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Chiude il fondo di Credit Suisse che puntava sul ribasso dell’indice della volatilità

Tutte le vittime del Vix Index

MF - Numero 031 pag. 21 del 13/02/2018

Milano Finanza Intelligence Unit

Crollo dell’80% anche per l’LJM Preservation&Growth fund. Colpa delle tensioni sui mercati della scorsa settimana che hanno fatto lievitare l’indicatore, sui cui molti operatori avevano posizioni short

Ha fatto molte vittime illustri il ritorno della volatilità. Come Credit Suisse e tutti quelli che hanno investito nel suo fondo Xiv Etn, crollato la settimana scorsa del 90% e ora in procinto di essere chiuso definitivamente (il prossimo 21 febbraio). E non è stata la sola a rimanere con il cerino in mano. Le fa compagnia LJM Partners, hedge fund americano che sul fondo LJM Preservation&Growth fund ha accusato una perdita dell’80%. Tutta colpa del Vix, l’indice che misura la volatilità implicita dell’indice S&P e che quindi rappresenta le aspettative del mercato sulla volatilità nei 30 giorni successivi. Non a caso viene anche detto indice della paura, perché rileva subito eventuali tensioni sui mercati. Chi ha scommesso sul suo ribasso (e, con Wall Street che correva, lo short sul Vix è stato uno dei trade più gettonati nel 2017 quando era rimasto nel trading range tra 10 e 14 punti) quindi su un calo della volatilità, ci ha lasciato le penne. In realtà l’anno scorso molti hanno guadagnato da quest’operazione, compreso il fondo di Credit Suisse, passato da 40 a 144 dollari nell’arco dei 12 mesi, ma poi in un attimo lo scenario si è ribaltato.

Causa scatenante del brusco movimento del Vix della scorsa settimana sono state le aspettative di un aumento dell’inflazione negli Usa a seguito dei dati positivi sull’incremento dei salari. Questi fattori hanno modificato le aspettative di rialzo dei tassi da parte della Fed, portando da tre a quattro i rialzi attesi nel corso del 2018. L’ipotesi di un irrigidimento della politica monetaria americana favorirà un futuro deflusso dei capitali dal mercato azionario verso l’obbligazionario, penalizzando le quotazioni attuali. Con prospettive simili, l’indice Vix ha ripreso a salire ed è partita la corsa a coprirsi per tutti quelli che stavano scommettendo sul suo ribasso. La scelta più frequente è stata l’acquisto di future sul Vix, favorendo dunque un ulteriore rialzo dell’indice. Al tempo stesso, altri fondi che replicano l’andamento della volatilità si sono trovati sottoesposti e si sono dovuti coprire vendendo gli indici azionari innescando un circolo vizioso. A tutto questo va anche aggiunto che ormai a intervenire sul mercato sono soprattutto i sistemi automatizzati e gli high frequency trader (Hft) che spingono all’estremo qualsiasi movimento. Le forti tensioni della settimana scorsa tuttavia sembrano rientrate, ma i trader hanno avuto un assaggio di come potrebbero essere in futuro le correzioni dei mercati. Per ora l’S&P500 sembra si stia assestando sopra ai 2.600 punti, rientrando nel canale rialzista in essere dall’inizio del 2016. I livelli da monitorare sono il supporto statico dinamico di 2.480 punti che, se infranto al ribasso, potrebbe produrre la fine del ciclo rialzista che sta ancora interessando gli indici americani. Scenario tecnicamente delicato per quanto riguarda il Vix sull’S&P500. Il derivato si trova infatti a ridosso di 21 punti, dove transita una resistenza dinamica formata da una trendline discendente. In caso di violazione rialzista di quest’ultima, con chiusura settimanale al di sopra di 21 punti, il segnale di alert verrebbe lanciato.


Anche i mercati europei hanno ovviamente sentito gli scossoni americani con il Vstoxx, l’equivalente nostrano del Vix Usa, balzato da 20 punti a un massimo relativo sopra 36 punti, salvo poi stabilizzarsi intorno ai 28 punti. Il livello chiave su questo derivato è 34 punti, oltre il quale si potrebbe verificare un rialzo verso quota 42. «In Europa potremmo assistere a una nuova fase di volatilità in prossimità delle elezioni italiane del 4 marzo che potrebbero riproporre un contesto rischioso per i titoli di Stato tricolore, trascinando nell’incertezza tutta l’Europa», ha spiegato Antonio Sidoti di Wisdow Tree Investments. Secondo lo specialista però il vero banco di prova anche nel Vecchio Continente sarà legato alla politica monetaria della banca centrale. Dai flussi che si sono registrati sui vari Etp si è riscontrato che gli investitori, nonostante tutto, hanno implementato strategie di copertura proprio lavorando sui derivati della volatilità. I più scambiati sono il Lyxor S&P500 Vix Future e il Boost S&P500 Vix Short Term Future 2.25 Lev. Entrambi puntano su un rialzo della volatilità, mentre quelli legati al un suo ribasso sono stati abbandonati dagli operatori. (riproduzione riservata)



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