Lo yen giapponese questa settimana ha preso in contropiede i forex trader meno accorti. La valuta nipponica ha infatti registrato una svalutazione significativa nonostante si fossero alzate significativamente le aspettative di un rialzo dei tassi d’interesse da parte della Bank of Japan. È stato però nel giorno dell’effettivo rialzo del tasso della BoJ che la valuta ha sofferto maggiormente andando a chiudere le contrattazioni del dollaro/yen a ridosso della resistenza statica di 157,5 yen, con una performance settimanale a favore del dollaro di circa l’1%.
La débâcle non è stata solo contro il biglietto verde perché lo yen ha perso anche contro l’euro, andando ad aggiornare un nuovo massimo storico del cambio euro/yen sopra quota 183 yen e contro la sterlina, dove sono stati toccati i livelli più alti dal 2008, ad oltre 210 yen.
Come anticipato, il movimento è maturato nonostante la BoJ abbia alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo allo 0,75%, il livello più elevato degli ultimi trent’anni. Una decisione ampiamente attesa e già incorporata nei prezzi, che non è stata sufficiente a sostenere lo yen. Dopo un primo, contenuto rafforzamento immediatamente successivo al comunicato, la valuta ha iniziato a perdere terreno durante la conferenza stampa del governatore Kazuo Ueda. Il mercato ha infatti reagito negativamente al tono prudente e poco incisivo delle indicazioni sul futuro percorso dei tassi.
Nel comunicato ufficiale, la Bank of Japan ha ribadito che l’inflazione di fondo dovrebbe convergere stabilmente verso l’obiettivo del 2% nella seconda metà dell’orizzonte di previsione fino all’anno fiscale 2027. Ha inoltre sottolineato che, anche dopo il rialzo, i tassi reali restano significativamente negativi e che le condizioni finanziarie continuano a essere accomodanti. La banca centrale ha confermato la disponibilità a ulteriori strette monetarie qualora crescita e inflazione evolvano in linea con le previsioni, ma senza fornire indicazioni chiare su tempi e intensità delle prossime mosse. Proprio questa mancanza di una forward guidance più aggressiva ha deluso gli operatori, che puntavano su segnali più espliciti circa l’avvicinamento del tasso neutrale e una normalizzazione più rapida della politica monetaria. Ueda ha evitato di quantificare il livello del tasso neutrale e ha insistito sulla necessità di valutare, di volta in volta, l’impatto dei rialzi su credito, consumi, investimenti e stabilità economica. Un approccio che il mercato ha interpretato come un freno alle aspettative di nuovi aumenti nel breve termine, favorendo le vendite di yen.
Il contesto resta inoltre condizionato dal differenziale dei tassi con gli Stati Uniti e dall’interesse persistente per le operazioni di carry trade, che continuano a penalizzare la valuta giapponese. L’indebolimento dello yen ha riacceso le speculazioni su un possibile intervento delle autorità, soprattutto se il cambio dovesse spingersi verso l’area 158–160, zona già difesa in passato con massicce vendite di dollari nell’estate del 2024. (riproduzione riservata)