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L’aspettativa sugli emergenti asiatici rimane alta, ma occorre attenzione

di Massimo Brambilla
12 giugno 2026, 15:00

Milano Finanza Intelligence Unit

Le performance stellari della Corea del Sud, rimasta emergente solo per Msci, non disturbano gli investitori. Meglio se abbinata a Taiwan, India e Giappone

L’aspettativa sugli emergenti asiatici rimane alta, ma occorre attenzione

In questo primo semestre del 2026 l’AI lato infrastrutture ha dominato i listini, tanto in occidente, Wall Street in testa, quanto sui mercati asiatici, consentendo ai principali indici azionari, a partire dall’S&P500 e dal Nikkei, di aprire nuovi record storici in un contesto geopolitico e macroeconomico complesso. Certamente, anche i titoli dell’energia e quelli finanziari hanno fornito in Europa e Stati Uniti il loro importante contributo, soprattutto a piazza Affari dove il peso delle banche sul Ftse Mib è nell’ordine del 35% e quello dell’oil è vicino al 9%.

In Asia, invece, i nuovi massimi storici segnati dal Nikkei di Tokio, dal Kospi di Seul e dal Taiex di Taipei sono stati conquistati grazie alla performance strepitosa dei produttori di chip, semiconduttori e infrastrutture hardware per l’AI, con l’aiuto del mini-yen nel caso del listino giapponese.

Molti investitori istituzionali sono convinti che la corsa asiatica non sia finita qui, anche se gli analisti suggeriscono prudenza: con l'indice dei semiconduttori (indice Sox di Philadelphia) che è arrivato a scambiare 60 volte gli utili attesi prima della correzione di inizio giugno, il mercato è prezzato per la perfezione e la volatilità può essere brutale se i risultati trimestrali non si rivelano impeccabili rispetto alle aspettative (elevate) degli analisti, come insegna il tonfo di Broadcom del 4 giugno.

In ogni caso, la simulazione di Montecarlo, condotta sull’indice Sox tramite MFGPT, attribuisce allo scenario centrale (il più probabile) un ulteriore potenziale di apprezzamento superiore al 10% per i prossimi sei mesi.

Per smorzare il rischio e assumere un’esposizione più diversificata sui mercati emergenti asiatici, si può allargare la considerazione d’investimento alla piazza indiana, rimasta più indietro rispetto a quella taiwanese e soprattutto a quella sudcoreana, un po’ meno quella cinese la cui considerazione potrebbe essere ancora prematura. Cina, India, Taiwan e Corea del Sud arrivano da sole a pesare oltre l'85%-90% dell'intero indice Msci EM Asia, lasciando il residuale 10-15% a Tailandia, Indonesia, Malesia, Filippine e Vietnam.

A differenza di Msci, la Corea del Sud è considerata invece un mercato sviluppato da Ftse Russell e S&P Dow Jones grazie all’economia avanzata e al Pil pro capite elevato, ricomprendendola quindi nei loro indici «Developed Asia» assieme a Giappone e Singapore, una distinzione molto importante nell’acquisto di Etf sull’area asiatica.

Nel caso si preferisca tralasciare la Cina, perché il suo tempo nella catena del valore dell’AI deve ancora arrivare, l’indice più adatto diventa allora l’Msci Emerging Market Asia ex China, che comprende circa 400 titoli soprattutto di Taiwan, Corea del Sud e India. A questo si può aggiungere una posizione sulla piazza di Tokyo (+32% da inizio anno, +76% a 12 mesi), per bilanciare ancora di più l’esposizione verso le piazze asiatiche finché lo yen rimane debole: secondo T. Rowe Price, il Giappone è su nuovi record anche perché è uno dei pochi principali mercati sviluppati in cui la ripresa ciclica e le riforme strutturali stanno avvenendo contemporaneamente, oltre a ricoprire una posizione critica nella catena di approvvigionamento tecnologica globale attraverso le apparecchiature per semiconduttori, i materiali speciali, la robotica, i sensori e l'automazione industriale.

