Allacciare le cinture di sicurezza per chi opera sui listini Usa, perché è in corso un rallentamento della speculazione. Nonostante il calo a doppia cifra delle ultime sedute, non si tratta (ancora) di vendite forzate o peggio ancora di panic selling, ma tecnicamente di una fase di deleveraging. Gli operatori statunitensi sono infatti in fase di riduzione della leva finanziaria con cui sono esposti sui mercati finanziari, e in particolare sul comparto dei tecnologici, come evidenzia il riassorbimento dei multipli in atto. Per capire bene cosa sta succedendo è forse utile partire dal concetto di leva finanziaria (leverage), ossia il rapporto tra il capitale proprio e quello preso a prestito da terzi. Una leva pari a 1 esprime una coincidenza tra capitale investito e capitale proprio, se è superiore a 1 vuol dire che quello preso a prestitosupera di tol volte quello proprio. Negli Stati Uniti, per cultura finanziaria e maggiore abitudine all'azzardo, questo concetto è portato all'estremo sui mercati mediante il cosiddetto margin debt, ovvero la possibilità di investire su un pacchetto di titoli senza doverlo pagare per intero ma utilizzando un conto a margine: la parte dell'investimento pagata personalmente è detta margine o patrimonio netto, l'altrà verrà presa a prestito, a fronte di un pagamento di interessi, dal proprio broker (appunto margin debt). La cosa interessante è che a garanzia del prestito è l'investimento stesso il pacchetto di azioni. Esistono vincoli normativi a questa pratica, piuttosto laschi, considerato che il Regolamento T della Federal Reserve limita il broker a prestare al massimo il 50% dell'investimento iniziale. A livello di portafoglio aggregato la Financial Industry Regulation Authority (Finra, l'associazione privata che autoregola le società di brokeraggio in Usa) e le borse hanno inoltre un requisito di margine di mantenimento del 25%, il che significa che il patrimonio netto dei clienti deve essere superiore a tale rapporto nei conti a margine. La discesa sotto tale livello attiva la richiesta di margin call da parte del broker che obbliga il cliente a reintegrare il capitale mancante, pena la chiusura d'ufficio delle posizioni. La Finra calcola mensilmente l'ammontare di debito a margine che viene concesso ai clienti dei suoi membri ed è evidente come nelle scorse settimane si sia verificata una riduzione dell'esposizione a leva degli investitori. L'ultimo dato disponibile evidenzia che a fine marzo il margin debt aggregato ammontava a 799 miliardi di dollari, in calo di quasi il 5% rispetto agli 835 miliardi di dollari del mese precedente. La tendenza alla riduzione delle posizioni a leva è però in atto da ottobre 2021, quando il saldo a debito aveva raggiunto il top di 935 miliardi di dollari. Un'accelerazione significativa alla riduzione delle leva si è verificata anche a gennaio quando si è passati dai 910 miliardi di dollari di fine anno agli 829 di fine gennaio e non è dunque un caso che proprio a fine dicembre 2021 si siano registrati i massimi storici sugli indici Usa. Secondo gli analisti questo meccanismo di deleveraging è cominciato con l'intenzione della Fed di rialzare i tassi e andrà continuando per i prossimi mesi fino a quando non si raggiungerà un'esposizione a leva globale intorno ai 600 miliardi di dollari, sui livelli di maggio 2018. A livello operativo tutto ciò si dovrebbe tradurre in un ulteriore storno delle borse nei prossimi mesi con il future sull'S&P500 intorno ai 3.500 punti e quello sul Nasdaq 100 sui 10 mila punti. (riproduzione riservata)