La volatilità rimane ancora sostenuta, dopo l’impennata del 3 aprile seguita allo shock sui dazi, sfavorendo gli investimenti azionari che rimangono in modalità «risk-off»: il Vix, che viaggiava a quota 15% in occasione del record storico di Wall Street segnato il 19 febbraio, si è ridimensionato nel mese di aprile nella fascia tra il 30% e il 40%, scendendo fino a quota 24% negli ultimi giorni, dopo essere volato nelle tre sedute successive al 2 aprile fino al 60%.
INDICE VIX

Ma la graduale discesa della volatilità attesa non è ancora tale da rendere accettabile la rischiosità in capo agli impieghi azionari: tra l’incertezza macroeconomica globale acuita dall’incognita dazi, il debole flusso di domanda di azioni e l’attività elevata sui derivati (future e opzioni), i mercati azionari rimangono vulnerabili verso le cadute repentine, dove il rischio di accelerazione causato dagli algoritmi di trading è sempre dietro l’angolo. In fasi di grande incertezza, il Vix costituisce un valido ausilio per capire cosa fare sui mercati azionari: nato il 2 gennaio del 1990, il Volatility index misura la volatilità implicita annualizzata insita nei prezzi delle opzioni «out of the money» sull’S&P500 con scadenza compresa tra 23 e 37 giorni, fornendo l’aspettativa di mercato sull’andamento della volatilità nei prossimi 30 giorni.
Questa finestra previsionale sulla rischiosità in capo a Wall Street può essere ampliata attraverso l’osservazione dei relativi future, che ad oggi ne stimano un approdo limitato a quota 22% sul finire dell’anno: il Vix, infatti, è coperto da una serie di contratti a termine con scadenza mensile, la prima delle quali è attualmente il 20 maggio e l’ultima il 16 dicembre, dove il prezzo corrente di ciascuna scadenza costituisce un’indicazione di mercato sul movimento atteso della volatilità relativa all’indice S&P500 e quindi al grado atteso di rischiosità su Wall Street.

Le indicazioni che fornisce la curva a termine del Vix, e il suo cambiamento nel tempo, sono di natura abbastanza immediata, perciò sono largamente implementate negli algoritmi di gestione dei portafogli: una curva decrescente, che si mantiene tale giorno dopo giorno, segnala infatti una diminuzione della rischiosità attesa dal mercato relativamente agli investimenti azionari, aumentandone la significatività quando taglia verso il basso i livelli più importanti, e viceversa nel caso opposto. Ecco quali sono i livelli-chiave dei 35 anni di storia del Volatility index.
Vix tra 9% e 11%. Sono i valori statisticamente di minimo: indicano che il livello di confidenza sugli investimenti azionari è sui massimi storici, allertando gli operatori sul fatto che Wall Street possa aver raggiunto analogamente i massimi di periodo.
Stabilmente sotto 16%-17%. Corrisponde all’area del Vix che accompagna tradizionalmente le fasi rialziste dell’S&P500. Nel corso degli anni, quest’area ha visto un volume crescente degli acquisti finanziati da debito, che amplificano i ribassi in caso di ritracciamento oltre determinate percentuali poiché necessitano di una pronta copertura tramite derivati, oppure lo smobilizzo parziale o totale delle posizioni azionarie «a debito».
Tra 18% e 20%. E’ la fascia che caratterizza le correzioni di breve-brevissimo termine, che possono durare da qualche giorno a qualche settimana, fisiologiche in qualsiasi fase rialzista.
Quota 23%. Livello del Vix che da metà 2023 ha segnato il punto di arrivo delle correzioni di breve-medio periodo.
Vix sopra 23%. La discesa speculare dell’S&P500, abbinata al cedimento di un importante livello grafico di supporto e alla persistenza della prima scadenza del Vix future oltre la soglia del 20%, fa scattare progressivamente le coperture delle esposizioni azionarie da parte dei grandi investitori istituzionali e da chi ha acquistato a debito: vengono attuate attraverso acquisti di Vix future, vendita di opzioni call o acquisto di opzioni put sull’S&P500, nonché attraverso posizioni ribassiste aperte (anche automaticamente) sull’S&P500 future per compensare le perdite «mark to market» sulla componente azionaria di portafoglio. Queste coperture con strumenti derivati verranno progressivamente chiuse: a) non appena l’indice fornisce segnali di stabilizzazione dei prezzi e il Vix, o la relativa prima scadenza future, torna a viaggiare sotto quota 20%; b) in sintonia con l’attività di ridimensionamento della rischiosità del portafoglio posta in essere dai gestori, attuata tramite la riduzione e il cambiamento del mix della componente azionaria, se l’aspettativa sul Vix permane superiore al 20% per un periodo non breve.
Tra 25% e 40%. Sale l’ansia tra gli investitori di pari passo alla crescita del Vix, ma gli operatori intravedono la possibilità di assistere a un minimo relativo di Wall Street di più ampio respiro, soprattutto se l’S&P500 si trovasse in prossimità di un valido livello grafico di supporto con il Vix in area 35-40%: è sufficiente una «good news» di un certo rilievo per far scattare i primi acquisti su azioni e future, in ottica di trading, di prime ricoperture o di prima tranche di acquisti di ampio respiro, la cui forza e durata consentirà di valutare se si tratta di un effetto momentaneo o di una svolta. Specularmente, qualsiasi altra cattiva notizia può accelerare la correzione dell’S&P500, trainata dalla discesa dei relativi contratti future.
Sopra 40%-45%. E’ il territorio del «panic selling», cioè di chi vende quasi incurante del prezzo di realizzo pur di preservare qualche guadagno o di incorrere in perdite limitate rispetto ai prezzi di carico. L’attività sulle opzioni e sull’S&P500 future è molto elevata in ottica di trading, discrezionale e automatico, trainando verso il basso l’indice S&P500. I vistosi saliscendi intraday e overnight delle quotazioni sono anche frutto di book di negoziazione che vengono svuotati ritmicamente sul lato dell’offerta e soprattutto della domanda, allargando vistosamente il «bid-ask spread» che costituisce un costo implicito di negoziazione. Livelli così alti di volatilità, reiterati su più sedute consecutive, si registrano storicamente in prossimità di minimi di lungo termine raggiunti dall’S&P500, che molto difficilmente verranno compromessi in futuro: chi effettua acquisti di ampio respiro in questa fase, che solitamente si esaurisce in una settimana se il Vix non si spinge nell’area record sopra l’80%, li suddivide in un congruo numero di operazioni per mediarne il prezzo di carico, rimandandone una parte a dopo lo sfogo della volatilità estrema. In questo contesto, qualsiasi «good news» può innescare poderosi rimbalzi.
Fascia record sopra 80%. Area di massimo storico raggiunta dal Vix in cinque sedute dell’autunno 2008, a seguito del fallimento di Lehman Brothers, e poi dal 16 al 19 marzo 2020 in scia alla dichiarazione di pandemia da parte dell’Oms. Il raggiungimento di quest’area necessita almeno di 3-4 mesi di tempo prima che il Vix riesca a fare ritorno sotto quota 40%, che delimita il «panic selling», rimanendo poi su un livello più elevato di prima per il biennio successivo. (riproduzione riservata)