La corsa della Corea del Sud

L’indice locale è il Kospi Composit, oppure il Kospi 200 che circoscrive l’attenzione alle società più capitalizzate e scambiate (+94% da inizio anno, +182% a 12 mesi), mentre l’indice internazionale è l’Msci Korea riferito agli 80 titoli più capitalizzati. Nella versione «capped», adatta alla normativa europea Ucits, l’Msci Korea 20/35 limita al 35% il peso del titolo più capitalizzato, cioè Samsung, e al 20% il peso degli altri titoli. Samsung (+106% da inizio 2026, +275% in 12 mesi), SK Hynix (memorie e semiconduttori, +238% da inizio 2026 e +1.000% in 12 mesi) e Hyundai Motor sono i titoli più pesanti del listino di Seul.

La Banca centrale ha rivisto al rialzo le sue stime di crescita economica per quest'anno, portandole al 2,6% dal 2% previsto a febbraio, sostenute dalle forti esportazioni di semiconduttori, dalla resilienza dei consumi e dalla spesa pubblica supplementare. La piazza azionaria sudcoreana trae vantaggio dalla sua forza nelle memorie, soprattutto ad alta larghezza di banda, nei componenti e più in generale nelle infrastrutture legate all’AI. Ma non solo: anche la tecnologia industriale, la difesa e la cantieristica stanno sostenendo la crescita degli utili azionari, motivo per cui Seul è oggetto di estrema attenzione nonostante la lunga corsa, come afferma Simon Wiersma, Chief Investment Strategist di Ing.

Anche Federated Hermes giudica tutt’ora appetibili le valutazioni delle azioni, «dove i prezzi trattano intorno a 1,8 volte il valore contabile e 9 volte gli utili attesi, ancora ben al di sotto dei competitor globali nonostante la crescita degli utili a tre cifre guidata dai semiconduttori», osserva James Cook, Investment Director Emerging Markets. «Inoltre, le riforme in termini di governance stanno guadagnando terreno e la tendenza dei flussi di mercato è ora favorevole, invertendo la situazione di sottopeso che caratterizzava gli investitori esteri».

L’unicità della piazza di Taiwan

L’indice locale è il Taiex (+53% da inizio anno, +103% a 12 mesi), nel quale le società quotate a Taipei, poco più di 1.000, sono pesate per la capitalizzazione e il titolo Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più grande produttore di chip al mondo, +45% da inizio anno e +138% in 12 mesi) pesa per oltre il 40% dell'intero indice.

A livello internazionale viene utilizzato l’indice Msci Taiwan, che oggi ricomprende i primi 77 titoli più capitalizzati tenendo conto del flottante, oppure la versione «capped» (Msci Taiwan 20/35) adatta ai fondi e agli Etf dell’Eurozona, nonché il più circoscritto Ftse Twse Taiwan 50 Index.

Secondo Ing, anche la piazza di Taipei continuerà a essere di tutto interesse: Taiwan, infatti, beneficia della sua posizione unica nella produzione dei chip più avanzati al mondo e la dipendenza della catena globale del valore dell’AI da Tsmc consentirà al Paese di mantenere nel prossimo futuro un ruolo strutturalmente centrale.

India, l’emerging market asiatico più diversificato dopo la Cina

La piazza indiana è il terzo mercato azionario emergente asiatico giudicato particolarmente interessante da Ing; pur essendo meno direttamente legata all’hardware dell’intelligenza artificiale, resta interessante grazie alla forte crescita interna, alla digitalizzazione e a un quadro macroeconomico strutturalmente più favorevole rispetto alla Cina.

