
Quando si parla di fattori di stile azionari ci si riferisce a caratteristiche specifiche delle società considerate, che possono essere raggruppate in cluster. Ad esempio, il fattore Low Volatility mira a individuare i titoli che non si muovono troppo in termini di prezzi di Borsa (o meglio, di rendimenti). Sono azioni che si muovono in media più lentamente, magari che non fanno scintille nei momenti di euforia del mercato ma che, quando il mercato soffre o crolla, tendono a cadere molto meno.
Un altro fattore che può aiutare a generare resilienza in termini di portafoglio azionario è il Dividend (o Yield), forse il più concreto di tutti. In questo caso si punta su società che non solo generano utili, ma che quei guadagni li girano agli azionisti sotto forma di dividendi, il più possibile regolari in base ai filtri adottati. Si tratta, spesso, di aziende mature, solide, dai business consolidati e poco riconducibili all’ambiente tecnologico o growth (alti tassi di crescita). Magari non raddoppiano di quotazione in sei mesi, ma generano un flusso costante sul conto corrente, ideale per chi cerca stabilità e un ritorno più prevedibile nel tempo.
Più volatili i titoli del fattore Value, forse più utile per chi è a caccia di occasioni e può avere più pazienza. In questo caso si cercano aziende che, per un motivo o per l’altro, il mercato sta un po’ snobbando, che magari non sono di moda e hanno avuto un periodo negativo in Borsa, ma con fondamentali interessanti: prezzi bassi rispetto a parametri come utili, fatturato o patrimonio.
SELEZIONE AZIONARIA SU 3 FATTORI

Messi insieme, questi fattori non fanno certo magie, ma aiutano a dare una struttura più solida al portafoglio, senza inseguire sempre l’ultima moda del mercato o il tema che sulla carta dovrebbe far faville. La selezione proposta in pagina mira a identificare un paniere di titoli azionari su scala globale, con focus primario sull’Europa e una componente secondaria di Stati Uniti, che mediamente soddisfano tutti i criteri sopra indicati. Non è tanto importante il singolo nome, piuttosto l’aggregato, che può essere replicato anche in modo parziale mantenendo una minima diversificazione settoriale. Quest’ultimo elemento è un ulteriore elemento in grado di apportare stabilità al portafoglio, in aggiunta ai fattori.
In termini settoriali, i comparti più presenti sono le utility, le assicurazioni, il risparmio gestito, con alcuni nomi su altri tipi di business. Considerando tutte le 20 azioni segnalate, il P/e medio è fotografato attorno a 16, con un dividend yield del 4,4% circa e un beta (indicatore di rischio ovvero di sensibilità rispetto alle escursioni del mercato) prossimo a 0,5; quest’ultimo elemento in particolare permette di dormire sonni tranquilli in caso di forti turbolenze di mercato, mentre la performance di medio termine è più imputabile ai primi due elementi.
Molti titoli dell’area euro risultano notevolmente a sconto, mentre quelli svizzeri sono mediamente i più cari, mentre il Regno Unito brilla in termini di dividendo. Tra i titoli in sterline, molto interessanti Legal&General e M&G; il primo evidenzia un rendimento da dividendo superiore all’8%, affiancato da multipli tuttora a sconto, e il test delle resistenze di medio termine potrebbe anticipare un ulteriore rafforzamento per i primi mesi del 2026. Anche M&G paga molto bene mantenendosi sopra il 7%, con P/e attorno a 11, mantenendo un momentum di medio termine molto tonico. Per scelte ancora più difensive in sterline si può guardare a Reckitt Benckiser e National Grid, più sacrificate però come yield. In ambito elvetico, molto ben impostate graficamente Zurich, Novartis e Flughafen Zurich, anche se bisogna mettere in conto il premio pagato rispetto all’area euro, che si traduce in multipli molto meno interessanti.
LA RIMONTA DI ENGIE

In ambito statunitense focus sui titoli finanziari, con Travelers, Cincinnati Financial e Arch Capital; i primi due stanno testando massimi di lungo corso, confermando una notevole robustezza nonostante valori di beta molto bassi. Passando all’ambiente in euro, la francese Engie e la nostra Snam restano le scelte più stabili in ambito di utility, soddisfacendo praticamente tutti i fattori sopra indicati: sensibilità al mercato contenuta, dividendo molto elevato, multipli tuttora a sconto. Interessante anche il posizionamento di NN Group e Deutsche Post, mentre Terna e Iberdrola sono leggermente meno interessanti in termini di multipli ma presentano parametri di rischio vantaggiosi. (riproduzione riservata)