È passata quasi inosservata sul mercato valutario la nomina di Liz Truss a leader del partito conservatore inglese (e quindi futuro premier Uk), con gli operatori troppo impegnati a vendere sterline portando il cable (ca,bio col dollaro) sui minimi di lungo periodo a 1,1444 dollari. Una discesa vertiginosa cominciata nel giugno 2021 e che potrebbe non essere ancora finita. L'ultima volta che si era toccato un livello così basso è stato nel 3 marzo 2020, mentre la penultima ha coinciso con la seconda ondata di vendite post referendum Brexit nell'ottobre 2016. Tolte le due date, per rivedere l'area di 1.14 dollari occorre risalire al 1985. Con il calo di ieri si è così formato un triplo minimo di lunghissimo periodo che, se infranto a ribasso, aprirebbe una fase decisamente negativa per la divisa inglese. Ieri il cambio sterlina/dollaro, dopo aver toccato i minimi ricordati, è però riuscito a risalire andando a chiudere poco sopra 1,15 dollari, lasciando comunque aperta la possibilità che nei prossimi giorni si vada a rompere a ribasso il supporto. Per tutti chi vuole tentare l'operazione ribassista c'è il vantaggio di poter definire uno stop loss abbastanza stretto (almeno con un'operatività di breve/medio termine). Nella fattispecie, il livello sopra cui andrebbe chiuso lo short è l'area di 1,17 dollari, dove risiede l'ex supporto, ora diventato resistenza, venuto meno alla fine di agosto. Gli obiettivi ribassisti tuttavia sono molto interessanti come ad esempio l'area a ridosso di quota 1.12 dollari prima, per poi scendere verso 1,10 dollari.
I fondamentali d'altronde non lasciano molte speranze per un rafforzamento della divisa inglese con l'economia gravemente colpita dalla crisi e a un passo dalla recessione. Secondo i dati macro, l'attività del settore privato è fortemente diminuita il mese scorso con S&P Global che ha fotografato un calo «grave ed accelerato» della produzione manifatturiera ad agosto insieme a un'attività più debole nel settore dominante in Gran Bretagna, quello dei servizi. Anche se coerente con la contrazione trimestrale del Pil dello 0,1%, il calo del settore manifatturiero sta accelerando in misura preoccupante. La gravità del declino manifatturiero è tale che, a parte i mesi di blocco della pandemia, il calo della produzione di agosto è stato il più forte visto dall'apice della crisi finanziaria globale del marzo 2009. L'indagine mensile sullo stato di salute delle imprese in Uk ha così certificato una marcata riduzione della fiducia di aziende e manager a causa delle crescenti preoccupazioni per l'inflazione. Le pressioni sui costi sono rimaste molto elevate a causa dall'aumento dei prezzi dell'energia e del carburante. Il Pmi composite S&P Global/Cips è così sceso per la prima volta in 18 mesi sotto la soglia di 50 punti base (zona recessione) attestandosi a 49,6 ad agosto dal 52,1 di luglio. La domanda di servizi rivolti a consumatori è nel frattempo crollata sotto il peso della crisi del costo della vita mentre le società dei servizi finanziari, una delle industrie più floride in Inghilterra, segnalano un'operatività debole a causa dei recenti aumenti dei tassi di interesse, che si aggiungono a un malessere sempre più diffuso nell'economia. A questo proposito va considerato che Bank of England è in una situazione molto delicata e il prossimo 15 settembre dovrà decidere quanto essere falco. A oggi il tasso di riferimento Uk è all'1,75% e si parla di un rialzo tra 50 e 75 punti base. Ma se la Boe aumenterà i tassi da 0,75% in su, la sterlina recupererà ma probabilmente la recessione sarebbe certa. Viceversa con un rialzo dello 0,50% si darebbe un po' di respiro all'economia ma non si andrebbe a contrastare l'inflazione. Insomma una situazione non semplice, e nel frattempo c'è spazio per lo short sulla sterlina. (riproduzione riservata)