
Nel mondo del trading c’è un elemento che accomuna tutti gli investitori, dai principianti ai trader professionisti: tutti, prima o poi, subiscono delle perdite. Non esiste trader, hedge fund o investitore istituzionale che non attraversi dei periodi di drawdown e dei momenti di forte pressione psicologica. Eppure, la differenza tra chi riesce sopravvivere e chi azzera il suo conto non dipende dalla capacità di evitare le perdite, ma dalla capacità di gestirle. Il trading, infatti, è un’attività probabilistica nella quale anche le strategie più efficienti possono attraversare dei periodi negativi. È proprio durante queste fasi che emerge la solidità mentale del trader. Le perdite, infatti, non colpiscono soltanto il conto economico, colpiscono anche la nostra fiducia, la nostra lucidità decisionale, l’autocontrollo, la stabilità emotiva. Ed è qui che iniziano i problemi.
All’inizio tutto sembra sotto controllo. Apriamo una posizione, subiamo una perdita e pensiamo: “fa parte del gioco.” Poi arriva una seconda operazione negativa e successivamente una terza. A quel punto il mindset cambia completamente. Non osserviamo più il mercato in modo oggettivo, ma iniziamo a vedere ogni operazione come un’occasione per recuperare velocemente il denaro perso. E qui si entra in una spirale emotiva. La mente smette di ragionare in termini probabilistici e inizia a reagire in termini emotivi. La priorità non è più quella di eseguire il nostro piano operativo, ma quello di eliminare il dolore psicologico provocato dalle perdite.
Questo porta a dei comportamenti estremamente pericolosi: revenge trading, overtrading, aumento impulsivo della size, ingressi fuori strategia, spostamento degli stop loss. Non siamo più operando sul mercato, stiamo combattendo contro le nostre emozioni. E quando le emozioni aumentano, la nostra capacità decisionale diminuisce. Per questo motivo i trader professionisti prima di entrare in posizione definiscono la size, il punto di ingresso, lo stop loss, il take profit. Questo approccio riduce drasticamente il coinvolgimento emotivo che si genera quando si aprono delle posizioni: quando abbiamo definito in anticipo il nostro piano operativo, invece, l’impulsività diminuisce, la disciplina aumenta e la pressione psicologica si riduce.
Le perdite, quindi, non vanno considerate come un fallimento personale. Sono “semplicemente” il costo del business ossia sono il prezzo da pagare per sfruttare il vantaggio probabilistico di cui gode la nostra strategia. Il problema è che, da un punto di vista neurologico, perdere denaro produce una reazione molto più intensa rispetto alla soddisfazione generata da un guadagno equivalente. Diversi studi di psicologia comportamentale mostrano infatti che il cervello percepisce le perdite finanziarie come una minaccia reale. Le stesse aree cerebrali coinvolte nel dolore fisico si attivano anche durante una perdita monetaria. Questo spiega perché in queste situazioni sentiamo tensione fisica, perdiamo lucidità e diventiamo impulsivi. Le difficoltà nascono quando non riusciamo ad elaborare emotivamente ciò che è accaduto. Una perdita non accettata influenza infatti le operazioni successive: il peso psicologico delle operazioni precedenti altera infatti la lettura del mercato, la gestione del rischio, l’esecuzione della strategia.
Per alcune persone, poi, il trading rappresenta uno shock da un punto di vista psicologico. Professionisti competenti o individui abituati ad avere successo in altri ambiti si trovano in un ambiente nel quale avere torto frequentemente è assolutamente normale. Ed è qui che nasce il conflitto. Mentre nella vita tradizionale cerchiamo di evitare di commettere degli errori e miriamo ad ottenere sempre de risultati positivi, nel trading questa logica non funziona. Anche i migliori trader del mondo possono avere il 40-50% di operazioni negative. La differenza è questi trader sanno che una singola operazione non determina il risultato finale. Il vantaggio statistico emerge infatti nel lungo periodo: ecco perché il trader professionista non ragiona sul risultato del singolo trade ma su una serie di trade. Questa consapevolezza consente di mantenere stabilità emotiva durante i drawdown. Il drawdown, oltre che economico, è anche mentale. Dopo una serie negativa, infatti, perdiamo fiducia, lucidità, capacità di concentrazione. Ogni operazione diventa emotivamente pesante e si entra in modalità “fight or flight”. Ed è proprio in questa condizione psicologica che si commettono i peggiori errori operativi. (riproduzione riservata)