Il cambio di riferimento tra l’economia europea e quella americana ha chiuso l’ottava a ridosso di 1,10 dollari, in leggero calo rispetto al massimo infrasettimanale di 1,1143 dollari. Quest’ultimo storno è stato accolto con favore dai forex trader perché a livello grafico apre la strada ud un’altra potenziale gamba rialzista sul cambio. Il livello di chiusura concede la possibilità di aprire una posizione rialzista sul cambio, permettendo di controllare il rischio in modo significativo.
Per un trade long aggressivo si può infatti individuare uno stop loss abbastanza stretto, ossia in area 1,0930 dollari, poco sotto l’ex resistenza statica, ora diventata supporto. Il primo target di un eventuale rialzo sull’euro/dollaro si trova invece a 1,1150 dollari, all’incrocio con una resistenza dinamica di breve/medio periodo partita con il massimo relativo del 18 luglio 2023 a 1,1275 dollari e venutasi a creare unendo e prolungando i massimi successivi del 25 agosto 2024 e 26 settembre 2024 di 1,12 dollari.
Alla luce degli sviluppi macroeconomici, questo breve trade dovrebbe però essere contenuto in un movimento rialzista di fondo del cambio. A causa delle politiche sulle tariffe doganali dell’amministrazione americana, il dollaro sembra destinato a subire una significativa svalutazione a favore dell’euro (o a scapito, dipende dai punti di vista). Gli scenari sono tuttavia incerti e mutevoli ed è per questo che risulta più prudente operare per fasi, senza prendere una posizione di medio/lungo periodo.
Per rendere l’idea basti pensare che non c’è stato manco il tempo di digerire i dazi Usa, che sono arrivati i contro-dazi cinesi del 34% su tutti i beni americani. Siamo dunque solo all’inizio di quella che si prospetta una guerra commerciale che può sovvertire i mercati valutari in qualsiasi momento. Al momento, l’indebolimento del dollaro è rafforzato dalle aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed più vicino di quanto ci si aspettasse fino alla settimana scorsa.
Secondo il Cme Fed Watch Tool, che calcola la probabilità delle manovre sui tassi da parte della banca centrale in base all’andamento dei futures sui Fed Fund, c’è ora una probabilità del 50% per un taglio da 25 punti base nella prossima riunione del 7 maggio. Prima dell’introduzione dei dazi, la probabilità per un mantenimento del tasso attuale al 4,50%, erano al 85%. A livello tecnico lo scenario di breve periodo muterebbe con una discesa sotto il supporto di 1,0930 dollari, perché in tal caso le proiezioni indicherebbero un possibile ritorno delle quotazioni sul precedente supporto di 1,0750 dollari.
In questo caso però lo stop loss di un’operazione ribassista sarebbe da inserire in area 1,0960 dollari, proponendo un rapporto rischio/rendimento ancora più interessante rispetto all’opportunità rialzista prima esposta. In entrambi i casi, occorre però seguire l’evoluzione della strategia per essere pronti ad intervenire anticipando anche gli stop delle operazioni. (riproduzione riservata)