In Italia, persino tra i professionisti, sono poco conosciute, ma esistono da più di 20 anni. Sono le opzioni sugli Etf. Negli Stati Uniti invece, sono talmente diffusi che li utilizzano i piani pensionistici privati Ira e 401K, prodotti conservativi per definizione ma che rappresentano quasi la metà del patrimonio dei lavoratori americani investito in fondi. Inoltre, le opzioni sugli Etf sono tra gli strumenti preferiti da professionisti e consulenti che devono gestire il rischio di investimenti diretti sulle azioni.
Le prime opzioni sugli Etf sono state emesse nel 1998 contro il MidCap Spdr, scambiato sull’American Stock Exchange. Oggi lo SPY, l’Etf relativo all’Indice S&P 500, è il più trattato con oltre il 60% del mercato delle opzioni su Etf (nozionale di Open Interest) mentre, in base alle stime, nel loro complesso, le opzioni su Etf rappresentano oltre il 40% di tutti i volumi negoziati relativi alle opzioni. Ed è un trend in continua crescita.
«L’investimento combinato tra Etf e le opzioni sugli Etf sono le strategie che preferisco», ha spiegato Alessandro Broi, consulente finanziario e formatore di trader e investitori, «perché garantisce buoni risultati in termini di rendimento e protezione dai rischi in un’epoca caratterizzata dai bassi flussi di reddito e frequenti picchi di volatilità». Secondo l’esperto le strategie che vedono l’uso sia di Etf che opzioni su Etf, grazie alla loro flessibilità, si possono ben adattare all’orizzonte temporale sia del trader, che utilizza opzioni settimanali, sia dell’investitore che intende gestire un patrimonio finanziario con scadenze superiori all’anno o comunque un’asset allocation di lungo periodo. Il comune denominatore dell’operatività delineata è la pianificazione: predeterminazione dei rendimenti e protezione in caso di ribasso con individuazione del punto di pareggio nell’orizzonte temporale considerato.
La strategica suggerita da Broi viene definita Covered call writing, e prevede l’acquisto di un Etf di qualsiasi natura (azionario, obbligazionario, su commodity ecc.) assieme alla vendita delle relative opzioni call, con scelta degli strike price e delle scadenze a discrezione dell’investitore.
La scelta degli Etf, sia quelli su indici/benchmark generici che su quelli settoriali, non è casuale. Con questi si eliminano i rischi specifici dei singoli titoli azionari in quanto si tratta comunque di strumenti meno costosi dei fondi. Hanno le rispettive opzioni quotate sui mercati regolamentati, con caratteristiche del tutto simili alle opzioni su azioni: l’esercizio è american-style (cioè entro la scadenza e non solo alla data della scadenza) e ciascun contratto d’opzione controlla 100 quote. In Europa esiste un limitato numero di opzioni sugli Etf rispondenti anche alle normative Ue (Ucits compliant), e sono quotati su Eurex ed Euronext, ma negli Usa ci sono oltre 2600 Etf Options.
«In questi anni», sottolinea Broi, «è diventato molto interessante operare con le opzioni sui Bond Etf che investono su obbligazioni corporate, governative e di mercati emergenti». La strategia di vendita di call consente di acquisire leva sull’Etf e al contempo garantirsi protezione. In particolare nelle ultime settimane, alla luce delle indicazioni Fed improntate a una prossima fine del ciclo di rialzo dei tassi, si possono integrare le posizioni con l’iShares Lehman 20+ Treasury Bond Etf (Tlt) che approssima il total return (le quotazioni riflettono la performance di prezzi e coupon) del mercato dei titoli di stato americani a lunga scadenza.
Per fare un esempio di operatività su questo strumento, se si considera un orizzonte temporale di circa un anno (le scadenze sono quelle di gennaio 2020) e si sceglie uno strike out-of-the-money, si può raggiungere un rendimento massimo del 5,2%.
«L’avvio della strategia combinata Etf/Covered Call è solo l’inizio», tiene a precisare Broi, «dal momento che la gestione dell’investimento dovrebbe seguire le linee guida di un delta hedging (operazione composta da due opzioni che si compensano) ben impostato, con il rolling delle opzioni su strike e scadenze eseguito professionalmente». Una semplice gestione passiva di attesa delle scadenze espone infatti al rischio di una limitazione dei rendimenti connessi a un eventuale trend rialzista dei sottostanti, perché l’Etf dovrà essere venduto al livello dello strike. La gestione dinamica diventa ancora più necessaria con investimenti su Etf azionari particolarmente volatili contro cui sono state vendute opzioni settimanali: «in questi casi la flessione dei prezzi impone il rolling al fine di acquisire ulteriore protezione e copertura», conclude Broi. È il caso per esempio di una gestione in delta hedging sul più popolare degli Etf sul Nasdaq l’Invesco Qqq Trust (Qqq). Ai trader Broi consiglia la vendita di opzioni in-the-money con scadenze al 15 febbraio 2019. L’operatività settimanale consente un rendimento massimo del 2,45% e una protezione similare pari al 2,39% in caso di ribasso dell’Etf. (riproduzione riservata)