Nel bene e nel male, è sempre il Nasdaq a tenere banco. L'indice e i suoi titoli sono quelli a maggiore volatilità, e ci sono sempre argomenti caldi sul comparto. Quali saranno allora i titoli caldi del 2023? Continuerà il trend positivo partito dall'inizio dell'anno? La statistica tenderebbe a dire di sì. Nei 50 anni di storia del Nasdaq Composite è infatti successo raramente che l'indice perdesse per due anni consecutivi (solo due volte dalla sua creazione nel 1971), e visto che il 2022 è stato l'annus horribilis per il tech americano, con un calo di oltre il 35%, sulla carta, il 2023 dovrebbe avere ottime probabilità per chiudere con un rendimento positivo. Tra l'altro, sempre statisticamente, l'anno successivo a uno in calo, l'indice tecnologico è sempre salito in media del 30%. I presupposti dunque per rispettare la storia ci sono tutti: dall'inizio dell'anno il Nasdaq ha già recuperato l'8,5% a fronte di un calo di oltre il 35% nello scorso anno. Quindi è il caso di comprare a mani basse? Assolutamente no, bisogna scegliere i temi giusti.
Per prima cosa va ricordato che per recuperare la perdita dell'anno scorso, l'indice deve perfomare positivamente di oltre il 50% quindi, chi ha portafogli di medio termine ha ancora molto da recuperare. In seconda battuta, il problema che si sta ponendo sui mercati finanziari, e su quello tecnologico in particolare, è l'appetito al rischio) che gli operatori continuano a mostrare. Nonostante i tanti segnali, fondamentali e non, che indicano l'arrivo di un periodo recessivo (duro o leggero che sia), mentre le banche centrali non sanno più cose fare per tenere mercato e investitori al guinzaglio per raffreddare l'inflazione, gli acquisti non smettono di arrivare. In realtà parte del problema è figlio delle banche centrali stesse che per dieci anni non hanno fatto altro che riversare liquidità sui mercati finanziari, ma questa è un'altra storia. Il rischio è che molti operatori siano presi in trappola dall'avidità, alimentata dal rimbalzo d'inizio anno registrato da molte società a larga capitalizzazione che hanno chiaramente spinto al rialzo l'indice. Apple ad esempio dal 3 gennaio scorso ha guadagnato il 10%, Microsoft l'1,5% dall'inizio del 2023, Nvidia il 33%, la coreana Tsm il 25% e così via. Se però si considerano le perfomance su base annua, tutti questi titoli risultano ancora in profondo rosso: Apple del 10%, Microsoft del 19%, Nvidia del 11% e Tsm del 20%. Ecco dunque che alla luce di questi dati, il rialzo del Nasdaq da inizio anno è più da inquadrarsi in un mero rimbalzo che non in una vera e propria fase positiva, anche perché la tendenza di medio/lungo termine rimane ribassista. Guardando infatti un grafico mensile del Nasdaq si può notare come l'indice si trovi ancora all'interno di un canale ribassista che parte proprio dai massimi storici del gennaio 2022. Questo non vuol dire che il mercato è destinato a scendere per forza ma a patto che il future recuperi i 12.500 punti in fretta, andando così a rompere il limite superiore del canale. Se nelle prossime sedute il derivato dovesse invece scendere sotto i 12 mila punti, verrebbe confermato l'attuale stato di debolezza dei tecnologici con il primo target di lungo periodo individuato poco sotto i 10 mila punti.
Come muoversi allora? Per le prossime settimane molto meglio puntare su un (mega)trend che dopo tanti anni di ritrosia sembra poter finalmente partire: quello legato all'intelligenza artificiale. Negli ultimi giorni tra gli operatori specializzati non si fa altro che parlare di ChatGpt, il sistema di intelligenza artificiale lanciato da OpenAI nel novembre 2022 che, stando a quanto riportato dai primi utilizzatori, potrebbe soppiantare non solo il mostro sacro Google Search (la vera gallina dalle uova d'oro di Alphabet) ma essere dirompente nella vita di tutti i giorni. Per rendere l'idea dell'interesse che ha suscitato, basti pensare che il servizio d'intelligenza artificiale ha raggiunto oltre un milione di utenti nei primi cinque giorni dal lancio nel novembre dello scorso anno (Instagram ci ha messo due mesi e mezzo, mentre Facebook dieci mesi). Da qui ad affermare che il sistema raggiungerà la diffusione registrata dai cellulari negli anni '90, o da internet degli 2000 ce ne passa, ma le premesse ci sono tutte. Quello che però interessa adesso ai trader è valutare se l'intelligenza artificiale assumerà la stessa importanza che aveva per esempio il vaccino fino a due anni fa. Nel 2020/2021 bastava che una società farmaceutica/biotech emanasse un comunicato che ipotizzava un nuovo vaccino per registrare forti impennate di prezzo che poi spesso si rivelavano soltanto bolle speculative. I trader stanno proprio puntando a che la storia si ripeta con appunto altri termini rispetto a quelli di due anni fa, ed è per questo che sono alla ricerca di società poco conosciute del settore che possono beneficiare dell'attuale appeal.
Tenendo fuori le big cap, che comunque rientrano anch'esse nella partita, le società che sono state inserite nelle watchlist sono BuzzFeed, società di media digitali il cui ceo Jonah Peretti ha dichiarato nei giorni scorsi che utilizzerà proprio ChatGpt per aiutare a creare quiz e altri contenuti fruibili sulla loro piattaforma di contenuti. Nelle ultime tre sedute, dal giorno dell'annuncio, il gruppo ha guadagnato il 250% con volumi folli per il titolo. C'è poi Mercurity Fintech Holding Inc., gruppo che si occupa di progettazione, sviluppo, creazione, test, installazione, configurazione, integrazione e personalizzazione di software operativi basati su tecnologie blockchain e servizi correlati nelle Isole Vergini britanniche e nella regione Asia-Pacifico. Da tenere d'occhio anche Guardforce Ai, società che offre soluzioni digitali evolute con l'intelligenza artificiali per i clienti che vanno dalla gestione della cassa ai servizi pubblicitari al marketing e a tutti i processi aziendali. Attenzione infine anche a C3.ai, società di software di intelligenza artificiale attiva in tutto il mondo. Insomma, per concludere, I tecnologici saranno ancora sulla cresta dell'onda ma bisogna scegliere quelli giusti. (riproduzione riservata)