Per settimane il mercato aveva scommesso contro il biglietto verde. I dati Cftc mostravano posizioni nette short non-commerciali sul Dollar Index ai massimi da mesi, e le survey di Bank of America segnalavano lo short dollaro come il trade più affollato di Wall Street. Poi, nel giro di poche sedute, qualcosa si è rotto, nel senso tecnico del termine. Il Dollar Index (DXY) ha sfondato con decisione la resistenza a 100,5 punti, segnando il rialzo settimanale più consistente da quasi un anno e riportando il biglietto verde ai livelli più alti da fine marzo.
Il catalizzatore principale porta la firma di Kevin Warsh. Il primo Fomc guidato dal nuovo governatore ha lasciato i tassi fermi al 3,50%-3,75% (quarta riunione consecutiva senza variazioni) ma ha prodotto una reazione di mercato tutt'altro che placida. Warsh ha smantellato pezzo per pezzo gli strumenti di comunicazione che il mercato aveva imparato a usare come bussola nell'ultimo decennio: niente forward guidance, niente dot personale del chairman nel Summary of Economic Projections, statement tagliato da oltre 300 parole a circa 130. «I mercati devono reagire ai dati, non alle nostre parole», ha detto Warsh.
E il mercato ha reagito, ma alla svolta in sé, non ai dati.
Il Treasury a due anni ha guadagnato 16 punti base in seduta, toccando il 4,20%, il livello più alto da un anno. Il DXY ha messo a segno la miglior performance giornaliera in quasi un anno. Il vero choc però, sono state le proiezioni. A marzo nessun membro del Fomc vedeva un rialzo nel 2026; mercoledì scorso, nove su diciotto si aspettano tassi più alti entro fine anno, con sei che ne anticipano addirittura due. La previsione sul Pce è stata rivista dal 2,7% al 3,6% a fine 2026, mentre il Cpi viaggia già al 4,2%, livello record da tre anni. I futures hanno riprezzato con violenza: la probabilità di almeno un rialzo entro ottobre è salita dal 40% al 77% in sette giorni; quella di almeno un rialzo entro dicembre è passata dal 55% al 90%, secondo i dati Cme Fedwatch.
Un fattore spesso sottovalutato poi è la meccanica dello short squeeze. Con il posizionamento netto short sul DXY ai massimi delle ultime settimane, la rottura di 100,5 ha innescato una copertura forzata che ha amplificato il movimento. Non si è trattata di nuovi compratori convinti, ma di venditori che uscivano. Questo spiega la velocità e la direzionalità del breakout, e suggerisce che, una volta esaurito lo squeeze, il passo successivo del DXY dipenderà interamente dalla qualità dei dati macro in uscita nelle prossime settimane.
Tecnicamente la prossima area di resistenza rilevante si colloca in zona 101,50-102,00, dove transitano i massimi di fine marzo e alcune medie mobili di medio periodo. Sul (correlato inversamente) Eur/Usd, supporto chiave a 1,14 dollari; sotto il quale si potrebbe aprire una voragine finanche quota 1,12 dollari nel breve/medio termine. Possibile tiepido rimbalzo nelle prossime sedute, ma inversione netta solo al ritorno sopra 1,1670 dollari. (riproduzione riservata)