo, il recupero dell'euro è stato sostenuto anche da fattori interni. Dopo aver toccato i minimi degli ultimi mesi, la moneta unica ha beneficiato di ricoperture da parte degli operatori. Inoltre, il recente rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea continua a offrire un certo sostegno alla valuta, anche se le prospettive per la politica monetaria restano meno restrittive.
Dal punto di vista grafico, il ritorno sopra 1,14 dollari migliora il quadro di brevissimo termine, consentendo all'eur/usd di allontanarsi dai minimi recenti in area 1,1325 dollari. Per assistere a un'inversione più convincente sarà però necessario il superamento della resistenza compresa tra 1,1450 dollari e 1,1480 dollari, livello oltre il quale il cambio potrebbe estendere il recupero verso 1,15-1,1550 dollari. Sul fronte opposto, i primi supporti si collocano a 1,1360 dollari e 1,1325 dollari: una discesa sotto quest'ultima soglia riaprirebbe lo scenario ribassista di medio periodo. (riproduzione riservata)