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Sul Wti ancora tempo di short
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Dopo la riunione dell'Opec+ balzo dei petrolio fino a 75 dollari, subito rientrato

Sul Wti ancora tempo di short

MF - Numero 109 pag. 27 del 06/06/2023

Milano Finanza Intelligence Unit

L'estensione dei tagli alla produzione al 2024 non convince i trader, che restano ribassisti. Primo target a 67-68 dollari

A dispetto dei tagli alla produzione appena deciso dall'Opec+, per il petrolio è ancora tempo di short. Anzi, i trader più audaci hanno approfittato del rimbalzo delle quotazioni dopo l'annuncio per vendere a miglior prezzo. D'altronde, tolto il clamore mediatico sull'estensione temporale dei tagli della produzione fino al 2024, l'annuncio dell'Opec+ è ben poca cosa per riuscire a portare i prezzi al di sopra degli 80 dollari al barile. E, se non fosse intervenuta l'Arabia Saudita, probabilmente ora staremmo a parlare di un prezzo del greggio intorno ai 65 dollari al barile.

Dopo sette ore di colloqui generali e diversi tête-à-tête i membri dell'Opec+ riuniti a Vienna hanno trovato un accordo per estendere i tagli alla produzione fino all'anno prossimo, ponendo come tetto massimo una produzione di 40,46 milioni di barili al giorno da raggiungere e mantenere per tutto il 2024. Si tratterebbe di un ulteriore taglio di 1,4 milioni di barili dell'attuale produzione dell'organizzazione. La Russia avrebbe poi garantito fino al 2024 un taglio (su base volontaria) di 500 mila barili al giorno, mentre gli Emirati Arabi Uniti dovrebbe aumentare le proprie quote il prossimo anno. Premesso che già gli stati membri fanno fatica a rispettare i tagli di produzione vincolanti, figuriamoci quelli su base volontaria, e comunque lo stesso vice primo ministro russo Alexander Novak dopo il vertice ha spiegato che «Per la Russia non cambia nulla: questo taglio volontario sarà dal livello di produzione richiesto, come concordato adesso». Proprio ieri, tra l'altro, sono stati pubblicati i dati Refinitv secondo i quali le esportazioni di petrolio dai porti occidentali della Russia hanno raggiunto a maggio il record degli ultimi quattro anni. La situazione insomma non sembra possa rientrare nel breve termine. Ad ogni modo vista la debolezza dell'accordo con cui l'Opec+ si stava presentando al mercato, con coup de théâtre degno dei migliori film, l'Arabia Saudita ha deciso d'immolarsi per la causa, sacrificando unilateralmente 1 milione di barili al giorno della propria produzione durante il mese di luglio, taglio eventualmente estendibile a un periodo più lungo.

L'effetto annuncio ha fatto il suo dovere, e l'apertura del contratto crude oil sul Chicago Mercantile Exchange alle 18 pomeridiane americane (mezzanotte in Europa) è stata con un gap up decisamente marcato, dai 71,87 dollari della chiusura di venerdì scorso ai 75,03 dollari dell'apertura di domenica. Purtroppo per l'Opec+, il proseguimento delle contrattazioni non è stato favorevole quanto l'apertura e infatti è cominciata una lenta ma inesorabile discesa che ha portato le contrattazioni a richiudere interamente il gap di apertura, salvo poi rimbalzare leggermente e chiudere ieri a ridosso di quota 72,5 dollari, con una variazione al rialzo dell'1,2% rispetto alla chiusura di venerdì.

La sentenza degli operatori è stata inequivocabile: se l'intento era quello di far rialzare i prezzi, l'Opec+ deve fare qualcosa di più concreto e radicale. Le minacce da sole non bastano, tanto più che i dati macro continuano a indicare una fase di rallentamento economico globale nella seconda parte dell'anno. Solo ieri è stato messo in evidenza che il settore terziario americano si sta indebolendo: secondo il sondaggio condotto dall'Institute for Supply Management fra i direttori acquisti delle aziende dei servizi, l'Ism non manifatturiero si è portato a 50,3 punti a maggio 2023 dai 51,9 punti del mese precedente, risultato peggiore delle attese del mercato che erano per un leggero calo a 51,8 punti. Va ricordato che un indice inferiore a 50 denota una fase di contrazione del businessi e una prevalenza di pessimismo fra i direttori acquisti delle aziende e dunque, con l'attuale rilevazione, la situazione appare sul filo del rasoio. Senza più la spinta artificiale delle banche centrali, con tassi negativi e Qe, sarà dura invertire la tendenza.

Bisogna dare il merito all'Opec+ di aver comunque dato una breve scossa al mercato, ma nulla di più. Il prezzo del Wti tratta ancora abbondantemente al di sotto della media mobile a 200 giorni, che gravita intorno agli 80 dollari, e non è riuscito neanche a rompere definitivamente al rialzo la media mobile a 50 periodi a 74,80 dollari. E' arrivato inoltre un altro pessimo segnale dalla volatilità del crude oil, rappresentata dall'indice Ovx, che come le quotazioni del petrolio è partita in forte rialzo sopra i 42 punti base, salvo poi crollare e stabilizzarsi in area 37,50 punti base. L'impostazione generale del mercato indica che nelle prossime sedute si potrà verificare una lateralità tra i 71 e i 75 dollari al barile, per poi scivolare lentamente verso i minimi in area 67-68 dollari. Se la situazione grafica dovesse seguire questo corso, è probabile che il supporto statico a quota 67,6 dollari possa cedere in quanto si troverebbe a subire il quarto attacco dalla metà di marzo a oggi, aprendo la strada verso il livello dei 60 dollari. Se il Wti dovesse invece tornare al di sopra dei 75 dollari, cambierebbe box di congestione: non sarebbe più la fascia 67-75 dollari ma diventerebbe quella dei 75-82,5 dollari. (riproduzione riservata)



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