L'indice principale della borsa indiana è il NIFTY 50 (-10% da inizio anno, -4,7% a 12 mesi), relativo alle 50 società più grandi e liquide quotate sul National Stock Exchange of India che è la principale borsa valori del Paese per volume di scambi, seguito dal Sensex che è riferito alle 30 blue chip del Bombay Stock Exchange, la borsa più antica dell'Asia. Entrambi gli indici sono pesati per la capitalizzazione di mercato corretta per il flottante e sono dominati dai servizi finanziari (HDFC Bank e ICICI Bank), dal settore IT con colossi come Infosys e TCS, nonché dal conglomerato energetico-industriale Reliance Industries. A livello internazionale, il più importante è l’indice Msci India, che include 165 società a grande e media capitalizzazione dove, a differenza della Corea del Sud e Taiwan, le più grandi hanno un peso naturale che non supera il 10%, seguito dal Ftse India Index che annovera 276 azioni nel paniere.

Cina, in attesa del suo momento di gloria

La piazza cinese, invece, continua a restare indietro: l’innovazione tecnologica è reale, ma il mercato azionario deve fare i conti con ostacoli più persistenti, tra cui una crescita interna più debole, rischi politici, tensioni geopolitiche e restrizioni all’accesso ai chip più avanzati, osserva Ing. Nel 2026 il mercato ha premiato soprattutto il lato hardware dell’AI e in questa parte della catena del valore è meno ben posizionata ai vertici rispetto alla Corea del Sud, a Taiwan o agli Stati Uniti. La Cina, infatti, è forte nelle applicazioni, nell’efficienza e nella distribuzione open source, ma più debole proprio nei segmenti ai quali il mercato azionario attribuisce oggi le valutazioni più elevate: chip di frontiera, capacità Gpu di fascia alta e infrastrutture AI più redditizie. Questo spiega perché il Dragone si stia mantenendo relativamente indietro nel rally azionario dell’AI, nonostante i chiari progressi tecnologici sottolineati da WisdomTree: man mano che l’AI si integra sempre più nella robotica, nei veicoli autonomi e nelle fabbriche intelligenti, il megatrend entra in una nuova fase dove la Cina è molto presente, potendo raccogliere a quel punto il testimone della crescita azionaria da Seul e Taipei. L'ecosistema manifatturiero cinese, la rapida iterazione dei prodotti e la domanda interna di automazione ne fanno infatti un mercato chiave per l'implementazione iniziale dell'IA fisica.

Il punto di riferimento locale è l’indice Csi 300 (22% banche e assicurazioni, 15% tecnologia, 13% beni di consumo primari, 13% industriali e rinnovabili, oltre ad altri settori), una sorta di S&P500 del mercato continentale cinese (+4% da inizio anno, +26% a 12 mesi). Scindendo le due aree continentali dove sono quotate (in renmibi) le azioni di classe A, esistono l’indice Sse Composit per la piazza di Shanghai (la piazza «old economy» dominata da energia e finanza) e l’indice Shenzhen Component per la piazza tecnologica di Shenzhen. A livello non continentale, l’indice Hang Seng (-2,4% da inizio anno, +5,6% a 12 mesi) accoglie le azioni di classe H delle grandi multinazionali cinesi quotate sulla piazza (offshore) di Hong Kong nel relativo dollaro, dove i titoli possono pesare al massimo l’8% sull’indice (Hsbc e Alibaba sono le azioni che hanno raggiunto la soglia massima).

A livello internazionale, l’indice Msci China All Share ricomprende le azioni a grande e media capitalizzazione di tutte e tre le piazze più gli Adr di società cinesi quotati a New York, mentre l’indice Msci China A si limita a quelle continentali e l’Msci China è rivolto principalmente alle società quotate a Hong Kong più gli Adr quotati al Nyse (limitando le principali azioni continentali a un peso ridotto dell’80%). L’indice Ftse China 50, invece, restringe ulteriormente le condizioni di liquidità ai primi 50 titoli della sola piazza di Hong Kong. (riproduzione riservata)



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