Resa dei conti sempre più vicina tra il partito dei ribassisti e quello dei rialzisti sul titolo Tesla. Sul brevissimo potrebbe aver ragione chi tifa per un proseguimento della corsa del titolo, ma sul medio/lungo termine sembrano si profilano molte nuvole all’orizzonte. Dopo la notizia del grande short del noto gestore di hedge fund Michael Burry sulla società guidata da Elon Musk, su cui il suo fondo Scion Asset Management ha accumulato posizioni ribassiste per 534 milioni di dollari (in opzioni put), ecco arrivare invece l’endorsement di Cathie Wood, gran capo di Ark Invest. Wood ha inserito il titolo Tesla (e anche la piattaforma di scambio di criptovalute Coinbase) nelle sue gestioni, convinta che contribuiranno a far triplicare il valore del portafoglio nei prossimi 5 anni, con un rendimento potenziale del 25% all’anno.
Difficile dire chi la spunterà. L’unica cosa certa è che nelle prossime settimane non ci sarà certo da annoiarsi se si vuole fare trading sul titolo Tesla. Sul breve periodo, tecnicamente, sembra che la visione rialzista di Wood possa avere la meglio su quella ribassista di Burry anche perché, dopo aver raggiunto il supporto statico dei 560 dollari il 19 maggio scorso, il corso azionario ha invertito la rotta fino a raggiungere ieri quota 600 dollari. Il target di questo rimbalzo è tuttavia ancora più in alto ed è individuato intorno a 700 dollari, livello dove si andrebbero a incrociare la resistenza dinamica di medio termine, partita con i massimi di gennaio a 900 dollari, e il ri-test del supporto dinamico di medio/lungo termine partito con il minimo del settembre 2020 a 333 dollari.
Attenzione però a quest’ultima linea di tendenza. Si tratta infatti del supporto dinamico che negli ultimi nove mesi ha sorretto il rialzo del titolo Tesla e che è venuta meno con la forte seduta ribassista dello scorso 10 maggio. Di solito un pattern grafico simile non viene abbandonato definitivamente prima di un ri-test e proprio l’area dei 700 dollari sembra la proiezione futura dove verrà incrociato nuovamente l’ex supporto dinamico, ora diventato resistenza. A fermare ogni possibile velleità rialzista oltre quota 700 dollari, come accennato, contribuisce anche la resistenza dinamica che sta schiacciando a ribasso le contrattazioni di Tesla da fine gennaio 2021. La proiezione di questa linea indica che, in caso di rimbalzo, si avrà una nuova intersezione proprio nell’area dei 700 dollari. Il fatto che queste due linee di tendenza vadano ad incrociarsi proprio a ridosso dei 700 dollari farà probabilmente da catalizzatore per gli operatori spingendoli, in una sorta di circolo vizioso, a portare le quotazioni verso quel livello. Attenzione però: una volta esaurito il pattern grafico, i ribassisti potrebbero fare festa e, solo in caso di superamento di slancio dei 700 dollari, verrebbe invalidata la successiva ipotesi discendente.
La cosa interessante è che, se l’evoluzione sarà questa, molto probabilmente sarà la seconda trimestrale a decretare chi avrà la meglio tra quelli che tifano per Tesla e quelli che hanno scommesso contro. La proiezione del movimento rialzista dovrebbe infatti raggiungere l’area dei 700 dollari nella prima metà di luglio. Questa volta però a Elon Musk potrebbero non bastare utili in bilancio per convincere il mercato della bontà della sua azienda, come successo nel primo trimestre. L’aurea da TechnoKing che avvolge il fondatore della casa automobilistica americana ha spesso portato gli investitori a perdonare o non vedere i veri numeri di bilancio. Buona parte dei 483 milioni di dollari di utile messo a segno nei primi tre mesi dell’anno sono arrivati dalla vendita dei certificati Co2 e dai guadagni fatti con l’investimento in bitcoin. Senza i 518 milioni di dollari derivati da crediti ecologici e i 101 milioni di guadagni dalle criptovalute, la trimestrale di Tesla sarebbe stata in perdita.
Ecco perché la prossima trimestrale avrà un’attenzione particolare da parte degli analisti e le indiscrezioni che suggeriscono una produzione del secondo trimestre già in sold-out non sono garanzia di un’azienda in buona salute. Non serve nemmeno scomodare il rapporto del p/e (attualmente a 585 volte) per sapere che il gruppo è sempre stato sopravvalutato. In finanza i nodi vengono al pettine e se prima o poi il mercato deciderà di riequilibrare le quotazioni di Tesla, magari riportandole verso un livello più consono, per esempio l’area dei 200 dollari mai più ritestata dopo la rottura di luglio 2020, Michael Burry dimostrerebbe di aver avuto ragione, come già accaduto con il big short sull’immobiliare Usa di qualche anno fa. (riproduzione riservata)