Il comparto delle utilities non è mai stato sotto la lente dei trader come in questi giorni. Certo, le banche con il loro risiko e la debolezza dell’automotive sono temi di grande attualità, e infatti vanno benissimo per le operazioni intraday. Con le utilities però si sta parlando di un trade di posizione.
A scanso di equivoci, è meglio chiarire subito che non si tratta di una posizione lunga nel tempo quanto può essere quella di un cassettista, che punta ai dividendi. Si tratta di un trade che può variare da una settimana, fino ad un massimo di un mese. Dipende da quando parte e dall’intensità che potrà sprigionare. Praticamente tutti i titoli degli operatori energetici sembrano ai piedi di un movimento rialzista significativo.
L’indice stesso, il Ftse Italia All-share utilities, dopo aver ritracciato la settimana scorsa l’ex resistenza di 38.720 punti, si ritrova già sui massimi relativi (ieri +0, 98% a 39.560 punti), pronto ad attaccare la soglia psicologica dei 40 mila punti e poi puntare verso il target di 43 mila punti. Alla base di questa strategia rialzista sulle utilities c’è il fatto che gli operatori scommettono su una fase di soft lending dell’economia che verrà contrastata dalle banche centrali attraverso una riduzione rapida e abbastanza profonda dei tassi. Secondo gli analisti di Equita, una riduzione di 50 punti base dei tassi reali a lungo termine avrebbe un impatto negativo di circa il 2% sugli utili delle utility regolate, ma con contestuale aumento della valutazione di queste (nell’ordine del 6/7%), per i minori oneri finanziari legati a debito e sviluppo. E’ proprio su questo scenario che puntano i trader.
Enel ad esempio, una volta superati gli scorsi massimi di 7,20 euro (ieri a +1% a 7,06 euro), dovrebbe puntare dritta verso l’area di 7,70 per poi probabilmente tentare l’assolto degli 8 euro. Hera invece, già oggi potrebbe superare la resistenza di 3,60 euro, per puntare poi a raggiungere l’area dei 4 euro (previa rottura dell’altra barriera posta ai 3,70 euro). (riproduzione riservata)