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La stabilità dei risultati non dipende dalla frequenza con la quale si ottengono dei profitti. Il trader deve applicare in modo rigoroso una strategia che presenta un edge positivo

La consistenza nel trading

03 luglio 2026, 12:45

Milano Finanza Intelligence Unit

La consistenza nel trading

Molto spesso, quando si parla di trading, si sente dire che “per ottenere dei risultati positivi bisogna essere consistenti”. Il concetto di consistenza, collegato al trading, necessita tuttavia alcuni chiarimenti. Chi fa trading in modo professionale, infatti, sa che essere consistenti non significa guadagnare tutti i giorni una stessa cifra. La curva dei profitti (equity line), infatti, non è mai una retta a 45 gradi che sale in modo perfettamente lineare. Sui mercati finanziari, infatti, i periodi in cui ci sono molte e interessanti opportunità operative si alternano a periodi in cui queste situazioni non si verificano. Così come i prezzi alternano fasi di compressione a fasi di espansione, anche il trader alterna dei periodi di attesa a periodi caratterizzati da forte operatività.


L’errore più comune che viene commesso è quello di pensare di riuscire ad ottenere un utile costante quotidiano. Si vuole chiudere ogni giornata in positivo e trasformare il trading in uno “stipendio giornaliero”. Questa aspettativa è pericolosa perché i mercati non funzionano così. Ci sono infatti dei periodi ricchi di opportunità, dove si deve essere pronti ad agire (in particolare quando i prezzi compiono delle rapide accelerazioni), e dei periodi in cui è meglio fare poco o nulla (in particolare quando i prezzi oscillano lateralmente). Quando si cerca di forzare una crescita regolare in un contesto irregolare, si commettono due errori. Nei momenti favorevoli si guadagna meno di quanto si potrebbe, perché si chiudono i trade troppo presto per “mettere in cassaforte” il profitto. Nei momenti sfavorevoli, al contrario, si rischia troppo, perché si vuole portare a casa un risultato. In entrambi i casi, il problema nasce dal voler controllare il risultato economico anziché il proprio processo operativo.
Nei periodi in cui le condizioni di mercato generano delle interessanti opportunità operative si possono ottenere dei risultati consistenti. Il trader che si accontenta di un profitto ridotto solo per chiudere la giornata in positivo commette quindi un grave errore perché sta limitando il potenziale del suo sistema (ossia sta mettendo un tetto ai propri risultati). Il trader esperto, sapendo che questi periodi non sono permanenti, cerca di sfruttarli al massimo perché sa che, nel lungo periodo, sono queste fasi a fare la differenza.


Un secondo aspetto che va sottolineato è quello di distinguere tra quante volte si ha ragione e “quanto si guadagna quando si ha ragione e quanto di perde quando si ha torto”. Un trader bravo non è profittevole perché vince “quasi sempre”, ma perché quando perde, perde poco, e quando entra nel trade giusto lo lascia correre (incassando molto più di quanto ha rischiato). Il risultato (positivo o negativo che sia) ottenuto in una singola giornata non consente quindi di valutare la bontà della propria strategia. Su periodi più lunghi, invece, l’edge della propria strategia ha più occasioni per emergere: l’asimmetria del R:R produce infatti degli effetti positivi visto che le perdite dei giorni negativi vengono tagliate (stop, max loss giornaliera) mentre gli utili ottenuti nei giorni positivi hanno un peso maggiore (2–3 buoni trade generano dei profitti consistenti).


I risultati dei trader profittevoli sono infatti caratterizzati da:
- molte giornate piatte, con piccole perdite (stop fisiologici) o piccoli utili;
- alcune giornate decisamente positive (trend-expansion day);
- rare giornate molto negative.
Ciò fa sì che, nonostante ci siano delle giornate negative, su base mensile si riesca ad ottenere un saldo finale positivo.
La stabilità di lungo periodo non nasce tanto dal riuscire ad ottenere dei profitti distribuiti in modo uniforme, ma dalla capacità di restare disciplinati nei periodi difficili per essere pienamente operativi nei periodi favorevoli.
Il punto fondamentale è distinguere ciò che si può controllare da ciò che non si può controllare. Il trader non può decidere quando il mercato offrirà delle opportunità di qualità. Può però controllare il suo processo operativo. Questo processo si basa su tre pilastri. Il primo è la pianificazione: preparare i vari scenari e i livelli chiave prima che il mercato apra. Se si opera senza un preciso piano operativo, si reagisce in modo impulsivo. Il secondo è la preparazione: studiare i dati e i pattern per individuare rapidamente le opportunità quando si presentano. Il terzo è l’esecuzione: applicare il proprio metodo con disciplina, definendo quando operare e quando non operare. (riproduzione riservata)



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