Questa settimana Il cambio euro/usd ha proseguito la sua ascesa per tutte le sedute dell’ottava, portandosi ai massimi annuali, sopra quota 1,17 dollari, e spingendosi verso i livelli più alti dal 2021. Questo trend riflette un contesto macro-finanziario in cui la fragilità del dollaro statunitense è diventata sempre più evidente.
La recente crisi in Medio Oriente, ad esempio, ha rafforzato il biglietto verde in quanto bene rifugio, ma l’impatto si è rivelato modesto e temporaneo. Ciò ha segnalato una riluttanza strutturale da parte degli investitori internazionali a detenere dollari, complice la crescente incertezza politica interna negli Stati Uniti e il deterioramento della fiducia nell’indipendenza della Federal Reserve.
In particolare, le dichiarazioni del presidente Trump, che ha pubblicamente criticato il governatore Jerome Powell e prefigurato una sua sostituzione anticipata, hanno alimentato la percezione di un rischio politico sulla banca centrale. L’ipotesi che Powell venga rimosso prima della scadenza naturale del mandato nel maggio 2026 alimenta l’idea che la Fed possa piegarsi a pressioni presidenziali per attuare tagli dei tassi, anche in assenza di motivazioni macroeconomiche stringenti. Questo scenario ha innescato un’ondata di coperture e ribilanciamenti sui mercati valutari, riducendo ulteriormente l’appeal del dollaro come valuta di riserva globale.
A complicare il quadro, si avvicina la scadenza del 9 luglio per la pausa tariffaria voluta da Trump, che potrebbe preludere a nuove misure protezionistiche. Anche su questo fronte, l’incertezza penalizza il dollaro, in quanto una ripresa della guerra commerciale aumenterebbe i rischi per la crescita globale. Nel frattempo, sul versante europeo, la Banca Centrale Europea si è mostrata relativamente più coerente e prevedibile, con un recente taglio del tasso sui depositi al 2,00%, ma un atteggiamento attendista rispetto a ulteriori interventi, condizionati a un peggioramento marcato delle condizioni esterne. Dal punto di vista dei fondamentali di mercato, il fair value di breve termine del cambio è recentemente aumentato, passando da appena sotto 1,10 dollari a circa 1,145 dollari. Questo è dovuto principalmente a un restringimento di oltre 20 punti base nello spread tra i tassi swap a breve termine di euro e dollaro, a vantaggio dell’euro. Tale movimento riflette un repricing dovish della Fed, mentre la Banca Centrale Europea è relativamente più hawkish.
Sul piano tecnico, i prossimi target rialzista individuati dagli operatori valutari sono, in primis, i massimi di settembre 2018 a 1,1815 dollari e di giugno 2018 a 1,1852 dollari. I supporti principali si trovano invece sulla media mobile a 55 giorni, in area 1,1370 dollari, seguiti dai minimi settimanali di maggio (rispettivamente a 1,1210 dollari e 1,1064 dollari) e dal supporto psicologico di 1,1000 dollari. (riproduzione riservata)