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Con le banche centrali di nuovo all’opera, si prospetta una calda estate

Valute per trader di tutti i gusti

MFT - Numero 124 pag. 19 del 25/06/2019

Milano Finanza Intelligence Unit

Per gli abitudinari c’è l’euro/dollaro che si conferma il cambio più tecnico. Lo yen è per quanti prediligono una direzione fissa. Per il brivido rivolgersi alla lira turca

Valute per trader di tutti i gusti

Con le banche centrali pronte a riarmare i loro cannoni di politiche monetarie accomodanti, ci aspetta una calda estate sul valutario. E i forex trader già si sfregano le mani per le opportunità da cogliere. Sta solo a capire qual è il cambio da scegliere per la propria abilità/propensione al rischio. Ce n’è per tutti i gusti: per i trader più tradizionali c’è l’euro/dollaro, per quelli a cui piacciono le tendenza forti sostenute dai fondamentali c’è lo yen mentre quelli che preferiscono i movimenti lunghi c’è da aspettare che parta (a ribasso) la sterlina/dollaro e infine, per quelli a cui piace il brivido, c’è la lira turca. Partendo dall’euro/dollaro, l’andamento degli ultimi giorni lascerebbe presupporre un rialzo di medio termine anche se il raggiungimento di quota 1,14 dollari (1,1399 dollari per la precisione) durante la giornata di ieri apre uno spiraglio per discesa di breve periodo nelle prossime sedute con la possibilità di tornare verso la precedente resistenza, ora supporto, di 1,1330 dollari per poi ripartire a rialzo con target di medio/lungo a 1,1550 dollari.

La pausa di riflessione è tra l’altro sostenuta anche dal fatto che quota 1,14 dollari, rappresenta il 61,8% del ritracciamento di Fibonacci del movimento discendente partito con il massimo del 10 gennaio scorso a 1.1570 dollari e culminato con il minimo del 23 maggio 2018 a 1,1107 dollari. L’impostazione tuttavia presuppone uno statu quo delle questioni fondamentali che tutto sembrano, salvo che immobili. Considerato che il prossimo incontro della Bce è previsto per il 25 luglio prossimo, mentre quello della Fed è per 31 luglio 2019, l’appuntamento da segnarsi in agenda è il 28/29 giugno con il summit G20 di Osaka. A margine di quell’incontro, due potrebbero essere gli avvenimenti in grado di cambiare la situazione. Il primo, riguarda l’incontro tra il presidente Usa Trump e quello cinese Xi Jinping durante il quale si dovrebbe arrivare ad una soluzione in tema dazi ridando lustro al dollaro. Il secondo, è la partita che si gioca tra il Giappone e il resto del mondo. Dovrebbero infatti arrivare le delucidazioni in merito alle dichiarazioni del governatore della Banca centrale del Giappone riguardo alle misure extra che verranno messe in campo dall’istituto centrale per far fronte al basso livello d’inflazione del paese. «La BoJ sta considerando misure accomodanti extra» ha detto la settimana scorsa il governatore Haruhiko Kuroda. Il paese deve trovare delle soluzioni per affrontare i contraccolpi derivanti dallo scontro Usa/Cina. I dazi hanno fatto calare le esportazioni giapponesi del 7,8% a maggio. Si tratta del sesto mese consecutivo in cui si registra una flessione. Il crollo è dovuto soprattutto al calo delle spedizioni di parti di automobili e di macchinari per la produzione di chip verso la Cina questa tendenza ha provocato il primo deficit commerciale da quattro mesi a questa parte. Inoltre la crescente incertezza economica e il rallentamento della crescita globale stanno danneggiando i produttori di strumentazioni di precisione, uno dei settori più forti del manifatturiero giapponese. I dati mostrano infatti un calo del 10% su base annua delle vendite verso la Cina, primo partner commerciale del Giappone.

Ma anche l’export verso il resto dell’Asia è andato male, essendosi contratto del 12%, soprattutto a casa della riduzione della domanda da parte delle grandi aziende elettroniche esterne alla Cina, come ad esempio Samsung. Per questo motivo anche la Bank of Japan giovedì si è dichiarata pronta ad espandere ulteriormente la sua politica monetaria. Il presidente Kuroda ha appunto dichiarato «prenderemo ulteriori misure di accomodamento monetario senza esitare se vedessimo un rischio per l’inerzia della convergenza dell’inflazione al target del 2%», precisando che si tratterebbe di ulteriori riduzioni dei tassi di interesse o di un aumento della portata del programma di acquisti di asset. Queste dichiarazioni non sono riuscite a spegnere la forza della moneta giapponese che continua da quota 112 yen non ha più smesso di apprezzarsi arrivando a far toccare al dollaro/yen un minimo a 107,24 yen. Questo cambio tra tutti è quello forse meglio impostato nel medio/lungo termine con i trader che hanno già deciso come posizionare i propri trade di medio termine.

Tecnicamente infatti, con la violazione del supporto di 107,80 yen, il cambio ha rafforzato la sua tendenza negativa che adesso mete nel mirino i minimi di febbraio/marzo del 2018 a quota 106 yen. Questi livelli però sarebbero solo l’antipasto prima del piatto forte, rappresentato dal minimo del 26 marzo 2018 a 104,61 yen. Molto interessante anche l’euro/sterlina che sta combattendo contro la resistenza di quota 0,8950 sterline. Tale barriera probabilmente verrà meno nei prossimi giorni avendo già resistito a due attacchi. Il target successivo si trova a 0,9050 sterline ed è rappresentato da una serie di massimi relativi battuti lungo quasi tutto il mese di dicembre 2018. Di più difficile interpretazione la sterlina contro il dollaro. La debolezza della sterlina su questo cambio è mitigata dall’attuale situazione sul dollaro che frena la discesa del cambio restando a ridosso di 1,2750 dollari.

L’idea di fondo tuttavia è per una discesa del cambio con attacco ai minimi di area 1,25 dollari qualora il dollaro riprenda il suo status di moneta forte. Operatività ad alto contenuto di adrenalina per quelli che scelgono la lira turca. Il cambio euro/lira ha ricominciato ad agitarsi dopo che le nuove elezioni amministrative di Istanbul hanno decretato la vittoria del candidato d’opposizione (al presidente Erdogan), Ekrem Imamoglu. La moneta turca ha così subito nuova pressione ribassista andando a chiudere la seduta di ieri lunedì 24 giugno a 6,614 lire. Gli operatori che seguono questo cambio si aspettano a breve il raggiungimento della resistenza di 6,70 lire che, se infranta al rialzo, potrebbe spedire le contrattazioni verso i 6,80 in prima battuta per poi raggiungere le 7 lire tonde. Tuttavia, potrebbe tranquillamente verificarsi un cambio di direzione con un rafforzamento della lira turca alla luce di possibili accordi tra le parti politiche. Qui, può veramente succedere di tutto, tanto, la cosa che importa ai trader è solo che si muova. (riproduzione riservata)



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