Tutti pronti a muoversi su yen e Nikkei. Dal prossimo 1° maggio il principe della corona Naruhito succederà al padre Akihito (che abdicherà a 85 anni) diventando il nuovo imperatore del Giappone. E secondo gli operatori finanziari nei giorni a cavallo dell’avvicendamento non mancheranno riflessi sui mercati finanziari orientali e sulla valuta giapponese, soprattutto in termini di volatilità. Si tratterà solo di pochi giorni, da sfruttare con un’operatività mordi e fuggi di brevissimo periodo, anche perché nessuno vorrà mettersi contro la nuova era, detta Reiwa, ossia di «ordinata armonia».
Dopodichè, «la borsa giapponese tornerà a muoversi più in linea con le altre borse», ha spiegato Massimo Intropido di Ricerca Finanza. Il suo P/e è pari a 16,31 punti, mente il P/e atteso, secondo le stime più ottimistiche, scende addirittura a 12,5 punti, il che lascia pensare che vi sia molta fiducia, da parte degli analisti, non solo sulla conclusione positiva delle trattative commerciali tra Stati Uniti e Cina, ma anche e soprattutto sul loro effetto positivo sulle società quotate giapponesi. Infatti, se la Cina è il primo acquirente di beni dal Giappone con 144 miliardi di dollari e gli Stati Uniti il secondo con 140 miliardi (ciascuno pesa per circa il 19% dell’export nipponico), vanno calcolati anche gli effetti indiretti dell’eventuale pace tra Washington e Pechino, che potrebbe e dovrebbe aumentare la fiducia economica a livello globale, fornendo una nuova spinta agli investimenti. Un altro impulso per un rialzo duraturo della borsa di Tokyo potrebbe arrivare dai negoziati tra Stati Uniti e Giappone, per l’accordo commerciale Tag (Trade Agreement on Goods).
Proprio ieri, 15 aprile, a Washington sono infatti partiti i negoziati commerciali tra il ministro dell’economia nipponica Toshimitsu Motegi ed il referente americano Robert Lighthizer che mira a far togliere i dazi sui prodotti agricoli Usa. Gli analisti si aspettano che i negoziati viaggino spediti verso un accordo grazie anche ai tradizionali buoni rapporti tra il presidente americano Donald Trump e il premier giapponese Shinzo Abe. Gli obiettivi d’altronde sono comuni: se il Giappone dovesse ridurre i dazi sui prodotti agricoli Usa è probabile che gli Stati Uniti si mostrino flessibili in materia di dazi sulle auto, tema molto caro ai nipponici.
In ogni caso, investire sull’economia del Sol Levante può essere interessante fin da adesso visto che, diversamente da altri indici azionari, il Nikkei 225 è ancora ben lontano dai massimi, sia storici che relativi. Inoltre proprio ieri l’indice ha rotto una resistenza statica di medio termine intorno ai 21.935 punti, una barriera importante visto che, nonostante ripetuti attachi, teneva da dicembre 2018. Secondo i trader, il prossimo obiettivo da raggiungere (e in tempi abbastanza stretti) è a 22.700 punti, in corrispondenza del massimo relativo registrato il 3 dicembre 2018. Si tratta tuttavia solo di un target intermedio prima del vero obiettivo a 23.000 punti. Difficile che in un colpo solo si riesca a superare anche il secondo livello per tentare i massimi a 24.448 punti segnati il 2 ottobre 2018.
L’eventuale trend rialzista della borsa di Tokyo è in parte avvalorato anche dall’andamento del dollaro/yen, in procinto di affrontare la resistenza statica di 112 yen che, se venisse superata, porterebbe come minimo al raggiungimento di 112,75 yen. Su quel livello si giocherebbe una partita importante perché si andrebbe ad affrontare una resistenza dinamica di medio/lungo periodo, partita dal massimo del 5 giugno 2015 a 125,85 yen. Il superamento di tale livello aprirebbe a un ulteriore allungo del dollaro (fino a quota 116,6 yen), rendendo più appetibile l’export del Giappone e quindi i fondamentali economici (e la borsa).
I prodotti più accessibili per un investimento sul mercato del Sol Levante sono sicuramente gli Etp che hanno costi di gestione ormai quasi nulli (commissioni a parte). Come l’Xtracker Nikkei 225 Ucits Etf che replica i 225 titoli azionari più trattati nella prima sezione della borsa valori di Tokyo. Il prodotto ha un costo annuo (Ter) dello 0,09%, con un volatilità a un anno al 15,6%. Dal lancio (2013), complice l’andamento rialzista del mercato giapponese, ha guadagnato oltre 110% cedendo solo l’11,3% nel 2015/2016. Simile, ma poco più costoso (Ter al 0,48%) è l’iShares Nikkei 225 Ucits Etf. Per entrambi i prodotti occhio però al rischio di cambio. Chi vuole puntare solo sulla valuta può invece ricorrere ai Cfd, decisamente più abbordabili rispetto al future sul cambio dollaro/yen (o euro/yen). Questi strumenti non necessitano di marginazione a garanzia, anche se la riduzione della leva voluta dall’Esma per questi prodotti ha aumentato il costo operativo, diminuendone però il rischio. (riproduzione riservata)