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Via allo short sull'euro/dollaro
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Cambio in calo alla luce di una Bce ancora colomba e di una Fed sempre più falco

Via allo short sull'euro/dollaro

MF - Numero 075 pag. 21 del 19/04/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

Primo target in area 1,065 dollari e poi verso 1,05 dollari. Anche il Dollar Index conferma l'impostazione del cross

Non c'è più alcun ostacolo a livello fondamentale e tecnico che possa impedire all'euro/dollaro di rompere al ribasso il pavimento di quota 1,08 dollari. L'attesa per questa violazione era tanta, anche perché a medio termine si parla di obiettivi a 1,05 dollari, ben tre figure sotto le quotazioni attuali. I forex trader lo sanno e, come si può notare dal grafico in pagina, hanno già cominciato a forzare la mano costruendo posizioni short sul cambio. A dare il la al movimento è stata l'ultima riunione della Banca Centrale Europea in cui i guardiani della moneta unica hanno deciso (a sorpresa) di mantenere invariata la politica monetaria, ovvero di non mettere mano ai tassi. Considerato la crescente inflazione registrata nella zona euro negli ultimi mesi, gli operatori si aspettavano una Bce più falco, con chiare indicazioni su tempi e modi di un possibile rialzo del tasso d'interesse. E invece niente, tutto invariato, con il solo Paa (Programma acquisto asset) rimasto a fornire sostegno all'economica europea e rimandando probabilmente il cambio di strategia, da espansiva a moderatamente restrittiva, nella riunione di giugno. Per di più, se da una parte il nulla di fatto della Bce indebolisce la moneta unica, a mettere il carico su una discesa del cambio provvede la Fed, rafforzando il dollaro. Dopo aver alzato il tasso di riferimento dello 0,25% il 16 marzo scorso per la prima volta dal 2018, la banca centrale americana ora si appresta, forse già nell'incontro del 3-4 maggio, a una nuova stretta monetaria addirittura di 50 punti base. Sono queste infatti le indicazioni del Fed Watch Tool che appare sul sito del Cme, strumento molto utilizzato dagli operatori che calcola probabilità ed entità delle possibili variazioni dei tassi d'interesse in base ai prezzi dei contratti future a 30 giorni sui Fed Fund Future (FF) che incorporano le aspettative di mercato sui livelli medi giornalieri del Fed Funds Effective Rate (Ffer) sulle varie scadenze di contratti. Il Ffer è pubblicato ogni giorno dalla Federal Reserve Bank di New York ed è calcolato come volume delle transazioni medie ponderate dei tassi del giorno precedente sulle negoziazioni organizzate dai principali broker nel mercato dei prestiti non garantiti overnight tra istituti di deposito. In pratica, rileva il sentiment degli operatori in base all'andamento dei derivati sui tassi futuri. Nello specifico, il Fed Watch indica che c'è una probabilità dell'11,2% che nella prossima riunione i tassi vengano portati nel range 0,50-0,75% rispetto all'attuale range di 0,25-0,50%, mentre c'è una probabilità dell'88,8% che il tasso Fed venga portato nel range 0,75-1,00%.

Fino a qualche settimana fa i termini erano invertiti, con la probabilità maggiore in favore di un rialzo di solo 25 punti base. Tuttavia, con le pericolose indicazioni fornite dai vari indicatori sull'inflazione resi noti nell'ultimo periodo, il sentiment degli operatori è cambiato, puntando su una stretta più ampia rispetto a quanto dichiarato nell'incontro di marzo. Lo stesso governatore della Fed, Jerome Powell, ha infatti parlato di altri sei rialzi equivalenti a 0,25% ad ogni riunione del Fomc, per il restante 2022, mentre fino a qualche mese fa riteneva l'inflazione solo transitoria, salvo appunto poi cambiare opinione alla prova dei fatti. Ecco perché i trader si fidano poco e puntano a una stretta maggiore. Il rialzo dei tassi genera ovviamente una maggior richiesta di investimenti dollari, in quanto più remunerativi rispetto ad altri con tassi più bassi. La corsa al biglietto verde avvia così una spirale che ne fa crescere il valore, come evidenziato anche dall'andamento del Dollar Index. Da qui l'aspettativa di una maggiore pressione ribassista sull'euro/dollaro.

Se a livello fondamentale ci sono pochi spazi per una ripresa delle quotazioni del cambio, a livello tecnico ce ne sono ancora meno. L'euro/dollaro ha chiuso la giornata di ieri a ridosso di quota 1,08 dollari con un minimo intraday a 1,0780 dollari. La discesa dei prezzi dalla riunione della Bce di giovedì scorso ha portato alla violazione ribassista di un supporto dinamico di breve/medio termine che ha preparato il terreno a un deprezzamento più importante. Il primo target di questo potenziale movimento è sui minimi del 23 marzo 2020 a 1,0650 dollari, per poi dirigersi vero il vero obiettivo dei forex trader a 1,0515 dollari in prossimità della serie di minimi relativi segnati all'inizio del 2017. L'annullamento del segnale operativo ribassista arriverebbe solo con un ritorno delle quotazioni al di sopra di 1,09 dollari, mentre la completa inversione del trend di fondo si avrebbe solo con il recupero di quota 1,13 dollari.

A confermare il potenziale ribasso del cambio c'è anche l'andamento del Dollar Index. Il future quotato in America mette da una parte il dollaro e dall'altra il paniere di valute più importanti al mondo con l'euro che pesa per oltre il 50% rispetto alle altre divise. Per questa ragione il paniere è inversamente correlato all'euro/dollaro e quindi quando il Dollar Index sale, l'euro/dollaro scende e viceversa. Il derivato nelle scorse sedute ha superato al rialzo quota 100 punti e ora sembra puntare verso il massimo di marzo 2020 a 104 punti. La configurazione conferma dunque, alle attuali condizioni di mercato, la validità dello short sull'euro/dollaro. (riproduzione riservata)



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