Razionalmente sarebbe corretto piazzare lo stop loss sulla cifra tonda dei 3 dollari (livello da cui è partito l'ultimo swing ribassista) in quanto gli operatori più propensi al rischio e con linee di difesa più solide potrebbero chiudere bruscamente l'operazione sopra 3,10 dollari. Sotto il profilo del rischio/rendimento si tratta quindi di una strategia ben equilibrata: a fronte di un utile potenziale del 40% si rischia di perdere il 7% nel migliore dei casi e il 10% nel peggiore.
Il rame vale 12,50 dollari per tick e che ognuno di questi vale 0,05. La distanza dai prezzi attuali al target è di 1.600 tick, quindi l'utile potenziale è di 20 mila dollari, mentre la perdita potenziale è di 5 mila dollari in caso di chiusura a 3 euro e di 7.500 dollari a 3,10 dollari. Per operare sul rame occorrono 2.700 euro circa per il contratto maxi e a 1.400 euro per quello mini il cui tick di 0,2 vale 25 dollari, un quarto del contratto standard.
I broker di norma propongono future scambiati sul Comex, ma esistono altri contratti quotati sul Lme, il London Metal Exchange. Poiché spesso si fa riferimento a questo tipo di contratto, è utile rendere omogenei i livelli di riferimento: la barriera dei 3 dollari sul Comex è rappresentata da quota 7.000 sul grafico dell'Lme. Il target a 2 dollari corrisponde a quota 6.000 e gli stop loss sono rispettivamente a 7.000 (3 dollari) e 7.100 (3,11).
Accanto al contratto a termine ci sono poi i contratti per differenza e gli etc. I primi hanno specifiche analoghe a quelle dei future, ma in genere con leve maggiori. Di solito i broker che offrono i cfd non chiedono canoni per l'accesso ai mercati a fronte magari di spread un po' più alti.
Anche gli etc sono un ottimo strumento per i trader perché, al contrario dei future, non si devono pagare margini. Per contro la performance non è lineare rispetto alla variazione del sottostante ma tiene conto dell'interesse composto.
Il responso delle analisi. Tornando all'analisi tecnica, il target viene individuato proiettando l'altezza del triangolo indicato verso il basso partendo dal supporto. Visto che i prezzi si sono mossi tra 4 e 3 dollari per oltre due anni, ora il target è a 2 dollari, obiettivo che dovrebbe essere raggiunto più velocemente dei precedenti visto che di solito il mercato fa l'80% del movimento nel 20% del tempo. L'uscita dalle congestioni provoca rapidi movimenti perché metà delle posizioni aperte sono per forza di cose sbagliate così, man mano che queste vengono chiuse, il trend aumenta di velocità.
Se dal punto di vista tecnico l'operazione appare ben strutturata, qualche obiezione arriva dal Cot, il report Usa che rivela la posizione di investitori e operatori del settore. L'indagine rivela una massa consistente di posizioni long dei Commercial, i principali operatori dell'industria del rame: questi hanno evidentemente ritenuto troppo bassi i prezzi dell'ultimo periodo e quindi hanno continuato a comprare. Ma dopo il recente ritracciamento gli acquisti sono calati. Dall'altra parte ci sono i fondi di investimento che in genere hanno posizioni correlate al trend: se si scende sono short, mentre se si sale sono long. Nelle ultime settimane hanno alleggerito le posizioni short.
In base al Cot decisive per l'esito della strategia saranno quindi le prossime due settimane: se eventuali nuovi minimi di mercato non saranno accompagnati da nuovi massimi nel numero di posizioni rialziste da parte dei commercial e i fondi di investimento non incrementeranno le posizioni short, il segnale ribassista sarà compromesso e occorrerà procedere con cautela.
Anche la stagionalità gioca però contro il ribasso del rame visto che nei primi mesi dell'anno il metallo è sempre salito. Stavolta però manca il sostegno della domanda cinese: gli investimenti crescono più lentamente rispetto che in passato e il Paese oggi punta più sui consumi interni che sugli investimenti. Il grande ciclo al rialzo delle materie prime sembra quindi esaurito e l'andamento del petrolio ne è la riprova. Gli investitori istituzionali hanno venduto basket di materie prime e così il rame, che ha un buon peso all'interno dei panieri, è risultato uno dei metalli più colpiti.
Hedge fund ko. Ma la débâcle di rame e commodity in parte si autoalimenta perché la rapida discesa ha avuto un effetto devastante sugli investimenti a leva sulle materie prime. «Molti hedge fund specializzati sul rame, a causa dei rendimenti troppo bassi, hanno liquidato tutte le posizioni alimentando la caduta del mercato», ha spiegato Mauro Ippolito, analista di Wings Partners, società di consulenza in commodity. L'ultimo a collassare è stato il fondo Brevan Howard, ma nei primi sei mesi del 2014 sono ben 461 i fondi che hanno chiuso e i recenti movimenti di mercato non sembrano favorire l'arresto dell'emorragia.
Il calo dei prezzi degli ultimi giorni sul rame si spiega anche con le ricoperture degli operatori che avevano venduto alcun opzioni put e hanno dovuto ricoprirsi shortando il future. Ma anche i recenti scandali nel porto di Qingdao hanno aggiunto benzina sul fuoco: le autorità cinesi hanno scoperto l'emissione di fatture false per ottenere crediti bancari. E le cattive notizie non sono finite qui. Il senato Usa ha messo sotto accusa l'approccio di alcune case di investimento per creare ingenti scorte di magazzino grazie a incentivi milionari a banche e fondi, incluso un hedge fund che detiene gran parte del rame scambiato sull'Lme. Risultato: molti fondi sono usciti dall'investimento sui metalli per timore di ulteriori effetti negativi sui prezzi. (riproduzione riservata)