Novità da vari fronti del mondo obbligazionario, che anticipano una probabile fase di volatilità sui mercati. Tre vicende di evidenza internazionale potrebbero in particolare creare occasioni per gli investitori. A cominciare da Btp, Bce e Moody's. Il rafforzamento dei titoli di Stato italiani non ha ottenuto ieri quell'accelerazione che si dava quasi per scontata dopo l'annuncio del miglioramento dell'outlook da parte di Moody's. La risalita delle quotazioni e quindi il calo del rendimento del decennale al 4,32% in tarda mattinata non hanno trovato riscontri nel resto della seduta. «L'effetto era forse già stato un po' scontato causa le indiscrezioni circolate venerdì scorso e ciò conferma come si guardi di più alle notizie provenienti dal fronte Bce che a quelle riguardanti il rating», ha spiegato Lorenzo Raffo, trader a analista obbligazionario. «I livelli di rendimento da monitorare per riconoscere un possibile nuovo trend rialzista delle quotazioni dei titoli di Stato sono il 4,20% e il 4,05%, con la successiva barriera anche psicologica al 4% che ormai rappresenta la soglia per un'effettiva conferma del loro rafforzamento». Analizzando invece il future si evidenzia una strenua lotta con la media mobile a 200 periodi, superata al rialzo giovedì, senza però troppa convinzione. «Superato il verdetto di Moody's», ha proseguito Raffo, «l'attesa è per le mosse di politica monetaria che la Bce annuncerà nel meeting del prossimo 14 dicembre, l'ultimo dell'anno». A livello grafico, l'Euro-Btp, il derivato che fotografa l'andamento del decennale italiano, potrebbe nelle prossime sedute registrare uno storno con un primo target a quota 113 punti. Il trend di medio termine rimane comunque impostato al rialzo, anche se la vera accelerazione del future si avrebbe con il superamento della resistenza a 115,3 punti che aprirebbe la strada verso l'area dei 118 punti. Un'eventuale prosieguo della corsa rialzista verso i livelli citati porterebbe il rendimento del decennale sotto il 4%, in quanto inversamente correlato al derivato.
La scommessa Argentina. La chiusura della Borsa di Buenos Aires, complice una festività locale, non ha consentito di registrare le reazioni nazionali al successo di Javier Milei alle elezioni presidenziali. Ci si attendevano riflessi negativi per il comparto dei titoli di Stato in dollari, e invece è avvenuto l'opposto, con rialzi anche significativi secondo le indicazioni provenienti dalle altre piazze. In realtà dopo il primo contraccolpo gli investitori internazionali appaiono indecisi sulle evoluzioni future. L'impegno di Milei di bruciare la Banca centrale nazionale e di favorire una dollarizzazione dell'economia potrebbe in effetti sostenere il debito in dollari del Paese. Si tratta però di una scommessa con molte incertezze, sebbene i mercati preferiscano forse una svolta radicale piuttosto che i tentennamenti degli ultimi anni. È indubbio poi che l'atteggiamento disponibile evidenziato dal Fondo Monetario, che si è detto pronto a collaborare con Buenos Aires, riporta un po' di fiducia verso un'evoluzione positiva per i bond in dollari del Paese. Da segnalare infine i rimbalzi dei titoli presenti su Tlx, sebbene con trend disallineati fra le varie emissioni, di cui alcune illiquide. A beneficiare di più delle elezioni sono i titoli di stato con scadenze lunghe, come l'Argentina Step Up Call Sink 09lg46, quotato in euro, che ieri ha guadagnato il 9,47%, chiudendo la seduta a 27,5 euro con 307.105 pezzi scambiati in un giorno. A fronte di duration inferiori, le perfomance si sono via via ridotte, come ad esempio l'Argentina Step Up Call Sink 09lg41 in dollari che, dopo aver scambiato 381 mila pezzi, ha chiuso in rialzo del 5,59% a 29,49 dollari contro i 27,93 dollari di venerdì scorso. Uno degli strumenti più illiquidi è stato invece quello con la duration minore, come il Argentina 1% Call Sink 09lg29 (in dollari) che ha visto un solo scambio (178 pezzi) e un calo del 5,58% a 28,79 dollari.
Opa sui Venezuela. Incertezza anche sul fronte venezuelano. Alcuni investitori italiani di recente hanno ricevuto comunicazioni di un'opa fortemente a sconto sui titoli Stato in default, proposta da una società svizzera specializzata in questo tipo di attività. Di fatto le quotazioni si aggirano tra il 6 e il 10% rispetto al valore nominale e scontate del 50% in confronto a quelle di mercato, di nuovo disponibili dopo la rimozione del divieto di negoziazione da parte delle autorità del Tesoro Usa. Inevitabile la suspense sul da farsi: accettare e incassare qualcosa o attendere la futura ristrutturazione del debito? «Una risposta non c'è», ha concluso Raffo, «perché molto dipende dai prezzi di carico e soprattutto da quanto il dire sì comporterebbe in termini di creazione di minus fiscali». (riproduzione riservata)