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La presidenza di turno italiana dell'Ecofin è ottimista sul futuro della Tobin Tax Europea, la cui introduzione è stata fissata per il 1° gennaio del 2016. Il testo che i vertici Ue stanno discutendo è quello adottato dalla precedente Commissione Ue guidata da Manuel Barroso che prevedeva un'aliquota dello 0,10% su tutte le operazioni e dello 0,01% sui derivati calcolata sul controvalore. Ma una simile impostazione sarebbe devastante per le borse e per le imprese che si finanziano sui mercati finanziari, conseguenza ben chiara a Bruxelles che punta a un approccio graduale. Solo 11 dei 27 paesi dell'Unione hanno deciso di introdurre la Tobin Tax, ma senza trovare un vero accordo. Il dibattito verte su due punti: l'oggetto dell'imposta e il soggetto passivo. Per quanto riguarda il primo aspetto la Francia è assolutamente contraria alla tassazione dei derivati, al massimo è disposta a colpire i Cds. In merito al secondo aspetto si discute se tassare in base al principio di residenza o di emissione del titolo. Nel primo caso verrebbe colpito solo il soggetto residente in uno degli 11 paesi che hanno deciso di introdurre la tassa, mentre nel secondo verrebbero colpiti i titoli emessi da società, banche o Stati di uno degli 11 Paesi che hanno introdotto la tassa. La Tobin Tax in questo caso colpirebbe chiunque tratti questi titoli, anche se residente in Stati non hanno deciso di adottare la tassa, metodo che ridurrebbe il pericolo di fuga delle transazioni in paesi esclusi dall'imposta. C'è poi un'altra questione: l'Italia, favorevole all'imposta tranne che sui titoli di Stato, termina il turno di presidenza il 31 dicembre. Le succederanno man mano Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Slovacchia, Malta e Uk, Paesi tutti contrari all'imposta, tranne la Slovacchia. La Tobin Tax Europea non ha nulla a che vedere con quella italiana, adottata nel marzo del 2013. Se venisse approvata l'imposta europea quella tricolore verrebbe cancellata.