Con il cambio di governo torna in auge la Raider Tax (la nuova imposta sulle transazioni finanziarie che dovrebbe sostituire l’attuale Tobin Tax), che potrebbe essere addirittura inserita nella manovra di ottobre. «I tempi sono stretti ma ci sono, bisognerà vedere la volontà», ha spiegato a MF/Tradingonline il senatore del Movimento Cinque Stelle, Mario Turco, primo firmatario della proposta di legge. Il Testo rimarrà in discussione sulla piattaforma Rousseau fino al 29 settembre 2019, data entro cui ognuno può commentare o fare una proposta di variazione.
Le probabilità che venga inserita nella manovra sono maggiori rispetto a quando c’era il governo giallo-verde perché il Partito Democratico è più favorevole a questo tipo di tassa rispetto alla Lega. La ragione principale, che alza le probabilità per un’accelerazione dei tempi nella presentazione della proposta, è però il fatto che bisogna trovare tanti soldi in poco tempo. «Il nostro intento», spiega il senatore Turco, «è quello di aiutare a trovare risorse per riuscire a sterilizzare l’aumento dell’Iva per poi creare un fondo a favore dello sviluppo e innovazione per le pmi quotate nei mercati regolamentati».
Si punta a raccogliere entrate fiscali per 2-3 miliardi di euro ogni anno. Obiettivi ambiziosi alla luce della fallimentare esperienza con la Tobin Tax del governo Monti che puntava a raccogliere 1-1,2 miliardi di euro e invece si arriva al massimo a 300 milioni l’anno. L’impianto della Raider Tax è però completamente diverso da quello della Tobin Tax perché punta a colpire gli speculatori finanziari, e distinguendo tra operatori istituzionali e investitori privati. Più in dettaglio, l’imposta sulle transazioni finanziarie in acquisto avrà un’aliquota fiscale non superiore allo 0,003% del valore della transazione, prevedendo una tassazione maggiore per i soggetti istituzionali rispetto ai privati. «Gli scaglioni dovrà però definirli il Mef», ha spiegato Turco.
L’aliquota sarà dimezzata per trasferimenti sui mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione. L’imposta si riduce poi di un terzo se, all’atto di compravendita, si dichiara l’impegno a non vendere per un anno. Se si vende prima, si pagherà un’imposta aggiuntiva dello 0,1%. Sono esentate le operazioni di soggetti privati sotto i 200 mila euro. Anche per le operazioni in vendita sono previsti degli scaglioni, ma l’aliquota massima non potrà superare lo 0,2% del valore dell’operazione, prevedendo anche qui una maggiore tassazione per i soggetti istituzionali rispetto ai privati. La tassazione sulle vendite sarà inoltre progressiva sulla base della detenzione temporale degli strumenti (più elevata nell’intraday). Altra novità riguarda la tassazione sulle plusvalenze dei Titoli di Stato.
«Questi strumenti», ha aggiunto Turco, «non possono essere oggetto di speculazione» e pertanto in caso di vendita di un titolo di Stato a lunga scadenza con vita residua superiore a 10 anni, la plusvalenza sarà tassata al 26% invece che al solito 12,5%. Per gli strumenti derivati invece, il testo prevede che future, cw, warrant, cfd, certificate avranno una tassazione a scaglioni, non superiore allo 0,0030% del valore dello strumento. Le operazioni di copertura con derivati avranno una tassazione fissa in base allo strumento utilizzato. Gli operatori che fanno le vendite allo scoperto, con titoli di Stato come, saranno i più colpiti con una tassazione massima dello 0,5% sul valore del contratto. Un’altra novità (al passo coi tempi) è la tassazione sulle operazioni in valute virtuali che sarà sempre a scaglioni ma con un massimo dello 0,009%. Batosta infine sulle transazioni ad alta frequenza (Hft) che avranno un’imposta non superiore allo 0,10%, da modulare secondo principi di progressività al crescere del controvalore della transazione. (riproduzione riservata)