Disfatta dove essere e disfatta è stata. L'aumento di capitale di Saipem ha rappresentato per i trader un'occasione più unica che rara visto che il ribasso (soprattutto dei diritti), stando ai termini dell'operazione straordinaria, era scontato. Nel dettaglio, un rapporto di concambio pari a 95 nuove azioni ogni azione ordinaria e un prezzo di sottoscrizione dei nuovi titoli pari a 1,013 euro ha portato a un prezzo di emissione delle nuove azioni che incorporava già uno sconto del 30% rispetto al prezzo teorico ex diritto delle azioni ordinarie Saipem. Praticamente un salasso per gli azionisti, che hanno assistito inermi ad un operazione estremamente diluitiva, ma una grande opportunità per i trader. A maggior ragione se, come in questo caso, non è stato adottato il modello rolling per quest'operazione, lasciando dunque indisponibili agli azionisti le azioni di nuova emissione fino alla fine del periodo di esercizio.
La regola del rolling, adottata da Consob nel 2016, dovrebbe evitare che negli aumenti di capitale iperdiluitivi vengano favorite le speculazioni sugli arbitraggi tra nuove azioni e diritti. Tra i termini dell'aumento e la mancanza del rolling quindi, il ribasso del titolo era quasi scontato. Se a questo si aggiungono i due raggruppamenti consecutivi effettuati prima dell'operazione, fatti probabilmente per evitare che alla fine il prezzo dell'azione fosse qualche cosa euro, ecco che il ribasso diventava certo. La vera sfida per gli operatori, che ha fatto la differenza tra i trader e i parvenu della finanza operativa, è stata quella di trovare lo strumento giusto per provare a speculare a ribasso sul titolo. La cosa più semplice è chiaramente quella di andare short sul titolo tuttavia, per questa pratica, è necessario trovare qualcuno che ti presti i titoli da mettere a ribasso. Sul titolo Saipem, gli hedge fund, già da un mese prima dell'aumento avevano fatto razzia di titoli tanto che l'utilization, gergo tecnico per indicare quanto prestito titoli viene usato sull'ammontare di azioni disponibili, aveva raggiunto oltre l'80/85%. Solo pochi trader privati sono riusciti a mettere le mani su (esigui) pacchetti di azioni e anche in quel caso non è stato facile portare a casa il risultato. Alcuni broker infatti tendono a chiudere d'ufficio le posizioni quando il giorno dopo ci sono operazioni speciali come i raggruppamenti. E Saipem ne ha fatti due nell'ultimo mese di borsa. Messa da parte la possibilità dello short sul titolo, gli operatori hanno ripiegato sugli strumenti derivati. Anche in questo caso tuttavia la ricerca non è stata facile e solo i più testardi hanno trovato un certificato Turbo Open End Put sul sottostante Saipem (isin DE000hb35675). Questo prodotto, che ora non si trova più offerta, in parole povere guadagnava sul ribasso di Saipem ma a un costo ben più importante rispetto al prestito titoli. Il costo di finanziamento aveva superato il 20% e lo spread tra primo prezzo in denaro e primo prezzo in lettera deciso dal market maker era alquanto (eufemismo) volatile. Anche le opzioni put tout court non sono state semplici da trattare perché non era facile cogliere il momento giusto per operarci sopra.
Secondo quanto riferito dai trader , quando si presentava il market maker sulle varie scadenze di opzioni di Saipem, bastava colpire un livello perché il market maker sparisse da tutti gli altri e dunque bisognava monitorare con assiduità le piattaforme per trovare il momento giusto. Superate le difficoltà operative, con il senno di poi, si può dire che i più caparbi hanno fatto lauti guadagni.