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Per gli esperti è la strategia in opzioni da impostare in vista del meeting di dicembre

Vertical spread in attesa della Bce

di Giuseppe Di Vittorio
MFT - Numero 231 pag. 20 del 25/11/2014

Milano Finanza Intelligence Unit

La tattica prevede un'impostazione rialzista su due Mibo fino alla data della riunione, poi tutto dipenderà dal suo esito. Le commissioni sul derivato vanno da 10 a 2,50 euro

Una scadenza è appena passata e un'altra già arriva: dopo soli tre giorni dall'ultima sulle opzioni sul Ftse Mib (venerdì 21 novembre era l'ultimo giorno per operare sulla scadenza mensile di novembre) e già si guarda alla deadline di dicembre, che cadrà il 19 del prossimo mese. A differenza dei precedenti l'appuntamento di fine anno è però un po' speciale perché scadranno sia l'opzione trimestrale che quelle mensili. Come cavalcarlo?

La strategia in questi casi deve tener conto di tutti i possibili scenari da qui al 4 dicembre, giorno del meeting della Banca Centrale Europea, appuntamento clou della stagione per quanto riguarda il destino dei mercati. L'ipotesi è che fino a quella data l'indice possa salire almeno fino al bordo superiore del canale discendente che ha accompagnato la discesa delle quotazioni dalla scorsa estate. In cifre, il punto di arrivo è in area 20.200-20.300. La strategia in opzioni che ne consegue è un vertical spread a credito, dove cioè si incassa qualcosa. «Nel dettaglio si può provare a vendere un'opzione put a 19 mila punti», ha spiegato Eugenio Sartorelli di investimentivincenti.it, «coprendola con un acquisto contestuale sempre di una put a 18.500 e fissando un tetto massimo per le eventuali perdite». La scadenza come detto è quella di dicembre. Ai valori odierni si incasserebbero 86 punti, valore dato dai 212 della prima opzione meno i 126 necessari per comprare la seconda, vale a dire 215 euro (86 per 2,5 euro). In alternativa può essere venduta l'opzione put con uno strike leggermente più alto e vicino ai prezzi attuali a 19.250 punti, mentre si può acquistare quella a 19 mila punti: in questo caso l'incasso è più significativo ma i rischi sono maggiori. Va ricordato tuttavia che l'ultimo impulso rialzista, quello legato alle parole del goverantore della Bce Mario Draghi, è partito proprio da quota 19.200, quindi se i mercati scendessero sotto questo livello nelle prossime sedute, il segnale rialzista verrebbe comunque annullato.

Nel primo caso, come accennato, si incassano 86 punti a fronte di un rischio di 416. Il margine da pagare al broker non può essere superiore alla perdita massima, quindi a 1.040 euro.

Quanto alle commissioni di negoziazione, si va dai 10 euro per i broker più cari ai 2,50 euro per quelli più a buon mercato

Tecnica o fondamentale? Ma, oltre a una visione generica delle prospettive di mercato, a sostenere la strategia illustrata concorrono ovviamente anche ragioni tecniche e fondamentali. Il punto di partenza è l'ultimo discorso di Draghi: nel corso dell'intervento di venerdì 21 novembre all'annuale congresso dei banchieri a Francoforte, il numero uno dell'Eurotower ha introdotto per la prima volta l'elemento del tempo e della tipologia di titoli che possono essere acquistati nell'eventualità di un Quantitative easing europeo. «Se la spirale deflattiva dovesse aggravarsi», ha spiegato, «l'autorità di politica monetaria introdurrà elementi di novità in tema di ritmo, mole e composizione degli acquisti di titoli». Quindi se le cose vanno male nell'economia c'è la prospettiva di un intervento della Bce, e se vanno bene gli acquisti aumenteranno comunque.

Eppure un'eventualità negativa c'è: il recupero dell'inflazione accompagnato dal perdurare della crisi economica, ipotesi che potrebbe concretizzarsi solo a fronte di una ripresa dei prezzi del petrolio. La Germania che già guarda con diffidenza ad un Quantitative easing tipo quelli varati da Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, sicuramente non sarebbe disponibile a intervenire nel caso cenni di ripresa dei prezzi, anche se timidi. Il problema è che una parte consistente dell'inflazione è alimentata dal prezzo del petrolio, ora in tendenza di medio temine negativa, ma non è detto che non possa recuperare in un prossimo futuro. «Rimarrò quindi long fino alla prossima riunione della Bce», ha aggiunto Antonio Lengua strategist del sito Thehawtrader.com, «ma ovviamente con rigidi stop loss». Sono tanti i livelli che possono essere individuati per coprire la posizione, a seconda della propria propensione al rischio. Più in generale l'area compresa fra 19.400 e 19.200 rappresenta una buona area per la chiusura delle posizione. Sopra questo livello c'è un'area di volumi molto importante che fa da solida barriera a probabili discese. Quindi se si dovesse scendere sotto questa zona la tendenza rialzista verrebbe annullata.

Quanto ai target, il primo è posizionato a 20.300 punti: «sopra ques'area c'è una zona di volumi molto importante», ha proseguito Lengua, «che potrebbe svolgere funzione di resistenza». Dopodiché si passa all'area 20.600 e 20.700, ottenuta come proiezione verso l'alto del primo movimento impulsivo, quello che ha segnato i corsi nella seconda metà di ottobre. Il punto dal quale si fa partire la proiezione è quota 18.400, il minimo del ritracciamento che ha segnato le quotazioni nella prima metà di novembre. Ancora più in alto, come terzo obiettivo, si trova la barriera a 20.900 punti, uno dei massimi relativi più significativi nel corso della discesa estiva del Fib. Se venisse raggiunto questo livello per il mercato italiano si tratterebbe però di un vero e proprio cambio di scenario. I corsi si riporterebbero infatti sopra il canale discendente che ha accompagnato le quotazioni dall'inizio dell'estate fino all'autunno e che è stato alimentato dal deterioramento del quadro macroeconomico tricolore. In questo caso le aspettative dei benefici di un Qe avrebbero la meglio sulle condizioni economiche negative attuali.

Incognita Qe. Dal 4 dicembre in avanti il destino dei mercati dipenderà dall'esito della riunione di politica monetaria. Se le indicazioni dovessero rivelarsi positive, quindi con Qe più maturo, allora è opportuno costruire un vertical spread questa volta a debito. «A quel punto dipenderà anche dai livelli del Fib in quel momento», ha spiegato Sartorelli, «ma ponendo il caso che sia a ridosso del bordo superiore del canale discendente prima indicato, si potrebbe pensare di comprare l'opzione 20.750 e vendere la 21.250». In questo caso l'operazione dovrebbe costare 230 punti con un utile massimo do 500 punti, dato dalla differenza dei due strike. Ovviamente la scadenza da privilegiare sarà in questo caso quella di gennaio. Se invece la Bce delude va venduta la parte alta del grafico con vertical spread sempre a credito come nel primo caso, ma di call e non di put, la prima opzione più bassa venduta e la seconda comprata. Per gli strike, invece, bisognerà fare i conti con il valore del Fib a quella data. (riproduzione riservata)



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