
VanEck Uranium & Nuclear Technologies Etf
La crescita della domanda globale di elettricità, spinta anche dall’intelligenza artificiale e dai data center, sta riportando al centro il tema delle fonti energetiche pulite e alternative ai combustibili fossili. Tra queste ultime, spicca l'energia nucleare, grazie alle basse emissioni di carbonio (anche se produce altri tipi di scorie e l’estrazione dell’uranio ha un forte impatto ambientale) e all'elevata efficienza; può, in effetti, diventare una componente importante del mix energetico sostenibile, guardando al lungo termine.
D’altronde, il dibattito energetico, europeo in particolare, è stato dominato nell’ultimo decennio da due concetti chiave: fonti rinnovabili e decarbonizzazione, che hanno subito una accelerazione dopo la guerra in Ucraina e la crisi del gas, la competizione geopolitica tra blocchi economici, la necessità di alimentare una nuova generazione di infrastrutture digitali. Tutti fattori che, messi insieme, hanno riportato attenzione sul nucleare. Le implicazioni coinvolgono tipicamente aziende dei comparti utility, infrastrutture, materie prime strategiche.
Prima della guerra in Ucraina una quota significativa del fabbisogno energetico europeo dipendeva dalle importazioni di gas russo, e da li si è capita la vulnerabilità di un sistema fortemente esposto a fornitori esterni e a dinamiche geopolitiche difficilmente controllabili. Da allora, il tema non è più solo quello delle emissioni di carbonio, ma anche quello della sicurezza e dell’autonomia energetica. Il nucleare presenta, peraltro, caratteristiche difficilmente replicabili da altre tecnologie: garantisce produzione continua, non dipende dalle condizioni atmosferiche e riduce la necessità di importare combustibili fossili. .
Un pilastro complementare alle fonti rinnovabili pulite per eccellenza (solare, eolico, idroelettrico).
In merito alla domanda, l’utilizzo dell'intelligenza artificiale e lo sviluppo dei grandi data center sta determinando una crescita strutturale della domanda elettrica. L'addestramento dei modelli generativi, i servizi cloud e le infrastrutture digitali richiedono una quantità di energia che pochi anni fa sarebbe sembrata difficile da immaginare. Negli Stati Uniti, numerose società tecnologiche (ad esempio, Microsoft e Constellation Energy) hanno già iniziato a valutare accordi di lungo termine con operatori nucleari per assicurarsi forniture stabili di elettricità.
Constellation Energy

Inoltre, non bisogna pensare ai mostri nucleari degli anni 80. Buona parte dell'interesse finanziario si concentra oggi sugli Small modular reactors (Smr) che, a differenza delle centrali nucleari tradizionali, hanno dimensioni ridotte e sono progettati per essere costruiti in modo modulare e in tempi rapidi.
E quando si parla di nucleare, l'attenzione degli investitori si concentra, inevitabilmente, sull'uranio, la cui produzione mondiale è concentrata in pochi Paesi, mentre alcune fasi della sua lavorazione dipendono ancora da operatori collocati in aree geopoliticamente sensibili. L'uranio, in tal senso, potrebbe assumere nei prossimi anni un ruolo di materia prima apparentemente abbondante ma strategicamente critica. In termini di singole aziende e settore, le utility sono determinanti, soprattutto se dispongono di reti elettriche strategiche.
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Guardando agli Etf facilmente raggiungibili dagli investitori italiani, che permettono di assumere una esposizione diversificata (preferibile) sulle aziende coinvolte nella filiera dell’uranio e dell’energia nucleare, chiaramente, la concentrazione è molto elevata e per questo la posizione in portafoglio deve essere satellite. Ad esempio, l’Etf a maggior capitalizzazione di Vaneck su tale tematica ingloba solo 25 azioni, e solo i primi 3 titoli (Cameco, Oklo e NextGen Energy) valgono il 30% circa del paniere. Nonostante questo elemento non troppo a favore, la decorrelazione rispetto al mercato è evidente, come evidenziato dal coefficiente di correlazione lineare, calcolato rispetto all’indice Msci World negli ultimi 3 anni, prossimo a 0,5. Il beta superiore a 1 lascia però comprendere la dinamicità del sottostante, non considerabile certo a bassa volatilità.
Altri Etf provider che consentono di prendere posizione sulla filiera nucleare sono Global X, Hanetf, Wisdomtree, Ubs Etf e First trust.
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In termini di trend, il 2025 ha dato grosse soddisfazioni per chi ha puntato su questo tema, mentre il 2026 evidenzia una fase di consolidamento/debolezza, utile per chi intende prendere posizione con un approccio contrarian. Il P/e medio di molte società in tali indici non è contenuto ma nemmeno troppo elevato, mentre un elemento a sostegno di una quota in portafoglio (che aiuta a diversificare) è l’allocazione geografica, sbilanciata verso Canada e Giappone, a scapito di Stati Uniti ed Europa. (riproduzione riservata)