
L’accordo commerciale raggiunto in settimana tra Stati Uniti e Cina, con il quale i due colossi mondiali hanno finalmente trovato un’intesa sui dazi, ma soprattutto Pechino si è impegnata a garantire la fornitura di terre rare e magneti agli Usa, ha generato un clima di moderato ottimismo a Wall Street, che proprio in ragione di quest’ultimo aspetto ha investito soprattutto il comparto tecnologico, ulteriormente sostenuto dai risultati migliori delle attese pubblicati giovedì da Oracle. Il problema è che sul fronte geopolitico è invece emerso un nuovo, grave fattore di instabilità, dopo che Israele ha lanciato un attacco su vasta scala contro il programma nucleare e la leadership militare iraniana, riportando un clima d’incertezza sui listini internazionali, Wall Street in testa. Nell’immediato, questa drastica escalation delle tensioni belliche imporrà certamente un’importante fase correttiva, ma in prospettiva potrebbe poi creare uno scenario più accessibile, almeno in termini di quotazioni borsistiche, per sfruttare invece la svolta positiva sul fronte commerciale. Per questo può essere interessante fare una panoramica sul quadro tecnico dei principali colossi tecnologici americani, soprattutto per capire dove potrebbe arrestarsi un’eventuale correzione.
Amazon. Da un paio di mesi il titolo è sostenuto da un solido trend rialzista, che ha riportato le quotazioni oltre la soglia psicologica dei 200 dollari, fino ridosso dell’area 215-218: la tenuta di quest’ultimo livello ha però già imposto un veloce pullback, che ora potrebbe estendersi fino a 206-205 dollari. Il supporto principale si colloca però in area 195-193 e sarà proprio qui che potrà crearsi un’interessante opportunità per accumulare sulla debolezza.
Alphabet. Anche in questo caso il titolo ha recentemente trovato un utile spazio di recupero, che ha permesso di ammortizzare parzialmente la pesante correzione del primo trimestre, rilanciando le quotazioni fino a ridosso dei 180 dollari. Una nuova ondata correttiva potrebbe spingere le quotazioni verso una prima fascia di supporto compresa tra 165 e 160, anche se la vera base di riferimento, in ottica d’investimento sulla debolezza, si colloca attorno a 150-147.

Apple. Da alcune settimane il titolo sta mostrando una scarsa reattività e il rischio di una prossima discesa sotto 193,5-193 dollari diventa ora molto concreto, con una prima possibile proiezione verso l’area 181-180, al di sotto della quale si potrebbe poi individuare un’ulteriore base d’appoggio sui minimi di aprile a ridosso di 170-169 dollari. Al rialzo, un primo spunto positivo potrà invece arrivare dal breakout di 205-206,25 dollari.
Meta Platforms. Solida tendenza rialzista per il colosso dei social, che negli ultimi due mesi ha recuperato quasi per intero la pesante correzione di febbraio-marzo: in questo caso un primo supporto utile può essere individuato attorno a 660 dollari, ma la base più interessante si colloca tra 630 e 620 dollari. Un pullback controllato verso questo livello potrebbe offrire una prima opportunità d’ingresso, eventualmente seguita da una seconda in area 555-550.

Microsoft. Il titolo esprime una forza relativa molto sostenuta, che nelle ultime sedute ha spinto le quotazioni addirittura oltre i massimi dello scorso luglio: un’eventuale fase correttiva di breve potrebbe riportare Microsoft verso 455-450 dollari, dove potrebbe già configurarsi un primo punto d’ingresso interessante. Una seconda base d’appoggio può essere individuata a 410-405, mentre un chiaro segnale ribassista potrebbe arrivare dal cedimento di 397-395 dollari.
Nvidia. Solida tendenza rialzista anche per Nvidia, che non ha però ancora del tutto completato la rincorsa verso i massimi di inizio anno attorno ai 153 dollari: la tenuta della resistenza di breve a quota 145 può favorire una correzione, che avrebbe un primo importante punto d’appoggio tra 132 e 130 dollari. In caso di discesa più marcata, sarebbe invece necessario attendere almeno un approdo a quota 115-113 per valutare un ingresso sulla debolezza.
Tesla. Da alcune settimane il quadro tecnico di Tesla è in preda a una forte volatilità, che rende il titolo particolarmente fragile in un contesto generale così delicato: una prima fascia di supporto può essere individuata tra 290 e 270 dollari, ma se la crisi geopolitica dovesse aggravarsi, imponendo una correzione dei listini più ampia, è concreto il rischio di un’estensione della discesa verso i minimi dell’anno a 220-215. (riproduzione riservata)